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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN CRISPINO DA VITERBO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 28 marzo 1993

 

Ai bambini della parrocchia 

Sono i bambini a dare il “benvenuto” al Santo Padre al suo arrivo nella parrocchia di San Crispino. Al loro saluto il Papa risponde con il seguente discorso.

Ho detto poco, ma ho detto molto. Anch’io vi dico poco: Sia lodato Gesù Cristo! Sia lodato quel Gesù Cristo che tanto amava i bambini, lo leggiamo nei Vangeli. Qualche volta gli apostoli, noi siamo i successori degli apostoli, erano peggiori perché non volevano lasciar avvicinare i bambini a Gesù. Sì, lo facevano perché pensavano che era stanco. Ma per la stanchezza che sentiva il sollievo più grande erano i bambini. Gesù voleva avvicinare, abbracciare, accarezzare questi bambini perché in un bambino c’è il modello della nostra vocazione, della vocazione di tutti, anche dei più anziani, anche di quelli che hanno cento anni. Gesù ha detto una volta: dovete diventare come i bambini. I bambini hanno in sé questa semplicità, sono aperti a tutto quello che è bello, buono e vero. Sono anche qualche volta inclini alle tentazioni, anche questo è vero. Ma ancora sono semplici, sono aperti e sono attratti da tutto quello che è buono e soprattutto sono attratti da Dio, da Gesù con la sua bontà con il suo amore. mano Gesù a modo loro, lo amano quando abbraccia i bambini, quando gioisce con loro, ma lo amano anche quando lo vedono crocifisso, umiliato, flagellato, incoronato di spine mentre porta la croce. Lo amano ancora di più in questi momenti, perché sanno bene che la sua sofferenza – lui soffre immensamente, soffre per i peccati dell’uomo – è la sofferenza dell’innocente. Lui è innocente, lui è santo, è tanto umiliato, crocifisso e condannato a morte, all’agonia della croce. I bambini lo amano ancora di più perché hanno questa semplicità di cuore e sono sicuri. Sono convintissimi che Gesù ama noi tutti e ama in modo speciale i bambini.

Questo volevo dirvi brevemente perché voi siete stati brevi, la vostra amica è stata breve, e allora devo essere breve anch’io e non dire troppe parole, ma ciò che è essenziale e più incisivo. Lo dico oggi nella quinta domenica di Quaresima, quando ci avviciniamo già alla Settimana santa della Passione di Gesù e poi della festa pasquale. Auguro a tutti i presenti, ai vostri genitori, ai vostri catechisti ed educatori, ai sacerdoti, alle suore, una benedizione e una buona Pasqua. Sia lodato Gesù Cristo!  

Al Consiglio Pastorale della parrocchia di San Crispino 

Dopo la celebrazione eucaristica, il Santo Padre incontra i componenti del Consiglio Pastorale che gli donano un Messale, un calice ed uno splendido quadro. Queste le parole rivolte loro dal Papa.  

La vostra parrocchia si trova nella tappa dell’animazione, ci sono questi elementi umani, questi immigrati e poi anche questi immigrati da Roma. Ci sono diverse componenti, allora ci vuole una animazione che faccia “co-essere” questa comunità ancora un po’ non unita, la faccia “co-essere”, la unisca per portarla nello spirito di Cristo che è venuto per tutti, ha redento tutti, è risorto per tutti. Tutte le ricchezze divine che ci ha portato le ha portate per tutti. Lo Spirito Santo lo ha inviato a tutti. Così io vedo anche la missione del vostro Consiglio pastorale: partecipare a questa animazione consigliando, riflettendo, analizzando. Avete la chiesa costruzione in pietra: le pietre morte ci sono, servono le pietre vive. Questo è il vostro impegno, naturalmente è la preoccupazione grande del vostro parroco e dei suoi sacerdoti collaboratori, ma è anche un impegno dei laici perché noi tutti siamo la Chiesa, noi tutti siamo, insieme, questa costruzione in cui una sola è la pietra angolare: Gesù.

Vi auguro di essere buoni consiglieri con il Consiglio pastorale nella vostra parrocchia che porta il bel nome di San Crispino da Viterbo. E poi auguro buona Pasqua alle vostra famiglie, alle vostre diverse comunità: Vincenziane, Santa Chiara, sant’Egidio – “non abbiamo molte ricchezze” – Neocatecumenali. Sia lodato Gesù Cristo!  

Incontro con le comunità neocatecumenali della parrocchia di San Crispino 

Giovanni Paolo II incontra quindi le due Comunità Neocatecumenali, frutto di 8 anni di evangelizzazione nella parrocchia di San Crispino, che rivolgono al Papa un indirizzo d’omaggio. “Evangelizzare all’est e all’ovest, ovunque” risponde il Santo Padre che pronuncia poi il seguente discorso.  

Ha detto il vostro rappresentante che don Vincenzo non vi ha mai abbandonato. Ringraziamo il Signore perché don Vincenzo è così buono, ma anche voi non avete abbandonato don Vincenzo e questo è importante. È importante questa comunione con il vostro parroco, con il sacerdote, e attraverso il sacerdote con Cristo. Ho parlato adesso al Consiglio pastorale dell’animazione perché è vero che questa parrocchia, come comunità umana e cristiana, ha bisogno di una grande animazione. Animazione è il processo che fa “co-essere” i diversi elementi dell’organismo in una unità vivente. E voi, in modi diversi, fate questa animazione. Quando si entra nella chiesa, quando si celebra la Messa, si può dire: ecco, fanno animazione con il canto. Certamente ho fatto tante esperienze delle celebrazioni nelle diverse parrocchie e nelle diverse chiese del mondo: il canto è un’animazione, dà anima alla comunità pregante, credente. Dà anima, e non era senza fondamento, anzi aveva molto fondamento, quello che ha detto Sant’Agostino: “qui cantat bis orat”. Bis orat perché anche fa “orare” gli altri. Ma questa animazione propria dei neocatecumenali è radicata più profondamente. Non sono solamente dei cantori, anche se sono buoni cantori. Questa animazione viene dalla radice stessa della nostra esistenza in Cristo e questa radice è il Battesimo. Hanno scelto questo nome “Neocatecumenali” pensando al catecumenato che ha formato le prime generazioni della Chiesa, qui a Roma e dappertutto. Questo catecumenato faceva scoprire ai non cristiani, ai candidati al Battesimo, il mistero di Cristo, le ricchezze insondabili che sono in Cristo e che sono per noi, a cui noi partecipiamo. E questa partecipazione è piena, il nucleo comincia già con il Battesimo. Si deve ritornare al Battesimo, ogni cristiano deve ritornare al suo Battesimo per conoscere chi è, sì, ma per conoscere chi è in Cristo. Chi è grazie a Cristo. E così cambiare la sua vita: vita nuova. Noi sappiamo che questa vita nuova è tanto profondamente iscritta nel Messaggio cristiano, nelle Lettere degli apostoli e soprattutto nel Vangelo. Una cosa è questa vita nuova come è letta come parola, un’altra cosa è questa vita nuova come è vissuta. È un vivere tremendo, un’esperienza tremenda. Questa è la vostra animazione più fondamentale, l’animazione fatta attraverso questa riscoperta delle ricchezze che sono in Cristo e che sono in noi grazie a Cristo e che lo Spirito Santo dona a tutti attraverso il Battesimo. E poi c’è ancora una ricchezza, un’animazione molto importante che portate davanti al mondo. Questo mondo così rassegnato che, con tutto il suo progresso, non vede prospettive e molte volte non ha nessuna speranza: non ama la vita: non ama la vita, questa è la malattia profonda della nostra civiltà moderna, occidentale, americana, europea. Non ama la vita, teme la vita, fa di tutto per non dare la vita. Ecco, un’animazione vostra è anche quella dell’amore per la vita. E questa è un’animazione che va dentro di voi, va nelle vostre famiglie e lì si realizza, coraggiosa, piena di speranza e piena di gioia perché la vita nuova, i bambini portano la gioia. E poi è un’animazione di coraggio umano e cristiano.

Questo vi volevo dire perché vi seguo, non sempre da vicino, più volte da lontano, ma vi seguo abbastanza e penso che questo movimento, come anche molti altri movimenti, è un grande dono dello Spirito Santo per la Chiesa e per l’umanità di oggi. Buona Pasqua e la Pasqua è il punto centrale del nostro credo e della nostra vita.  

Ai giovani della parrocchia di San Crispino 

L’ultimo incontro della sua visita pastorale nella parrocchia il Santo Padre lo ha con i gruppi giovanili. Sono presenti anche alcuni ospiti di “Casa Luciana” accompagnate dalle Suore di San Vincenzo de’ Paoli. Queste le parole di Giovanni Paolo II.  

Le parole “noi non abbiamo molte ricchezze, non abbiamo né oro né argento” sono un inno quasi della Comunità di Sant’Egidio, ma potrebbero essere quasi un inno per tutti i giovani. In genere, i giovani non hanno molte ricchezze, almeno quelle cose che si chiamano ricchezze. Ma voi tutti giovani avete una ricchezza enorme: la vostra gioventù. Questa prospettiva che si sviluppa di una persona umana, di un cristiano, tutto quello che prende inizio con il Battesimo. Così vi saluto tutti, saluto tutte le diverse comunità qui rappresentate: già in chiesa le avevo enumerate e ora ripeto l’augurio che già avevo fatto. Ma per la comunità Sant’Egidio vorrei dire che questo canto è emblematico, è il vostro inno. L’ho sentito per la prima volta a Castel Gandolfo quando, per la prima volta, sono venuti a farmi visita una domenica pomeriggio, verso sera, e questo canto è rimasto con me. Doveva rimanere con me perché sono le parole di Pietro: “non ho né oro né argento, ma quello che ho ti do” diceva san Pietro a quel povero uomo malato che gli chiedeva l’elemosina (At 3,).

Dico sempre, e lo ripeto anche oggi, questo sulle ricchezze: noi non abbiamo molte ricchezze. E il modo come lo cantate è quello giusto perché lo cantate con gioia. Non abbiamo molte ricchezze: siamo contenti di non averle. Ma da dove viene questa gioia? Se l’uomo non ha le ricchezze dovrebbe essere triste. Invece voi lo cantate con gioia, anche con una certa ironia. Da queste ricchezze di cui tanto è preoccupato l’uomo moderno, il cosiddetto progresso, voi prendete una distanza, sapendo appunto che c’è un’altra ricchezza che è portata in voi. Come Pietro che, non avendo nessuna ricchezza, non poteva dare niente a questo povero uomo, ma ha saputo che aveva una ricchezza grandissima e questo gli ha dato nel nome di Gesù Nazareno: alzati e cammina.

Anche voi avete questo programma petrino, che è un buon programma a Roma e dappertutto. Dovete scoprire sempre di più questa vostra ricchezza che avete, dovete utilizzare sempre di più questa vostra ricchezza. Tanta gente, tanti ambienti, hanno bisogno di sentire queste parole: quello che ho ti do, nel nome di Cristo alzati e cammina. Tanti hanno bisogno di queste parole, certamente anche in questa parrocchia.

Don Vincenzo via ama molto e si fida di voi giovani, in voi c’è una speranza per il futuro di questa parrocchia che è difficile, umanamente e socialmente. Tante persone qui hanno bisogno di sentire queste parole: alzati e cammina nel nome di Cristo. Non solamente qui, ma mi concentro sulla parrocchia.

Vi auguro buona Pasqua, carissimi giovani, e lo auguro a tutte le comunità e a tutti i gruppi, alle vostre famiglie, alle vostre future famiglie, alle vostre comunità.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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