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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO INTERNAZIONALE
DELLE ASSOCIAZIONI NAZIONALI DEI MAESTRI DI SCI

Lunedì, 3 maggio 1993

 

Gentili Signori!

1. Siate i benvenuti nella casa del Papa. Con grande semplicità e cordialità avete voluto inserire nel programma del vostro Convegno internazionale, che vede riuniti i Presidenti e i legali rappresentanti delle Associazioni nazionali dei maestri di sci, anche questa visita al Successore di Pietro. Ho assecondato volentieri tale vostro desiderio. Incontrarvi mi richiama alla mente la montagna, lo spettacolo delle nevi baciate dal sole e la maestosità dei paesaggi alpini. La montagna è davvero meravigliosa ed avvicina al mistero di Dio. Naturalmente essa non manca di asprezze e nasconde non poche insidie, sicché lo sport, nel quale voi siete maestri, chiede, non meno di altri, l’umiltà dell’apprendimento e la fatica perseverante dell’esercizio. È una legge dell’esistenza: niente di grande e di bello si realizza, nella vita fisica come in quella spirituale, senza passare per la strettoia di un’ascesi che fortifichi e tempri, rendendo adatti per le più esigenti missioni e i più eccelsi ideali. A voi auguro non soltanto di gustare fino in fondo l’incanto della splendida natura che abitualmente accostate, ma anche di coglierne le valenze evocatrici di quel “di più”, a cui essa sempre rimanda, segnata com’è profondamente dall’orma del Creatore.

2. Tornare alla natura, sottraendosi per un po’ al ritmo incalzante e talora ossessivo delle città, permette di ascoltare quel linguaggio antico e sempre nuovo che, attraverso la via della bellezza, solleva l’uomo fino alla soglia del Mistero. Oh, se riuscissimo a fare abbastanza silenzio intorno a noi e dentro di noi per ascoltare questo linguaggio e lasciare che parli al nostro cuore! Ci verrebbe allora spontanea e incontenibile la lode del Salmista: “O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra: sopra i cieli si innalza la tua magnificenza” (Sal 8, 1). E sentiremmo la profonda verità insegnata dal libro della Sapienza, ripresa dall’apostolo Paolo, secondo cui dalla “grandezza e dalla bellezza delle creature per analogia se ne conosce l’autore” (Sap 13, 5; cf. Rm 1, 19-20). Auspico di cuore, gentili Signori, che il vostro appassionante lavoro, a contatto con tante persone, specialmente giovani, non si riduca a una pura trasmissione di competenza tecnica, ma si elevi all’altezza di una testimonianza, offrendovi l’opportunità di trasfondere negli animi la capacità di cogliere e decifrare l’interiore linguaggio della natura. Chi incontra, sul candore delle nevi, la vostra maestria di professionisti dello sci, non soltanto vi impari la capacità e l’ebbrezza dell’intrepido sfrecciare, ma ancor più vi attinga il bisogno di una vita ispirata alla trasparenza e all’equilibrio interiore. Siate maestri di sci, ma anche maestri di vita. Ve ne saranno grate specialmente le giovani generazioni che, nell’odierna crisi di valori, hanno più che mai bisogno di imbattersi non soltanto in abili tecnici, ma in convincenti testimoni di un’esistenza ricca di senso ed illuminata dalla verità e dall’amore.

A tutti imparto volentieri l’apostolica benedizione.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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