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VISITA PASTORALE IN SICILIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II 
CON LA CITTADINANZA IN PIAZZA VITTORIO EMANUELE

Agrigento - Sabato, 8 maggio 1993

 

Carissimi fratelli e sorelle,

1. È con profonda gioia che questa sera, dopo aver visitato Trapani, Erice e Mazara del Vallo, giungo ad Agrigento, la Città dei Templi, che Pindaro definiva, come ha ricordato poc’anzi il Signor Commissario del Comune, “la più bella città dei mortali”. Ho accolto volentieri l’invito a venire in questa vostra Città, per celebrare con voi alcune significative ricorrenze, quali il nono centenario della ricostituzione della Diocesi agrigentina e della sua rievangelizzazione e il Decennio gerlandiano, col quale intendete prepararvi alle nuove prospettive di impegno apostolico in vista del terzo Millennio cristiano. Vi saluto tutti e vi sono grato per la vostra calda accoglienza. Saluto di cuore il Signor Commissario del Comune e lo ringrazio per le sue cortesi espressioni di benvenuto e per avermi illustrato la situazione della Città, sconvolta negli ultimi tempi da episodi di brutale violenza, ma animata da ferma volontà di rinnovamento e di solidale concordia. Saluto il Rappresentante del Governo italiano, come pure le Autorità della Provincia e della Regione, i Sindaci dei Comuni vicini e tutte le Autorità civili e militari presenti. Saluto con stima ed affetto il Pastore della diocesi, il carissimo Monsignor Carmelo Ferraro, i Sacerdoti, i Religiosi, le Religiose e tutte le forze vive della Comunità ecclesiale, seriamente impegnate nel cammino della nuova evangelizzazione.

2. Saluto Te, Agrigento, Città di antichissima civiltà, madre di menti eccelse e di cuori generosi! Come non ricordare che tu hai dato i natali a personalità illustri, dall’antico Empedocle al moderno Pirandello? Come non far memoria qui della lunga tradizione artistica e culturale che caratterizza la tua storia millenaria? Saluto inoltre Te, Chiesa agrigentina, intrepida nella fede, edificata dai santi Vescovi Libertino, Gregorio e Gerlando, onorata attraverso i secoli da una lunga catena di santi, che io stesso ho avuto la gioia di arricchire con la canonizzazione di Giacinto Giordano Ansalone e Giuseppe Maria Tomasi. Cittadini di Agrigento, nel nome del Risorto, sotto lo sguardo dei vostri celesti Patroni, offro a voi il mio abbraccio di pace.

3. Vengo fra voi, pellegrino del Vangelo per annunciare Gesù, il Salvatore del mondo, il Redentore dell’uomo. Sono qui per proclamare l’amore del Padre, e per rendere insieme a voi grazie a Dio dei frutti di bene che lo Spirito Santo a piene mani dispensa nei vostri cuori. In questa nobile terra, avamposto d’Italia verso il Continente africano e l’Oriente, accanto ai monumenti della passata grandezza, palpita un patrimonio vivente di valori umani e religiosi che sono la vostra maggiore e inestimabile ricchezza: l’accoglienza e l’ospitalità, il senso dell’amicizia e della famiglia, dell’onore e della fedeltà, l’originalità e lo spirito di adattamento, il rispetto dello straniero e l’amore alla terra e, più di tutto, un profondo sentimento religioso espresso particolarmente nella pietà popolare. Anch’io, venendo qui ad ammirare la splendida Valle dei Templi e le stupende architetture medioevali, sono rimasto impressionato dalla geniale generosità della gente della provincia agrigentina. Questa sera, eccomi fra voi per incoraggiarvi a proseguire senza sosta sulla linea di fede e di cultura che caratterizza questo vostro patrimonio ideale. Siano sempre Iddio e la sua Legge i punti di riferimento del vostro pensiero e del vostro agire, sia il Vangelo l’anima e il fermento della vostra crescita civile e spirituale.

4. Purtroppo una serie di avvenimenti storici negativi, legati soprattutto al succedersi delle dominazioni e, da ultimo, la frana e il terremoto hanno segnato dolorosamente la vostra esistenza. La vostra umanità è stata profondamente umiliata, di recente, dalle gesta ignobili di sparute minoranze criminali e da affrettate generalizzazioni dell’opinione pubblica. Agrigento conosce oggi la piaga della disoccupazione, che turba la tranquillità delle famiglie e le prospettive dei giovani. Sono queste, carissimi, enormi sfide che interpellano la vostra capacità di iniziativa e vi chiamano a convergere in una convinta azione di solidale rinnovamento. Nessuno si senta sollevato da questa responsabilità. Mi rivolgo a voi, esponenti della politica, a voi, uomini del mondo del lavoro, della scuola, dei mezzi di comunicazione sociale. Le difficoltà del momento attuale rinsaldino in ciascuno la determinata volontà di offrire il proprio contributo, perché sia perseguito pienamente il bene comune, con una attenzione singolare alle fasce più deboli della società: agli anziani, ai disabili, agli emarginati, agli immigrati. Fratelli e Sorelle di questa Città, abbiate il coraggio della pace: costruite con tenacia una comunità a dimensione d’uomo, respingendo ogni richiamo alla violenza e all’egoismo. Il tempio della Concordia, unico vestigio greco rimasto indenne dall’usura dei secoli, sia per voi quasi un simbolo. Ascoltatene il richiamo all’impegno solidale, così da avanzare insieme verso un futuro più giusto e più sereno.

5. Il Signore Gesù, che ha insegnato a sentire la vita come missione e servizio, invita voi, credenti, ad essere vigilanti e a trafficare i talenti ricevuti. A voi, come ai primi discepoli, egli continua a chiedere di essere luce del mondo e sale della terra. In suo nome, anch’io vi addito le vie della speranza e dell’ardimento, della partecipazione responsabile e del fraterno impegno in ogni ambito del vivere civile. Vorrei chiedervi soprattutto di rinverdire la vostra fede, facendovi araldi della nuova evangelizzazione e costruttori di un mondo operoso e concorde.

La Vergine Santa, che con tanto amore venerate nei vostri santuari, vi illumini le coscienze, vi preservi dalla violenza e vi guidi sui sentieri dell’autentico progresso, della salda giustizia e della vera pace.

Di cuore tutti vi benedico.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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