The Holy See
back up
Search
riga

VISITA PASTORALE IN SICILIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II 
CON LA CITTADINANZA IN PIAZZA VITTORIO EMANUELE

Trapani - Sabato, 8 maggio 1993

 

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Un saluto cordiale a tutti ed a ciascuno in particolare. Sono lieto di essere tra voi, in questa vostra terra, ricca di tante bellezze artistiche e naturali, ma segnata anche da rilevanti problemi e difficoltà. Intensa è la partecipazione e grande l’affetto con cui vi abbraccio, cittadini di Trapani e di quest’estremo lembo del suolo italiano. La mia presenza tra voi vuole essere il segno della solidarietà della Chiesa universale col cammino di fede che state percorrendo sotto la guida illuminata del vostro Pastore, il carissimo Mons. Domenico Amoroso, che saluto con affetto e ringrazio per le parole rivoltemi. Un fraterno saluto rivolgo al Cardinale Salvatore Pappalardo, Arcivescovo di Palermo, e a tutti gli altri Presuli presenti. Con stima e gratitudine mi dirigo poi al Signor Sindaco e al Presidente della Regione che hanno voluto parlarmi di voi, dei vostri progetti di sviluppo e della ferma volontà che vi anima nel ricercare il bene comune.

2. Questo nostro appuntamento ha luogo nel contesto di una celebrazione liturgica, che ci invita a guardare a Maria come “inizio ed immagine della Chiesa perfetta”. I testi biblici poc’anzi proclamati, le preghiere e i canti che insieme eleveremo verso il cielo, il clima di profonda religiosità che ci anima fanno sì che il nostro stare insieme si trasformi in un “cammino” interiore verso Cristo e in un incontro vivo con il suo messaggio salvifico, esemplarmente risplendente sul volto della Vergine di Nazaret. “Beata colei che ha creduto all’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1, 45), esclama Elisabetta esaltando la fede di Maria. “Colei che ha creduto” diviene il modello di quanti, accogliendo la parola del Signore, si impegnano a diffonderla, così da assicurarne il cammino verso gli uomini di tutte le generazioni. Come credente, Maria anticipa l’immagine della Chiesa evangelizzatrice, ne diviene modello ed esempio. In cammino verso la casa di Elisabetta, Maria prefigura la missione di coloro che, percorrendo le strade del mondo, porteranno il Cristo agli uomini mediante la testimonianza della fede. In questo itinerario spirituale la Vergine precede la comunità cristiana tesa ad annunciare il mistero della salvezza e a tradurlo nei comportamenti quotidiani.

3. “Raggiunse in fretta una città di Giuda” (Lc 1, 39). È necessario camminare in fretta, perché il messaggio del Vangelo non può attendere: il suo annuncio è un’urgenza per la Chiesa, una necessità impellente, un compito che non consente soste, specialmente in quest’epoca di enormi trasformazioni sociali. La Chiesa sa bene che la grazia della fede è un dono da non lasciare inerte. La presenza di Cristo non può rimanere rinchiusa nell’intimo di quanti lo hanno conosciuto. È Gesù stesso che, chiamando i suoi, si dona loro perché divengano, fino ai confini della terra, testimoni della speranza data loro gratuitamente. È necessario che mediante il loro servizio la parola del Maestro corra e sia glorificata. Per questo si diranno “beati i piedi di coloro che annunziano”, beati coloro che spezzano con i fratelli il pane della fede e delle verità rivelate.

4. Carissimi fratelli e sorelle, beati siete voi se come Maria aprite lo spirito all’azione divina e senza indugi ponete la vostra esistenza al servizio del Vangelo. Siate sempre ben consapevoli delle condizioni sociali e culturali che oggi attentano, talora in modo subdolo, all’integrità e purezza della vita cristiana. “Il serpente mi ha ingannato” (Gen 3, 13), lamenta Eva nella pagina biblica. Come all’origine, anche ai nostri tempi il demonio insidia l’umanità, quell’umanità che Dio non si stanca di ricercare, che anzi chiama con insistenza: “Dio chiamò l’uomo e gli disse: Dove sei?”. All’uomo moderno, ad ogni persona, il Signore continua a chiedere: “Dove sei?”. Dove ti ha condotto la subdola insinuazione dell’ingannatore? Quale conseguenza sociale oltre che personale, quale sofferenza e disagio ha creato l’ascolto del tentatore? Troppo spesso l’esperienza ci mostra come l’uomo, irretito dal maligno, si lasci indurre ad incamminarsi sulla strada della ingiustizia, della sopraffazione, dell’egoismo che spegne in sé e negli altri la gioia di esistere. Dal peccato, che allontana da Dio, scaturisce una logica coercitiva severa ed intransigente. Dalla violazione del precetto divino “derivano inclinazioni perverse, che ottenebrano la coscienza e alterano la concreta valutazione del bene e del male” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1865). Quando questa tremenda progressione dell’inganno si estende sino a diventare espressione di vita collettiva, si realizza quel “peccato sociale” che, impossessandosi degli organismi e delle strutture, scatena terribili potenze oppressive ed occulte. Si hanno, allora, quelle forme di criminalità organizzata che mortificano e spezzano le coscienze, togliendo a tutti la serenità ed umiliando la speranza. È a tali sfide violente e mafiose che deve rispondere con umile fortezza il vostro impegno di fede. I credenti sono chiamati a “visitare”, seguendo Maria, la società e tutti i suoi ambiti con la fermezza e l’audacia della profezia evangelica, per ricondurre a Dio l’ordine temporale nel quale ogni essere creato vive, il suo ambiente umano e sociale.

5. Fratelli e sorelle di Trapani! A gran voce e con fede abbiamo cantato: “Esulto di gioia alla tua presenza, Signore” (Rit. al Salmo resp.). “Alla presenza del Signore”! È lui la nostra forza, è lui il sostegno incrollabile della nostra fiducia. “Esulto di gioia”, perché il nostro Dio è il Dio della gioia, colui che libera i credenti dalla schiavitù dell’egoismo e redime da ogni peccato nella sua misericordia senza fine. “Alla presenza del Signore”, perché egli, facendosi uomo nel grembo di Maria, è divenuto fratello dell’uomo e di ciascun uomo. Dalla Madre sua egli è stato consegnato a noi come l’Emmanuele, il Dio con noi, affinché in lui potessimo divenire non solo creature sante di Dio, ma figli del Padre nel Figlio incarnato. “Esulto di gioia”, perché anche alla Chiesa, ed a quanti in essa sono chiamati ad essere discepoli di Cristo, Dio ha assegnato il compito immenso ed esaltante di recare il messaggio salvifico agli uomini di ogni razza e cultura.

6. Maria, Madre del Redentore e dell’umanità, Ancella obbediente alla Parola divina, ottienici dal Cristo tuo Figlio il dono di essere portatori solleciti della gioia e della riconciliazione nell’amore a quanti incontriamo sul nostro cammino. Vergine dell’Annunciazione, ridona speranza alla nostra società. Riempi del tuo gaudio spirituale quanti qui a Trapani, in questa terra ricca di fermenti di rinnovamento, dedicano la loro esistenza ai fratelli. Vergine della Visitazione, immagine viva della Chiesa, sii tu il loro modello di servizio e di evangelizzazione. Trapani quest’oggi ti ripete il suo filiale affidamento.

Sii stella e guida sicura fra le insidie che minacciano la pace e la concordia sociale. Sii Madre per chi a te ricorre e fiducioso t’invoca.

Benedetta sii tu, Maria! Amen!

Al termine dell’incontro con la cittadinanza il Santo Padre rivolge ai presenti il seguente saluto.

Voglio ringraziare per la vostra ospitalità in questa prima tappa del mio pellegrinare in Sicilia, in questa parte della Sicilia. Grazie a tutti, grazie a tutti i cittadini di Trapani e ai concittadini delle altre comunità. Saluto anche i signori Sindaci dei diversi comuni, poi tutta la comunità cristiana, cattolica, la Chiesa di Trapani, le sue componenti, le generazioni, dai più anziani ai più piccoli. Ai giovani dico brevemente, e lo dirò ancora: coraggio, coraggio! Ho già salutato i malati ma non sono potuto arrivare a tutti: saluto tutti cordialmente, anche quelli che non sono potuti venire. Alle famiglie auguro che possano vivere in pace, in tranquillità: che sia con voi sempre Gesù Cristo, che è la nostra Pasqua e la nostra pace, e che porti sempre questa pace dentro i cuori, perché Egli è il Signore dei nostri cuori. Non ha un potere esterno: l’uomo vive non solamente nella esteriorità ma soprattutto nella sua interiorità, interiorità di cuore. Vi auguro di essere sempre vicini col cuore al Cuore di Gesù. Un seminarista chiede che si faccia un appello per le vocazioni: bravo, speriamo!...

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

top