Agrigento - Domenica, 9 maggio 1993
Le parole che abbiamo ascoltato erano molto ricche, molto profonde, molto
mature e ho capito che questa veglia notturna, questa veglia pasquale, vi ha
lasciato maturare molti problemi, molte esperienze e soprattutto la vostra fede.
La maturazione del Vangelo da parte dei giovani è oggi un fenomeno che ci porta
a una grande speranza, perché il Vangelo deve essere ripensato, deve essere
approfondito di nuovo, vissuto con nuove energie spirituali. Questo Vangelo deve
diventare di nuovo la Via, la Verità e la Vita: Cristo lo dice di sé, ma il
Vangelo è Lui. È questa una piccola introduzione al discorso che vorrei fare. Se
mi vengono altri pensieri e altre riflessioni ve li dirò.
Carissimi giovani di Agrigento e di tutta la Sicilia!
1. Pace a voi! (Gv 20, 19). Così il Cristo risorto salutò, la sera del
primo giorno dopo il sabato, Pietro e gli altri discepoli, riuniti nel Cenacolo
per timore dei Giudei. Con le sue stesse parole vi saluto anch’io, lieto di
potervi incontrare e di aprire la giornata proprio con questa calorosa
manifestazione giovanile. Saluto il vostro Vescovo, il carissimo Mons. Carmelo
Ferraro, che vi ha presentati come i suoi “gioielli”; Mons. Francesco Micciché,
Vescovo delegato regionale per la pastorale giovanile e gli altri Presuli
presenti; saluto i Sacerdoti animatori delle vostre associazioni e movimenti
ecclesiali e li ringrazio per la cura che riservano all’annuncio del Vangelo a
voi e con voi. Grazie inoltre al vostro rappresentante che a nome dell’intera
gioventù siciliana ha messo in luce le sfide, le difficoltà e le speranze che
voi incontrate sul vostro cammino. So che da ieri sera avete vegliato pregando a
lungo ed intensamente per prepararvi all’odierno nostro appuntamento. Di questo
vi ringrazio. Avete voluto mettervi nell’atteggiamento giusto, per ascoltare
quanto lo Spirito dice a voi giovani oggi, qui, in questa vostra terra. E lo
Spirito vi ha richiamato – come sempre fa – ciò che disse Gesù. Lo
Spirito di verità non parla da sé: fa risuonare in ogni tempo il messaggio di
Cristo, raccolto dalla Chiesa in quel singolare Libro pulsante di vita che è il
Nuovo Testamento (cf. Gv 16, 13-15). Così questa notte Gesù stesso
è venuto a bussare alle vostre coscienze, al grande cuore della gioventù di
Agrigento e dell’intera Sicilia qui convenuta. Egli vi ha parlato, mediante il
suo Spirito, mediante la Scrittura, mediante la Chiesa e vi ha ripetuto,
indirizzandosi a ciascuno personalmente: “Te lo dico io: Alzati, vieni e
seguimi”. Abbiamo, poi, ascoltato poco fa, altre sue parole nelle quali,
senza mezzi termini, egli mette in chiaro le condizioni necessarie per seguirlo
– “prendere la propria croce e andare dietro a lui” – promettendo in cambio una
vita “salvata” dalla schiavitù del peccato ed aperta alla libertà, alla felicità
eterna e alla gioia. È questo un annuncio che risponde pienamente alle attese
dell’uomo: risposta esaustiva anche alla profonda invocazione di vita che sale
questa mattina da questo stadio, in cui pulsano le speranze dell’intera gioventù
siciliana. Stadio dei giovani, stadio del Vangelo, possiamo dire; questo stadio
sportivo questa notte, oggi, stamattina, domenica pasquale, è diventato stadio
del Vangelo, stadio della Risurrezione, stadio della vita. Vita che vuole sempre
vincere la morte e vince la morte.
2. Viviamo tempi di rapidi e profondi mutamenti. Ci si chiede spesso,
guardando con apprensione gli eventi. “Dove andare?” e “Con chi andare?”.
Serpeggia in diversi vostri coetanei – e voi l’avete opportunamente sottolineato
poc’anzi – la paura dell’ignoto e dell’avvenire. Si è tentati di cedere, di
adagiarsi nel dubbio e nello scoraggiamento, quasi stanchi di vivere e di
continuare a lottare per la verità e per il bene. “Alzati!”. Ecco il primo fermo
invito del Signore. Gioventù della Sicilia “Alzati!”: ripete Gesù
suscitando in chi l’ascolta una meravigliosa forza spirituale. Giovani che mi
ascoltate, sì, egli vi invita a mettervi in piedi; vuole che ad Agrigento,
nell’Isola e in tutto il mondo i giovani prendano in mano il loro e il nostro
avvenire. Perché? Che significa “alzarsi”? Significa, prima di tutto, uscire
dal guscio di una condizione che tiene bloccati, per acquisire la piena misura
dell’essere uomini e donne, secondo il progetto divino. Significa reagire
alla tentazione di chiudersi nella logica del proprio tornaconto personale, che
conduce sempre più lontano dalla vera identità, sino a rendere la persona
irriconoscibile, dimentica completamente del “nome”. Di quale nome? Il nome che
portiamo tutti, che porta ciascuno di noi: figlio di Dio. Questo nome è
profondamente scolpito nei nostri cuori; è scolpito da Gesù attraverso tutto il
suo Vangelo, il suo essere con noi attraverso le sue opere e le sue parole e
soprattutto attraverso la sua Croce e la sua Risurrezione. Quel nome: figlio di
Dio, figli e figlie di Dio. Alzarsi vuol dire mettersi in cammino, un
cammino di ricerca e di liberazione, di lotta al proprio egoismo e di apertura
ai fratelli. Tutti possono compiere quest’itinerario di conversione e di
rinnovamento. Esso si attua innanzitutto nel fondo della coscienza di ognuno.
Come racconta san Luca, nella stupenda parabola del Padre misericordioso, il
figlio prodigo “rientrò in se stesso e disse: ...Mi alzerò...” (Lc 15,
17-18). Ogni credente è chiamato a percorrere questo stesso sentiero: alzarsi in
se stesso, interiormente, alzarsi dal peccato, alzarsi dall’egoismo, alzarsi
dagli errori e dirigersi senza indugio verso Dio e verso il prossimo. Carissimi
giovani, la Sicilia, l’Italia, il mondo intero hanno bisogno di una rinnovata
giovinezza dello spirito; hanno bisogno di un’umanità giovane nel cuore e
nelle intenzioni. Ecco, voi giovani siete una realtà emblematica, perché questo
alzarsi palpita nei vostri cuori. Voi dovete essere questa nuova umanità, ricca
di promesse e di speranze.
3. Vi chiederete: Come può avvenire questo? Colui che dice “Alzatevi!”
non vi dà solo un comando. Egli stesso – possiamo dire – vi prende per mano, vi
sta vicino, cammina insieme con voi, fa tutta la strada con voi, dà se stesso
per i fratelli, fino alla fine. Non si limita a dare un comando. No, no. Prende
per mano. Che cosa è il Vangelo, che cosa è la Croce: è questo prendere per mano
ciascuno di noi. E poi, Risurrezione: la forza dello Spirito Santo. Prendere per
mano efficacemente, non soltanto comandare. Dare la possibilità, donare se
stesso. Donando se stesso dare la forza all’uomo peccatore, all’uomo debole,
all’uomo che sempre ha bisogno di una conversione. Dopo questa lunga veglia di
preghiera, di meditazione, voi – sono sicuro – lo vedete meglio, più pienamente,
che Colui che vi dice “Alzati”, Quello è il Risorto. Colui che vi ama è il
Risorto, il Signore che era morto ma ora vive per sempre ed ha il potere sopra
la morte e sopra gli inferi – come leggiamo nell’Apocalisse (cf. Ap 1, 18) –. È
Lui che vi dice “Alzati”, “Alzatevi”. Egli vi domanda di rinunciare agli idoli
di questo mondo e scegliere Lui, Lui, l’Amore che infonde il senso totale alla
nostra esistenza e vi invita a vivere la giovinezza come una primavera di gioia,
come questa primavera siciliana di oggi. A vivere questa primavera
nell’esaltante esperienza del dono: dono suo, dono di Cristo, dono offerto a
ciascuno di noi, e poi dono di noi stessi a Lui, dono di noi stessi agli altri
e, attraverso gli altri, anche a Lui. Ecco la prospettiva dell’edificazione di
un’altra civiltà, di una nuova civiltà: la civiltà dell’amore. Siamo qui per
dare una realtà, iniziale ma oggettiva a questo grande progetto della civiltà
dell’amore. Questa è la civiltà di Gesù, questa è la civiltà della Chiesa,
questa è la civiltà cristiana vera, questa è la vostra civiltà. Voi aspirate a
questa civiltà, non ad un’altra: la civiltà dell’amore. Nel Messaggio per
la prossima Giornata Mondiale della Gioventù, in programma a Denver il 14-15
agosto, e alla quale so che anche voi vi state preparando, ho scritto: “Nel
mistero della sua croce e della sua risurrezione, Cristo ha distrutto la morte e
il peccato, ha abolito la distanza infinita esistente tra ogni uomo e la vita
nuova in lui... Cristo realizza tutto ciò elargendo il suo Spirito, datore di
vita, nei sacramenti; in particolare nel Battesimo... nel
sacramento della Penitenza... nell’Eucaristia... La vita nuova, dono del
Signore risuscitato, si irradia poi ad ogni ambito dell’esperienza umana: in
famiglia, a scuola, nel lavoro, nelle attività d’ogni giorno e nel tempo libero”
(Messaggio, nn. 4-5). Il Signore è leale con voi; vi dice chiaramente: “Chi non
è con me, è contro di me” (Mt 12, 30); vi chiama, cioè, a una scelta
netta, senza compromessi: o lui, o altri “maestri”, altri “pastori”, che si
presentano all’apparenza convincenti, ma risultano poi insidiosi e falsi.
Sono coloro che vi attirano sui sentieri della criminalità, della droga, dei
lavori illeciti e degradanti, dei divertimenti vuoti e superficiali.
Rappresentando prima le situazioni di morte e di peccato nelle quali si imbatte
un giovane oggi, voi avete sottolineato molto bene queste tentazioni e questi
rischi. Non ho bisogno di parlare di più, voi lo sapete meglio di me: siete di
questa terra, portate in voi la sua esperienza dolorosa. Vi dico solamente:
Reagite con fermezza ad ogni fallace seminatore di egoismo e di violenza. E se
qualcuno per caso si trovasse irretito nei sentieri del male e si sentisse
perduto, rientrato in se stesso trovi il coraggio di tornare indietro verso
la casa del Padre, come il figlio prodigo del Vangelo: “Mi alzerò, mi
alzerò”. E il Padre sempre lo attende lo attende e altro non desidera che
abbracciarlo col suo perdono. Ecco la meditazione sulla parola “Alzati”,
“Alzatevi”.
4. Poi Gesù dice “Vieni e seguimi!”. Cari giovani amici, il Maestro e Signore
chiama tutti. Rispondergli è decidere del proprio destino, è dare senso alla
propria esistenza. Ogni risposta comporta una decisione personale in
piena e libera autonomia: questa è la libertà; implica tuttavia anche una
forte dimensione comunitaria e sociale. Siatene ben consapevoli. Chi vi vede
prendere sul serio il vostro Battesimo, riscoprire il valore e il senso del
sacramento della Confessione, accostarvi frequentemente all’Eucaristia e vivere
seguendo i dettami evangelici, non può non sentirsi “contagiato”! Se uno si
alza, se uno si converte, solleva con sé il mondo, lo fa alzare. E quale
spinta veramente rinnovatrice potrà ricevere da tutto ciò l’intera società!
La società deve essere guarita, rinnovata attraverso ciascuno di noi; ciascuno
ha la sua parte in questa conversione comunitaria che costituisce la vera
realizzazione della civiltà dell’amore. Parlo a una nuova generazione, parlo a
giovani. So che sono da voi lontano due generazioni, ma mi sento nella vostra
generazione, della vostra generazione. Non so come questo sia possibile, ma è
così. Voi lo rendete possibile! Voi invitate sempre il Papa: “Vieni, parlaci!”,
ma io soprattutto vengo per ascoltarvi e per amarvi. Parlo a questa generazione,
una generazione capace di lasciarsi rinnovare da Cristo, libera dalla
paura di “tagliare via” quanto contrasta con il suo Vangelo, questa generazione
cambia davvero la società, strappando dalla radice i mali e le ingiustizie
che la corrompono. Una generazione che si alza in piedi e si assume le proprie
responsabilità, cominciando dal chiedere perdono a Dio e ai fratelli, questa,
sì, trasmette novità, una novità che non dura una stagione, ma porta frutto
nei figli e nei figli dei figli. Il Vangelo da duemila anni è sempre una
novità, è sempre da scoprire, sempre proiettato verso l’avvenire. Non pensate
che a voi, finché siete giovani, tocchi soltanto di giudicare e non anche di
convertirvi. No, carissimi, “l’inizio della sapienza è il timore del Signore” (Sal
111, 10; Pr 1, 7) e l’inizio del rinnovamento, sia personale sia sociale,
sta nel pentimento e nel cambiamento di mentalità. Giovani in Cristo non si
nasce, ma si diventa. Cristiano si diventa in tutta la vita. Ve lo dico per
la mia personale esperienza. Non è questione di età, ma di cuore; è questione di
fede, di speranza e di carità; è questione di “rinascere dall’alto” (Gv
3, 7), dalla sua iniziativa, dal suo amore, dall’amore di Dio, che brucia come
il fuoco il nostro uomo vecchio. Sì, anche in voi, giovani, c’è un po’ di questo
uomo vecchio. L’amore di Dio brucia questo uomo vecchio. Bisogna cominciare
questo lavoro, questa collaborazione con Gesù, “quam primum”. L’amore di
Dio infonde in noi la sua eterna giovinezza ci ringiovanisce sempre. Così mi
spiego come anche io posso essere un po’ giovane. Gesù, soprattutto, ma una
parte di merito nel ringiovanire il Papa lo avete anche voi, voi giovani.
5. Carissimi giovani di Sicilia, se accettate di alzarvi in piedi e di andare
verso di lui, il Cristo vi propone di portare come lui la croce. A tale
condizione, egli farà di voi il lievito e il sale di questa terra. Ecco perché
vi propone la vetta più alta, più impegnativa e più bella: la santità, il
dono di voi stessi a Dio e ai fratelli. Come Egli ha dato tutto, così chiede
ai suoi amici di donarsi integralmente. “Rimanete in me e io in voi”. Egli
propone con dolcezza questa sua chiamata, e se la risposta è “sì”, apre dinanzi
a voi il cammino della santità che è missione e solidarietà.
Abbiamo sentito due testimonianze dei vostri coetanei, tutte e due trattavano di
questo. Testimonianze stupende. Giovani siciliani, rimanete in Cristo!
Non cedete ai richiami del relativismo etico; non lasciatevi abbindolare da
falsi profeti. Seguite Gesù imitandolo. Ci sono vaste regioni, anche in
Italia, in Europa e negli altri Continenti, che sono spiritualmente deserte,
aride, prive di acqua (cf. Sal 63, 2). In queste terre la Chiesa è
chiamata a scavare canali di acqua viva, a tracciare sentieri di comunione e
di riconciliazione, strade nuove, aperte dallo Spirito mediante gli
sguardi, le parole, i gesti di persone giovani nel cuore. Per contribuire ad una
simile missione, voi per primi dovete diventare serbatoi di acqua viva e
coraggiosi esploratori delle vie del Vangelo. Che cosa c’è di più luminoso di
una esistenza donata generosamente per la riconciliazione e per la giustizia? Ma
per questo, carissimi, dovete rinascere dall’alto, dallo Spirito, dalla Croce,
dalla Risurrezione e finalmente dal Padre che ci ama; dovete rimanere in Gesù
amandolo e servendolo “con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le
forze” (Dt 6, 5).
6. Percorrete la strada della santità e dell’amore, con entusiasmo ed
impegno. Ascoltate Gesù, abbiate fede in lui. “Io ho vinto il mondo”, egli dice.
“Rimanete nel mio amore”. Ed aggiunge: “Andate per il mondo, predicate il
Vangelo”. Ecco, la vittoria che vince il mondo è il Vangelo, è la morte e la
Croce di Gesù, è la Risurrezione di Gesù. La vittoria che vince il mondo è la
nostra fede, come ci insegna la prima Lettera di Giovanni (1 Gv 5, 4).
Giovani di Agrigento e di tutta la Sicilia, lasciatevi condurre dal suo Spirito
e siate il segno della benedizione di Dio per tutti coloro che incontrate. Vi
precede in questo cammino la Vergine di Nazaret, la Donna santificata
dalla Pasqua del Figlio di Dio, che ha offerto se stessa con Cristo per la
redenzione dell’intera umanità. Maria è – e questo è stupendo – la persona più
nuova e più giovane che la creazione conosca: sceglietela come Madre, fedele
compagna di viaggio nella scoperta e nell’accoglienza della vostra vocazione e
della vostra missione. Lei vi insegnerà a donarvi senza riserve e a spendervi
generosamente secondo il progetto di Dio: nella consacrazione verginale o
matrimoniale, nella maternità e paternità coniugale oppure spirituale e
pastorale, comunque e sempre secondo la carità di Cristo. La carità di
Cristo è ricca, ricchissima, porta in sé tutte queste possibilità. Tutte queste
vocazioni sono inscritte profondamente nella vita di Cristo, nella sua missione
messianica, nel suo cuore. La carità è l’unica e definitiva meta di ogni
credente. Vorrei dirvi ancora tante altre cose, ma il tempo scorre purtroppo
veloce. Vi assicuro però che vi porto nel cuore e vi prego di recare ai vostri
amici, specialmente i più bisognosi di luce e di conforto, l’assicurazione del
mio affetto e della mia preghiera. A tutti i giovani, a tutti. Anche a quelli
che non sono qui. Ora questo nostro incontro prosegue con il “Credo dei giovani
di Sicilia”. Sono contento di unirmi a voi per proclamare l’unica fede che ci
unisce e ci rende tutti famiglia di Dio.
A ciascuno e a tutti la mia viva gratitudine avvalorata da una speciale
benedizione.
Al termine dell’incontro di questa mattina con i giovani, il Papa fa una
breve sosta all’ospedale psichiatrico di Agrigento, rivolgendo ai malati le
seguenti parole.
Saluto di cuore i nostri carissimi ammalati dell’ospedale psichiatrico.
Saluto tutti coloro che assistono gli ammalati. I medici, le infermiere, gli
infermieri e tutto il personale sanitario. Vorrei offrirvi questi fiori che ho
ricevuto prima come dono. Voglio offrire questo dono all’ospedale psichiatrico
di Agrigento. Vi benedico.
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