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VISITA PASTORALE A CORTONA ED AREZZO

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I RELIGIOSI, I RELIGIOSI E I LAICI NELLA CATTEDRALE

Arezzo - Domenica, 23 maggio 1993

 

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. È grande la mia gioia per questo incontro, che vede riuniti nella Cattedrale, centro spirituale della Diocesi, i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, i Seminaristi e i Catechisti, i Membri dei Consigli pastorali, parrocchiali e del Consiglio diocesano, i Rappresentanti dei Movimenti e dei Gruppi laicali. Voi costituite la parte eletta di questa Chiesa di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Chiesa particolare nella sua caratteristica propria, come rappresentato dal Concilio Vaticano II nella “Lumen Gentium”, tutti chiamati come siete, con diversi ruoli e responsabilità, a servire da vicino la causa dell’annuncio del Vangelo.

Il mio saluto cordiale e fraterno va innanzitutto al Vescovo, il carissimo Monsignor Giovanni D’Ascenzi, sono lieto di ascoltare i vostri applausi, porgendo a lui anche le mie felicitazioni ed i miei auguri per il 50° di Ordinazione sacerdotale che egli si appresta a celebrare. Saluto il Vicario Generale, i Collaboratori del Vescovo e tutti voi, carissimi Sacerdoti e Religiosi, Fratelli e Sorelle laici.

Desidero esprimere a tutti e a ciascuno il mio apprezzamento e il mio affetto. Vorrei anzi farmi eco dei sentimenti stessi di Cristo, Buon Pastore. Egli è in mezzo a noi, e ci chiede di credere fortemente alla sua promessa: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).

Questa certezza ci infonde consolazione e speranza. E ne abbiamo davvero bisogno, in questo tempo di crescenti difficoltà per l’attività apostolica e per la stessa fede, così esposte all’indifferenza, e non di rado all’aperta ostilità. Non è forse vero che ci sentiamo talvolta stanchi ed avviliti, proprio come i discepoli di Gesù sul lago di Genesaret, e siamo tentati di abbandonarci allo scoramento? “Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla!” (Lc 5, 5).

Ma niente è perduto, se nell’ora dell’oscurità sappiamo fidarci ancora una volta di Lui, Gesù, nel quale abbiamo riposto la nostra gioia e la nostra speranza. Il successo del nostro apostolato dipende dalla tenuta della nostra fede. Dobbiamo saper confessare, con l’ardore di Paolo: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la nudità, il pericolo, la spada?” (Rm 8, 35). Sì, Fratelli e Sorelle carissimi, è ora di gridarlo con tutta la forza del nostro cuore: niente “potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8, 39). Ecco l’espressione più autentica, apostolica, paolina, di quello che è la nostra forza: era, lo è e sarà.

2. Cari Sacerdoti, è innanzitutto a voi che indirizzo il mio affettuoso saluto. Voi portate, insieme con il Vescovo, il peso quotidiano della cura pastorale di questa Chiesa alla quale avete consacrato interamente l’esistenza.

Ma io so quanto complesso e duro, per molteplici ragioni, sia divenuto il vostro servizio, a causa del calo delle vocazioni. Mentre crescono le urgenze pastorali, le forze diminuiscono o sembrano diminuire, perché, se si prendono le cifre globali per tutta la Chiesa, non diminuiscono più, sono già in crescita. C’è una difficoltà. A tale difficoltà se ne aggiungono altre legate alla vita del sacerdote, specialmente quando è provato dalla vecchiaia, dalla malattia, dalla solitudine. Come meravigliarsi se questo diventa ragione di amarezza e magari tentazione alla sfiducia?

È più che mai attuale allora l’invito del Signore ad una preghiera accorata ed insistente, perché egli “mandi operai nella sua messe” (Mt 9, 38). Non solamente in Corea, non solamente in India, non solamente in Africa, ma anche in Italia, anche ad Arezzo, anche in Europa. E questo è attuale per i presbiteri ed è anche attuale per le Congregazioni religiose, per i conventi, per questo apostolato tanto prezioso che compiono le suore, le Congregazioni apostoliche. Vedo volentieri che vi muovete in tale direzione, mediante l’Anno Vocazionale che si concluderà con la festa dell’Immacolata Concezione. Il Signore e la Vergine ascoltino l’invocazione che sale dall’intera Diocesi ed infiammino l’animo di tanti ragazzi e giovani per il sublime ideale del ministero sacerdotale.

Ma è bene non dimenticare che la chiamata di Dio passa anche attraverso la nostra generosa e gioiosa testimonianza. Solo un sacerdozio vissuto con entusiasmo può diventare l’ideale di un giovane, specie in un tempo come il nostro, così prodigo di futili gioie. Siate dunque al fianco dei giovani, per aiutarli a scoprire la loro vocazione nella Chiesa e nella società. Offrite ad essi la vostra testimonianza personale, ed il modello della vostra fraternità presbiterale, crescendo nell’affetto reciproco, nella collaborazione tra voi e col vostro Pastore, il quale non mancherà di essere al vostro fianco e sostenervi nella quotidiana fatica. La fraternità sarà la vostra gioia e il sostegno del vostro lavoro apostolico.

Questa fraternità sacerdotale, di un presbiterio, come anche questa fraternità dei Vescovi, questo “affectus collegialis” che ci aiuta tanto, in Italia e in tutto il mondo. Aiuta tutti, aiuta me, aiuta il Papa ad incontrare, a vivere insieme con i Vescovi dei diversi Paesi del mondo, dei diversi Continenti, delle diverse Chiese, a vivere insieme i loro problemi, a parlare insieme, ad essere insieme, a celebrare insieme, anche a mangiare insieme... E quest’ultimo aspetto non è da trascurare, da lasciare da parte. Sappiamo che lo faceva lo stesso Signore. Anche dopo la risurrezione è venuto e ha chiesto: “Avete qui qualche cosa da mangiare?”.

3. Religiose, sorelle, e religiosi, fratelli, nella Chiesa di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, come in tutta la Chiesa, occupate un posto rilevante come consacrati e come consacrate, come persone consacrate – questa è una grande dignità, una grande vocazione – e poi come Congregazioni, come comunità.

Grazie, per la testimonianza della vostra consacrazione! Voi siete davvero il “polmone” spirituale della Chiesa, della Diocesi, delle parrocchie. E sicuramente lo sono in modo speciale le Claustrali, che con la loro vita di preghiera, di sacrificio, di nascondimento, ottengono innumerevoli favori da Dio e sostengono il lavoro dei Sacerdoti e degli altri operatori pastorali.

Nell’odierna società, insidiata da un secolarismo che chiude la vita in anguste prospettive mondane, a voi è chiesto di testimoniare l’Eterno, l’Assoluto di Dio, l’Amore che è Dio, che si è rivelato come Amore in Cristo Gesù. Ha tanto amato il mondo... Abbiate, tutti e tutte, fiducia nel Signore che vi ha chiamati e pregate per le nuove vocazioni, insistentemente: io lo faccio insieme con voi.

4. Il mio saluto, che abbraccia un po’ tutta la Chiesa di Arezzo, va verso i Fratelli Laici, tutto il Popolo di Dio. Essi sono la maggioranza assoluta, nel senso numerico, di ogni Chiesa. Grazie a Dio diventano sempre di più qualitativamente, più impegnati, più consapevoli della loro vocazione nella Chiesa, dei loro impegni. Carissimi Laici, Catechisti, Insegnanti, Membri dei Consigli Pastorali, Responsabili degli Istituti Secolari, Responsabili dell’Azione Cattolica, dei vari Movimenti ecclesiali, dei Gruppi impegnati nel Volontariato e in molteplici Organizzazioni, vi saluto tutti e vi ringrazio.

Vi do atto con gioia del servizio che svolgete nella Comunità cristiana. Senza il vostro apporto generoso, la Chiesa non potrebbe esprimere fino in fondo la sua comunione e la sua ministerialità. A voi è richiesto soprattutto di essere presenti e operosi là dove il Signore vi ha posto, con la consapevolezza che la “laicità” è un’espressione della vostra vocazione battesimale ad essere “fermento evangelico” nei vari ambiti dell’esistenza quotidiana, dalla famiglia alla professione, dall’economia alla politica, dall’impegno culturale a quello educativo. Tanti campi di professione, possiamo dire tanti campi in cui si guadagna la vita, ma tanti campi anche in cui si guadagna la vita eterna, si è cristiani, si testimonia Cristo, si è testimoni del Signore.

Certo, il clima che oggi si respira, spesso così alieno dai valori cristiani, vi renderà a volte difficile la testimonianza, e potrà chiedervi anche il coraggio dell’eroismo. Ma non cedete mai alla tentazione di sentirvi soli. Anche a voi Gesù ripete, come agli Apostoli: “Non sia turbato il vostro cuore!” (Gv 14, 1). “Io sono con voi!”. Come sono con i Vescovi, come sono con i sacerdoti, con le persone consacrate, i religiosi e le religiose, sono anche con voi, miei testimoni nella vocazione laicale, sono con voi perché sono con tutta la Chiesa apostolica. E voi avete parte notevole in questo apostolato della Chiesa apostolica, come ci dice il Concilio Vaticano II: la vocazione cristiana è sempre vocazione all’apostolato.

Andate avanti carissimi Sacerdoti, Religiosi e Laici con fiducia, con quella intrepida serenità, che è frutto della fede, della preghiera e di una sempre rinnovata comunione. Vi guidi e vi illumini lo Spirito di Dio. Vi sostenga Maria Santissima, Madre della Chiesa. Anch’io vi sono vicino con la mia preghiera, e tutti di cuore benedico.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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