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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UNA DELEGAZIONE DELLA EX REPUBBLICA
JUGOSLAVA DI MACEDONIA

Lunedì, 24 maggio 1993

 

Signor presidente e distinti Signori,

L’annuale ricorrenza della festa dei santi Cirillo e Metodio è motivo della visita che la Vostra Delegazione, proveniente dalla ex Repubblica jugoslava di Macedonia (FYROM), compie in questi giorni a Roma.

La chiesa di San Clemente, dove fu sepolto san Cirillo, è divenuta luogo in cui diversi popoli, beneficiari dell’azione evangelizzatrice di questi Santi, esprimono al Signore la loro gratitudine per la predicazione del Vangelo. Per opera dei santi Cirillo e Metodio, i quali nella tradizione bizantina hanno ricevuto il titolo di “uguali agli apostoli”, trovò singolare adempimento il comandamento del Signore: “Andate ed ammaestrate tutte le genti” (Mt 28, 19) e anche ciò che aveva detto san Paolo: “Ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore per la gloria di Dio Padre” (Fil 2, 11).

Il modo in cui i fratelli di Tessalonica svolsero la loro opera evangelizzatrice testimonia della loro profonda sensibilità. Essi non imposero la loro propria cultura alle popolazioni alle quali si rivolsero, ma “avvalendosi della loro padronanza nella lingua greca e della propria cultura per quest’opera ardua e singolare, si prefissero di comprendere e penetrare la lingua, le usanze e le tradizioni proprie delle genti slave, interpretandone fedelmente le aspirazioni e i valori umani che in esse sussistevano e si esprimevano” (Slavorum Apostoli, 10).

Questo aspetto della tradizione cirillo-metodiana è valido anche oggi. Anzi, esso diventa un imperativo di cui i popoli devono costantemente tener conto nell’impostazione della loro vita e delle reciproche relazioni.

Le diverse culture sviluppatesi in seguito all’opera dei santi Cirillo e Metodio non sono in opposizione tra di loro. Esse esprimono la ricchezza dei vari popoli, ciascuno dei quali ha un proprio posto nella grande famiglia umana. L’esempio dei santi Fratelli che nella loro opera evangelizzatrice e culturale seppero conservare l’unità nella diversità, ci sia di continuo stimolo. “Una tale diversità, quando ne sia ben compresa l’origine e siano ben considerati il suo valore e il significato può soltanto arricchire sia la cultura dell’Europa, sia la sua tradizione religiosa e diventare, altresì, una base adeguata per il suo auspicato rinnovamento spirituale” (Slavorum Apostoli, 25).

Con questi sentimenti vi ringrazio cordialmente per la vostra cortese visita e prendo l’occasione per augurare a voi e a tutti i popoli dei Balcani un costruttivo superamento delle attuali tensioni per una convivenza pacifica e solidale.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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