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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DELLO ZAMBIA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Lunedì, 31 maggio 1993

 

Cari fratelli Vescovi,

1. È con grande gioia che saluto voi, Vescovi dello Zambia, a Roma per la vostra visita “ad limina Apostolorum”. Vi auguro una piena condivisione della pace e della gioia concesse dallo Spirito Santo, il Paraclito, alla Chiesa di Cristo nella Pentecoste. Sono grato al vescovo De Jong per i devoti sentimenti espressi a vostro nome, e estendo uno speciale saluto al Vescovo Paul Lungu, che sta svolgendo la sua visita quinquennale. La vostra presenza mi ricorda il mio viaggio nello Zambia nel 1989. Tra i miei più cari ricordi ci sono il calore e l’affetto con cui voi e il vostro popolo avete accolto il Successore di Pietro, venuto tra voi per pregare e per gioire della vitalità della vostra fede. Infatti, ricordando quei momenti, faccio mie le parole di San Paolo: “Ringrazio continuamente il mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù” (1 Cor 1, 4). Rassicurate i vostri sacerdoti, i religiosi e i laici impegnati – in particolar modo i malati, e i bambini e i giovani – del mio amore e della mia stima per loro.

La vostra visita “ad limina” costituisce un’opportunità provvidenziale per approfondire gli stretti vincoli di comunione che uniscono le Chiese particolari nello Zambia con il Vescovo di Roma. In particolar modo chiedo a Dio Onnipotente che la vostra professione di fede presso le tombe degli Apostoli Pietro e Paolo vi porti nuova forza per svolgere i compiti e per affrontare le responsabilità del vostro ministero episcopale con fedeltà e carità pastorale.

2. I membri delle Chiese particolari affidate alla vostra cura sono cittadini di una nazione che sta attraversando profondi cambiamenti. Non è difficile comprendere la soddisfazione che il popolo dello Zambia prova di fronte al fatto che importanti cambiamenti politici e sociali si sono verificati pacificamente e con la cooperazione di così tante persone. È chiaro che i particolari sforzi dei Pastori e dei fedeli, che hanno operato insieme ai cristiani di altre Chiese e di altre comunità ecclesiali, hanno svolto un ruolo importante per garantire un esito positivo a questo periodo di transizione. Ogni sforzo comune di questo genere, come insegna il Concilio, “esprime vivamente quella unione, che già vige tra” i cristiani e, dal momento che unisce tutti nel servizio verso il bene comune, “pone in una luce più piena il volto di Cristo servo” (Unitatis redintegratio, 12). Come osservano i Padri del Concilio “Tale cooperazione... dovrebbe essere promossa sempre di più” (ibid).

In tempi di cambiamenti sociali e culturali i Vescovi sentono ancor più vivamente il loro dovere di aiutare i battezzati a vivere la propria consacrazione e la propria missione. Essi fanno ciò leggendo “i segni dei tempi” alla luce del Vangelo, con il suo inesauribile potere di illuminare il vero destino dell’uomo e la natura delle realtà temporali in relazione a quel destino. Voi avete lottato con grande impegno per affrontare questa responsabilità e io desidero lodarvi soprattutto per un’iniziativa in particolare, la pubblicazione della vostra Lettera Pastorale, Mi sarete testimoni.

3. Riconoscere ciò che è stato ottenuto fino a questo momento non diminuisce la consapevolezza del fatto che bisogna ancora percorrere molta strada per raggiungere il giusto ordine sociale cui aspira il popolo dello Zambia. Tenendo presente questo, la vostra Lettera intitolata Il futuro è nostro esorta a una nuova cultura morale e politica di responsabilità. Un’ampia risposta a questa esortazione al rinnovamento etico è essenziale per un sano ordine sociale, in cui la giustizia e la solidarietà divengano i pilastri di un’armoniosa vita nazionale. Ho osservato nella Lettera Enciclica Centesimus annus che promuovere “l’individuo attraverso l’educazione e la formazione nei veri ideali” è fondamentale per un’autentica democrazia (n. 40). Senza una sana formazione morale nessun cittadini sarebbe in grado di esercitare bene le proprie funzioni politiche. Soltanto se le persone sono prudenti, giuste, moderate e coraggiose, le loro scelte – sia circa i capi, sia circa gli orientamenti politici – possono essere realmente in grado di condurre al benessere della nazione. Tra gli atteggiamenti sani oggi necessari, viene data giustamente priorità alla solidarietà, poiché questa virtù è “la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune; ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo veramente responsabili di tutti” (Sollicitudo rei socialis, 38).

4. Non sono solo i cambiamenti politici nello Zambia che rappresentano per i cattolici sfide per esprimere praticamente la loro vocazione battesimale. I cambiamenti nell’economia e altri elementi del tessuto sociale, come avete osservato, possono far sì che i cristiani vivano in difficoltà, in particolar modo la vita familiare cristiana. I problemi economici, uniti alla rapida e intensa urbanizzazione del vostro Paese, danno luogo inevitabilmente a situazioni in cui di fronte alle pressioni che ne conseguono, risposte immorali esercitano una forte attrazione. Il fatto che voi diate la priorità alla cura pastorale delle famiglie dimostra un sano giudizio pastorale. Vi esorto a non smettere mai di sollecitare e di incoraggiare i fedeli a condurre sempre la loro vita secondo i modelli di matrimonio e di vita familiare cristiana. Infatti, come sottolinea l’Esortazione Pastorale Familiaris consortio: “(Il Vescovo) avrà particolarmente a cuore il proposito di far sì che la propria diocesi sia sempre più una vera “famiglia diocesana”, modello e sorgente di speranza per tante famiglie che vi appartengono” (n. 73).

In questo contesto è giusto menzionare due problemi che sono per voi causa di particolare preoccupazione. Il primo è la diffusione del virus dell’Aids. Tutti i discepoli di Cristo sono obbligati a non lesinare nessun atto di bontà, affinché coloro che soffrono non rimangano privi dell’esperienza della carità cristiana che è il criterio supremo d’azione per i seguaci di Cristo. Allo stesso tempo la Chiesa esorta insistentemente tutti a vivere secondo elevati livelli di condotta morale che soli possono essere espressione dell’autentica divinità della persona umana.

Un secondo importante problema sociale è quello di garantire la giusta posizione delle donne nella società dello Zambia. Il loro ineguagliabile contributo al bene comune merita di ricevere il riconoscimento dovuto. Allo stesso modo è importante che la piena tutela della legge venga loro efficacemente estesa affinché siano tutelati i loro diritti, in particolar modo quelli riguardanti la sicurezza personale, la giustizia economica e l’accesso all’istruzione.

5. Riguardo a questi e ad altri problemi sociali, dovete continuare a trovare ispirazione nella dottrina sociale della Chiesa e a guidare i fedeli a vivere secondo i suoi princìpi. I vostri sforzi non sono semplicemente una risposta alla pressione degli avvenimenti attuali. Essi nascono da una ferma convinzione circa l’intima connessione fra la missione della Chiesa di predicare il Vangelo e il sostegno che essa dà alla promozione e alla vera liberazione dell’umanità: “Tra evangelizzazione e promozione umana... ci sono infatti dei legami profondi” (Evangelii nuntiandi, 31).

La preoccupazione per lo sviluppo sociale risiede nell’animo della lunga tradizione nello Zambia dell’opera della Chiesa per l’istruzione, l’assistenza sanitaria e gli altri servizi sociali. Già molto stimata per il contributo offerto dalle sue scuole, dai suoi ospedali, dalle sue cliniche e da altri simili centri, la comunità cattolica sotto la vostra guida si sta avvicinando al giorno in cui il livello del diretto coinvolgimento ecclesiale nel campo dell’istruzione tornerà ad essere quello di una volta. A causa dell’alta percentuale di giovani nella popolazione dello Zambia, so che non potete fare a meno di avvertire la serietà di questa accresciuta responsabilità, e che farete tutto ciò che potete per garantire la migliore risposta possibile da parte della comunità cattolica. Per quanto riguarda la formazione religiosa dei giovani, desidero rendere omaggio ancora una volta ai catechisti delle vostre diocesi, che offrono a Dio onore e gloria attraverso il loro servizio del Vangelo. Confido pienamente nel fatto che con la pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica voi avrete uno strumento particolarmente adatto per svolgere l’apostolato catechetico e per sostenere tutti coloro che si dedicano a questa opera fondamentale.

6. Il continuo aumento nello Zambia del numero degli aspiranti al sacerdozio e alla vita religiosa richiede un’attenta guida nel selezionare ed educare coloro che si preparano a queste vocazioni. Potete essere certi che se i vostri seminari saranno conformi ai requisiti fondamentali del programma ecclesiastico di formazione sacerdotale – specialmente come sono presentati nel Decreto Conciliare Optatam totius e nell’Esortazione postsinodale Pastores dabo vobis – essi porteranno eccellenti frutti alle generazioni future. Tra le più importanti qualità coltivate nei seminari, i documenti scelgono l’accettazione amorevole del celibato, uno spirito di povertà e di semplicità e una sollecitudine e uno zelo inesauribili per la “salus animarum”, soprattutto per la salvezza di coloro che si sono persi o che vivono nel peccato.

La sollecitudine del Vescovo nei confronti della formazione sacerdotale non termina nel giorno in cui egli ordina i suoi figli spirituali. Come ho scritto nella Pastores dabo vobis, “Egli è responsabile di quella formazione permanente che è destinata a far sì che tutti i suoi presbiteri siano generosamente fedeli al dono e al ministero ricevuti, così come il Popolo di Dio li vuole e ha il “diritto” di averli” (n. 79). Nell’assicurarvi che le vostre diocesi abbiano dei sacerdoti i cui cuori siano formati secondo lo stesso modello del cuore del Sommo Sacerdote, voi state veramente gettando le basi per il futuro benessere della Chiesa nel vostro Paese.

7. Allo stesso modo, rispettando la legittima autonomia degli Istituti di vita religiosa e di vita apostolica, il Vescovo ha delle precise responsabilità pastorali nella cura di coloro che appartengono a queste comunità. Egli dovrebbe essere sempre disposto a sostenere i giovani dello Zambia che aspirano a dedicare tutta la loro vita al servizio del Regno di Dio attraverso l’osservanza dei consigli evangelici. Di particolare valore è il supporto che egli offre ai Superiori nel delicato compito di discernere con prudenza l’idoneità dei candidati all’ammissione alla vita religiosa. Mi unisco a voi anche nell’esprimere l’apprezzamento verso i generosi sacerdoti missionari, Fratelli, Sorelle, donne e uomini laici che lo Spirito ha indotto a venire nello Zambia, portando testimonianza di scambio di doni spirituali fra le Chiese particolari, che è un frutto essenziale di comunione ecclesiale.

8. Cari fratelli Vescovi, le parole che vi rivolgo vogliono essere un incoraggiamento nel Signore. Pienamente consapevole delle fatiche quotidiane del vostro ministero, affido voi e tutto il popolo delle vostre diocesi all’amorevole intercessione di Maria Regina degli Apostoli. Prego incessantemente per la prossima Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, per cui vi state preparando con devoto zelo. Tramite questa importante iniziativa possa la Chiesa nello Zambia e in tutta l’Africa vivere una nuova Pentecoste, per cui i popoli di questo continente saranno tutti pieni di Spirito Santo e canteranno le lodi di Dio in tutta la diversità delle loro lingue e delle loro culture (cf. At 2, 4).

Con questa speranza, imparto con gioia su di voi e su tutti i fedeli la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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