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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL PELLEGRINAGGIO DIOCESANO DELLA DIOCESI DI ASTI

Sabato, 6 novembre 1993

 

Carissimi fratelli e sorelle della Città e della Diocesi di Asti!

1. Vi rivedo tutti con grande gioia! A nome anche del Signor Cardinale Segretario di Stato porgo a tutti il mio più cordiale benvenuto. Poco tempo è trascorso dal nostro incontro nella vostra bella e storica Città ed ho tuttora vivo nella memoria l’avvicendarsi dei vari momenti della mia Visita Pastorale, breve ma intensa e fervorosa.

Ricordo con particolare emozione gli incontri con la cittadinanza, nella piazza dedicata a San Secondo; con i Sacerdoti, i Religiosi e i Laici impegnati nella Basilica del Santo; con le famiglie nella Cattedrale; con gli Oblati di San Giuseppe nella Casa Madre della Congregazione, che custodisce le spoglie del Fondatore, Monsignor Giuseppe Marello, dichiarato “Beato” durante la grandiosa Santa Messa, che ho presieduto nella Piazza del Pallio; con gli anziani nella Casa di Riposo “Città di Asti”; con i giovani, numerosi e festanti, nel Campo dell’Atletica e con i fedeli di Isola d’Asti, paese natale del Cardinale Angelo Sodano, mio primo e stretto collaboratore.

Ripensando a quelle due giornate e alla vostra calorosa accoglienza, desidero rinnovare il mio ringraziamento. Innanzitutto al Vescovo, Monsignor Severino Poletto, alle Autorità civili e religiose, ed a voi tutti, cari fedeli qui presenti. Nell’odierna vostra visita ravviso un gesto altamente significativo di fede, di riconoscenza e di affetto.

Carissimi “astigiani”! Grazie di tutto. Quest’oggi non solo vi esprimo ancora una volta la mia riconoscenza, ma vi assicuro un particolare ricordo nella preghiera perché il Signore illumini sempre e accompagni le vostre famiglie, le vostre istituzioni, i vostri progetti di vita civile e religiosa!

2. Annunciate il Vangelo con fiducia e perseveranza! Questo invito, che ebbi a rivolgere alla vostra Comunità diocesana durante il mio soggiorno ad Asti, lo ripeto ora come ricordo di questo vostro pellegrinaggio romano e come proposito per la vostra vita cristiana, individuale e comunitaria.

Il messaggio di Cristo è certo perenne ed universale: Gesù assicura che se si vive la Verità da Lui rivelata, si realizzano il vero benessere, l’autentica pace e l’auspicata solidarietà. E questo è possibile anche nella nostra società moderna, segnata da una grande crisi ideologica e religiosa, che porta allo smarrimento in campo etico. Non vuole forse l’Enciclica Veritatis splendor confermare i credenti nella fede e illuminarli circa il comportamento da tenere in campo morale seguendo la Rivelazione e il Magistero della Chiesa? Essa intende aiutare a mettere in rilievo quei fondamentali valori da cui dipende l’autentico bene della società e del singolo individuo.

La Lettera è indirizzata ai Vescovi, a cui spetta di illustrarne i contenuti ai loro fedeli; ma la dottrina sviluppata nel Documento chiama in causa ogni battezzato, impegnandolo a vivere con coerenza e con coraggio il messaggio cristiano. Già san Pietro, scrivendo ai primi cristiani, insisteva sulla necessità di una fede illuminata e convinta: “Non vi sgomentate per paura di coloro (che fanno il male), né vi turbate, ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3, 14-15).

Sotto l’influsso potente e non sempre positivo dei “mass media”, avviene oggi che, sia nella società civile come all’interno delle Comunità ecclesiali, si manifestino i segni di una certa crisi la confusione tra il bene e il male “che rende impossibile costruire e conservare l’ordine morale dei singoli e delle comunità” (cf. Veritatis splendor, 93).

3. È, pertanto, davvero necessario “lo splendore della Verità”, che formi convinzioni sicure e serene, intimamente assimilate e poi vissute con piena coerenza ed impegno di testimonianza.

Vi esorto, carissimi fratelli e sorelle, a trovare nelle vostre giornate un po’ di tempo da dedicare alla lettura spirituale e alla preghiera. Prendete parte ai corsi di cultura religiosa, che la Diocesi e le singole Parrocchie organizzano durante l’anno. Dobbiamo amare il mondo in cui la Provvidenza ci ha chiamati a vivere, apprezzandone i valori ma riconoscendone anche le miserie; dobbiamo soprattutto impegnarci ad illuminarne le oscurità e lenirne le ferite, offrendo ai fratelli il soprannaturale aiuto della fede e della speranza cristiana.

Ho scritto, a questo proposito, nell’Enciclica: “Nessuna assoluzione, offerta da compiacenti dottrine anche filosofiche e teologiche, può rendere l’uomo veramente felice: solo la Croce e la gloria di Cristo risorto possono donare la pace alla sua coscienza e la salvezza alla sua vita” (n. 120).

Il Signore vi aiuti a comprendere sempre meglio la bellezza della fede e vi illumini nel cammino di una autentica vita cristiana!

4. Visitando, il 26 settembre scorso, il Santuario diocesano del Portone, dedicato a Nostra Signora “Porta Paradisi”, ho invocato l’intercessione di Maria Santissima sulla vostra Città e Diocesi. Ho domandato alla nostra Madre celeste di orientare il cammino di tutti noi “verso un più grande impegno di amore, che ci renda capaci di vittoria sul peccato, di fiducia nelle difficoltà e di ricerca di quella salvezza” che è dono esclusivo del tuo Figlio Gesù (“L’Osservatore Romano”, 27-28 settembre 1993, p. 10).

Ripeto ora questa invocazione, affidando alla celeste Madre di Dio ciascuno di voi, cari fedeli di Asti. Addito inoltre alla vostra imitazione l’esempio del Beato Giuseppe Marello, vostro illustre conterraneo. E con grande effusione vi imparto la benedizione apostolica, che estendo di cuore a tutta la diletta Diocesi.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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