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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA PLENARIA
DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

Venerdì, 19 novembre 1993

 

Venerabili fratelli,

1. Mi è gradito incontrarmi con voi al termine di questa vostra “Plenaria”, che costituisce come il punto nodale dell’impegno della vostra Congregazione a servizio della Sede di Pietro e della Chiesa universale. Sono grato al caro Card. Ratzinger per i sentimenti espressi a nome di tutti e per l’illustrazione dei lavori svolti in questi giorni.

Seguo sempre con molta attenzione e partecipazione gli sviluppi delle vostre ricerche e delle vostre attività, soprattutto mediante gli incontri settimanali con il vostro Cardinale Prefetto e con Mons. Segretario, ma mi è molto prezioso poter incontrare periodicamente anche voi, membri del Dicastero, per esprimervi più direttamente quanto mi sta a cuore l’opera che voi svolgete.

2. In particolare, vorrei approfittare di questa circostanza per dirvi la mia gratitudine per l’importante “Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica su alcuni aspetti della Chiesa intesa come comunione”, con la quale la Congregazione ha inteso mettere in luce il concetto corretto di “comunione”, riferito al mistero della Chiesa, nella linea del Concilio Vaticano II e del Sinodo straordinario dei Vescovi del 1985, dove si è sottolineata la centralità di questa nozione per una visione adeguata della Chiesa. In effetti, subito dopo il Vaticano II, il concetto di “comunione”, insieme al concetto di “popolo di Dio”, fu tra le nozioni che maggiormente attrassero l’interesse della riflessione teologica. Accanto però all’approfondimento reale della dottrina ecclesiologica nel periodo post-conciliare, apparivano anche delle tendenze ad una interpretazione riduttiva di questi concetti-chiave, con il conseguente pericolo di alterare l’ecclesiologia cattolica. Il concetto di “comunione” veniva interpretato in senso orizzontale e sociologico e si insinuava un’idea di Chiesa che si riduceva ad una federazione di Chiese locali.

Con tale Documento è stato offerto ai Vescovi, ai teologi ed a tutti i credenti un contributo dottrinale autorevole perché la comunione dei fedeli di tutti i luoghi e tempi sia vissuta non puramente come un elemento orizzontale ed esteriore, ma come una grazia interiore e nello stesso tempo come segno visibile del dono del Signore, il quale solamente può realizzare l’unità del genere umano, superando ogni barriera e limite dovuto al peccato e alla debolezza dell’uomo.

3. Recentemente la vostra Congregazione ha emanato anche una “Istruzione su alcuni aspetti dell’uso degli strumenti di comunicazione sociale nella promozione della dottrina della fede”, che ha offerto un valido contributo all’unità della Chiesa, fondata innanzitutto sulla fede. Tale Documento, che ha fatto seguito alla pubblicazione dell’“Istruzione sulla vocazione ecclesiale del teologo” del maggio 1990, ha ripresentato in forma organica la legislazione della Chiesa sull’uso degli strumenti di comunicazione sociale ed in specie sui libri nella promozione della dottrina della fede. Richiamando le norme canoniche, chiarendone le disposizioni, sviluppando e determinando i procedimenti attraverso cui eseguirle, si è proposta di incoraggiare e aiutare i Pastori nell’adempimento del loro compito.

I mezzi di comunicazione sociale offrono di fatto un grande servizio al ministero della Chiesa nella diffusione del messaggio di Cristo e la Chiesa segue con grande interesse i progressi che si verificano in questo campo, esprimendo tutto il suo apprezzamento per quello che i Vescovi già fanno al riguardo, pur in mezzo a difficoltà di ogni genere.

Il testo della Congregazione si è limitato all’aspetto disciplinare, cioè alla presentazione organica del diritto vigente; ma poiché nella Chiesa il diritto è sostegno alla verità e alla libertà, l’Istruzione ha un grande valore.

Le norme in materia infatti costituiscono una garanzia per la libertà di tutti: sia dei singoli fedeli, che hanno il diritto di ricevere il messaggio del Vangelo nella sua purezza e nella sua integralità; sia degli operatori pastorali, dei teologi e di tutti i pubblicisti cattolici, che hanno anch’essi il diritto di comunicare il loro pensiero, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori.

4. Colgo l’occasione per esprimere la mia soddisfazione anche per un’altra iniziativa, che si colloca nella suddetta prospettiva della promozione dell’unità della Chiesa e che fu presa dalla “Plenaria” del 1982 del vostro Dicastero, anche se si è venuta dispiegando poi nel corso degli anni seguenti. Si tratta degli incontri con i Presidenti delle Commissioni Dottrinali delle Conferenze Episcopali dei vari Continenti. L’ultimo di questi incontri, riguardante l’Asia, si è tenuto ad Hong Kong dal 2 al 5 marzo u. s., facendo seguito ai precedenti analoghi incontri per l’America Latina (1984), per l’Africa (1987) e per l’Europa (1989).

Come scrivevo nel Messaggio inviato ai partecipanti a detta Assemblea, ritengo che tali incontri possano “offrire sostegno e sicuro indirizzo al ministero specifico dei Vescovi quali maestri principali delle fede nelle loro rispettive comunità, così che tutto il popolo di Dio possa beneficiare di una chiara presentazione della dottrina cattolica e crescere così nella conoscenza delle inesauribili ricchezze di Cristo”.

5. Sempre in questo contesto ritengo opportuno dire una speciale parola di apprezzamento per tutta la collaborazione che offrite agli altri Dicasteri, sotto molteplici aspetti, nella costante preoccupazione di assicurare alla Chiesa quell’unità della fede che nasce dalla fedeltà alla persona di Cristo e che una costante meditazione della Parola di Dio ed un continuo e paziente dialogo possono assicurare.

Vorrei anche accennare all’importanza che attribuisco a quanto la vostra Congregazione fa per l’approfondimento dei molteplici problemi di Teologia morale, che le vengono sottoposti dalle diverse parti del mondo. Sono a conoscenza degli studi che sono stati intrapresi in relazione a nuove questioni correlate ai problemi della contraccezione, della sterilizzazione, dell’aborto, dei trapianti di organi o di tessuti, delle cure ai malati in fase terminale, della morte e dell’eutanasia. Questi studi hanno consentito di offrire a diversi settori della Chiesa risposte e indicazioni su problemi talora assai complessi e delicati. Vi esorto a continuare in questa linea con coraggio e perseveranza, sia pure in mezzo alle difficoltà che un simile compito presenta.

6. Nel compiacermi infine per l’intenso lavoro svolto in questi quattro giorni, vorrei esprimere il mio apprezzamento soprattutto per lo studio che state conducendo sulla relazione fra fede e filosofia, tema che mi sta particolarmente a cuore.

Al termine di questo incontro, che ci ha permesso di guardare insieme al cammino percorso, traendone incoraggiamento e stimolo per i futuri compiti, affido il vostro impegno a Maria, modello insigne di un ascolto orante della Parola del Signore, e, quale pegno del mio affetto riconoscente, vi imparto di cuore la mia benedizione.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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