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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
IN OCCASIONE DELLA CONCLUSIONE
DELLA CONFERENZA INTERNAZIONALE SULL
’INFANZIA

Sabato, 20 novembre 1993

 

1. Saluto con gioia tutti voi, partecipanti a questa annuale Conferenza Internazionale, promossa dal Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari, su di un tema di massima rilevanza ed attualità sia per la complessità dei suoi aspetti che per la vastità dell’area umana interessata: Il bambino è il futuro della società. Io dico sempre: voi giovani siete il futuro del mondo e della Chiesa, ma i bambini anticipano questi giovani, che vengono dopo, prima sono bambini.

Saluto con stima ed affetto il Signor Cardinale Fiorenzo Angelini, Presidente del Pontificio Consiglio, e lo ringrazio per le gentili parole rivoltemi a nome di tutti i presenti: parole gentili e coraggiose, profondamente evangeliche. Esprimo il mio vivo compiacimento agli organizzatori di questa assise, come pure agli illustri studiosi, scienziati, ricercatori ed esperti, che hanno portato il loro contributo all’approfondimento dei complessi e molteplici problemi connessi con la vita e la persona del bambino. Estendo il mio saluto ai rappresentanti di governi, di organizzazioni nazionali e regionali, di organizzazioni internazionali non governative – particolarmente al Direttore generale del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), al Direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ai rappresentanti di Enti ed Istituti benemeriti nel campo dell’assistenza all’infanzia.

2. Gli anni che viviamo, nonostante il persistere di gravissimi e urgenti problemi, offrono nuove opportunità per migliorare le condizioni di vita dei bambini: basti ricordare l’accresciuta importanza data alla cooperazione internazionale, gli accordi per il disarmo nucleare, la riduzione delle spese militari, la politica per la difesa dell’ambiente. In questo contesto si collocano la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, e il vertice mondiale per i bambini che, con una Dichiarazione sottoscritta dai massimi rappresentanti di 135 Paesi, ha attivato un piano di azione che si propone, entro l’anno duemila: – di ridurre di un terzo l’attuale tasso di mortalità dei bambini al disotto dei cinque anni d’età e della metà il tasso di mortalità delle madri; – di assicurare la necessaria alimentazione; – di ridurre l’analfabetismo; – di dare priorità di assistenza ai bambini vittime di conflitti locali e di dolorose emigrazioni.

La Chiesa ha prontamente accolto l’invito a coinvolgere in questo vasto programma le sue istituzioni, ed auspica che la menzionata Convenzione internazionale possa presto diventare il primo “trattato universale” sui diritti umani. A tale scopo, rinnovo un pressante invito ai responsabili degli Stati, affinché si acceleri la ratifica di tale Convenzione, la cui attuazione costituisce una grande risposta al problema dello squilibrio tra nord e sud del mondo, causa di tante sofferenze e di continua instabilità internazionale.

3. Gli adulti di domani sono i bambini di oggi. Trascurare questa elementare verità, non soltanto compromette il futuro del bambino, ma quello della società in quanto tale.

È necessario dunque un impegno efficace per la difesa e la promozione dell’infanzia. Ciò richiede l’apporto della ricerca e della scienza, l’impegno di risorse adeguate e soprattutto, sul piano individuale e sociale, il recupero dei valori fondamentali che sono alla base del retto ed ordinato vivere sociale, a cominciare – come sottolinea con vigore la ricordata Convenzione internazionale – dal valore della famiglia, cellula originaria della società, per arrivare poi alle altre molteplici garanzie di maturazione integrale del bambino.

4. I numerosi e benemeriti Organismi nazionali ed internazionali impegnati nell’assistenza all’infanzia più debole e abbandonata non possono certamente far fronte, da soli, ai crescenti bisogni che affliggono masse sterminate di bambini.

La solidarietà è la risposta veramente adeguata a una simile domanda di aiuto. A tale risposta sono chiamati tutti gli uomini, ma in modo speciale quanti hanno una visione della vita che li porta a riconoscere in ogni persona umana l’immagine di Dio e quasi il riflesso del Volto di Cristo, riflesso che è particolarmente vivo e visibile proprio nei lineamenti innocenti dei bambini.

È significativo che nella predicazione di Cristo i bambini compaiano quale paradigma di comportamento anche per gli adulti. Volendo un giorno spiegare la natura e le esigenze del suo Regno, Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo ai discepoli e disse: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli. Perciò, chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me” (Mt 18, 3-5).

Per questo la Chiesa, particolarmente sensibile ai diritti dei più deboli, dalle sue origini ad oggi è stata sempre vicina ai bambini attraverso benefiche istituzioni suscitate da persone che lo Spirito muoveva con il carisma specifico della protezione, della educazione, dello sviluppo e della formazione del bambino, prima fra tutte la Pontificia Opera della Santa Infanzia, che quest’anno celebra il suo 150 anniversario.

5. La Conferenza internazionale, che oggi si chiude, ha raccolto in sintesi costruttiva molteplici proposte che indicano altrettante piste da seguire nel campo dell’assistenza del bambino. Vi è un elemento, tuttavia, che rende convergenti queste proposte e le accomuna: il riconoscimento che, come la vita è un dono di amore, così, particolarmente nel bambino, la promozione, la difesa e la maturazione armonica della vita non possono che alimentarsi di amore.

I diritti del bambino si riassumono nel diritto ad essere amato, e la comunità non potrà dire di difendere, proteggere ed accompagnare nel suo sviluppo il bambino, se alla base delle sue iniziative non porrà una rinnovata coscienza del dovere di amare il bambino.

La stessa scienza, che è amore di conoscenza, ha il compito di trasformarsi in servizio di amore verso i più piccoli; e con la scienza, tutte le istituzioni, pubbliche e private, devono muoversi secondo criteri di autentico amore, così da saper programmare e coordinare un’azione che assicuri all’infanzia protezione e sviluppo.

6. Il mio pensiero va con vivo apprezzamento alle innumerevoli forme associative che, promosse e sostenute dai Pastori, da Istituti religiosi femminili e maschili, da gruppi ed Istituzioni laicali, da Organizzazioni di volontariato, si prendono cura, nelle forme più nobili e, spesso, anche più nascoste, dei bambini. Auspico che si rafforzi in tutti la consapevolezza che, mediante l’assolvimento dei doveri di giustizia e di amore verso i bambini, si prepara una società di adulti più armoniosa e solidale.

La Vergine Santissima, che ebbe la gioia di dare alla luce e stringere tra le braccia il Figlio di Dio fatto “bambino”, vedendolo poi crescere in sapienza, età e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini (cf. Lc 2, 52), aiuti ciascuno a dare al proprio impegno a favore dei più piccoli le prerogative della bontà operosa, dell’esempio che trascina, dell’amore che si dona.

Con questi auspici su tutti invoco la benedizione di Dio, apportatrice di ogni desiderato aiuto e conforto.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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