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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI PARTECIPANTI AL PELLEGRINAGGIO DI CHIAVARI
Sabato, 2 ottobre 1993
Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Sono lieto di accogliervi e cordialmente vi saluto. Siete venuti in
pellegrinaggio alla tomba dell’Apostolo ed avete voluto far visita al successore
di Pietro nella significativa ricorrenza del centenario della costituzione della
vostra Diocesi. Essa infatti fu istituita, come è noto, dal mio predecessore
Leone XIII il 13 dicembre 1892. Vi ringrazio per la vostra presenza! Ringrazio,
in particolare, il vostro Vescovo, Monsignor Daniele Ferrari, per le nobili
espressioni che mi ha or ora rivolto, facendosi interprete dei sentimenti di voi
tutti.
Siete convenuti qui a Roma, per riaffermare la vostra fedeltà a Cristo ed
alla Chiesa. Di quanti frutti si è arricchita la vita della vostra Comunità
diocesana in questi cento anni! Quest’incontro mi offre l’occasione di rendere
insieme con voi grazie al Signore per quanto Egli ha compiuto nella vostra
Comunità e per esortarvi a continuare con vigore il cammino della fedele
testimonianza evangelica.
Al riguardo mi vengono in mente le parole di San Paolo, che, scrivendo ai
Colossesi, li esortava a rimanere “ben radicati e fondati in Cristo Gesù, saldi
nella fede come vi è stato insegnato, abbondando nell’azione di grazie” (Col
2, 7). Ciò che sostiene qualsiasi comunità ecclesiale nel suo compito di essere
permanente segno visibile dell’amore di Dio per l’uomo è proprio la solidità
dell’adesione a Cristo, la fedeltà all’insegnamento apostolico, la preghiera
assidua. È solo su tali fondamenti che è possibile costruire una fattiva ed
efficace presenza apostolica nel mondo.
2. Il recente Sinodo della vostra Diocesi si è occupato di tale
“urgenza” ed ha delineato le linee di un’azione apostolica che renda i credenti
atti a “rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1
Pt 3, 15). Esso ha posto in particolare risalto la necessità per la Chiesa
di Chiavari di un solidale impegno per e con le famiglie, poiché è in
primo luogo in esse che deve manifestarsi l’energia unificante e liberante del
Vangelo. Evangelizzare la famiglia! È questo un tema, come sapete, di
grande attualità, specialmente nel momento presente nel quale ci apprestiamo a
vivere l’“Anno Internazionale della Famiglia” con numerose iniziative a livello
sia centrale che locale. La famiglia è cellula vitale della Chiesa e quando essa
cresce nella fedeltà al Vangelo mediante la preghiera assidua e la frequenza ai
Sacramenti, diventa un forte centro di irradiazione di speranza e di
solidarietà. La responsabilità e l’armonia che crescono al suo interno ridondano
a benedizione dell’intera società civile, così che i grandi ideali di pace e di
progresso, ai quali il mondo anela, trovano nei nuclei familiari cristiani un
efficacissimo contributo.
3. Accanto all’apostolato delle famiglie, voi ponete giustamente l’accento
sull’impegno missionario delle parrocchie, comunità di famiglie, e soprattutto
sul costante sforzo di dare alla carità il primato nell’evangelizzazione.
Si colloca in tale contesto la decisione sinodale di costituire in
maniera capillare le organizzazioni parrocchiali della Caritas quali
centri di animazione dell’attività caritativa, capaci di stimolare e coordinare
il servizio della solidarietà, tanto importante nella vita dei credenti. Segno
di questa costante vostra azione è il “Centro Benedetto Acquarone”, opera
di assistenza ai giovani e agli anziani, istituita proprio per ricordare
fattivamente questi primi cento anni di cammino della vostra famiglia diocesana.
4. Carissimi Fratelli e Sorelle! Un grande campo di lavoro vi attende! Il
Signore benedice gli sforzi sin qui condotti per rendere sempre più unita ed
evangelizzatrice ogni vostra parrocchia e vi affida, all’inizio di questa nuova
tappa di vita diocesana, il suo Vangelo, messaggio di speranza e di rinnovamento
sociale per ogni uomo.
Proprio per far echeggiare quest’annunzio di salvezza sono state avviate, in
alcune zone della Diocesi, le “missioni al Popolo” ed i “centri di
ascolto”, utilizzando opportunamente gli strumenti della comunicazione,
specialmente radio-televisiva. E tutto ciò è possibile grazie alla generosa ed
alacre disponibilità di tanti sacerdoti, religiosi, religiose e laici. Ecco
un’azione missionaria importante che va continuata con quell’entusiasmo che vi
ha fin qui contraddistinto, e che si inserisce bene nello spirito della
evangelizzazione a cui è chiamata tutta la Chiesa.
5. Date soprattutto la testimonianza della carità e dell’unità. Unità
concorde tra i Presbiteri, raccolti attorno al Vescovo, e unità tra ogni
componente del popolo di Dio. Quest’unità, per la quale Cristo ha pregato nel
Cenacolo, è dono da invocare e impegno da perseguire costantemente, poiché da
essa scaturisce una fonte inesauribile di vitalità apostolica ed
evangelizzatrice. Tale unità dovrà trovare anzitutto nel Capitolo della
Cattedrale, cuore della Comunità diocesana, un esempio di proficua attuazione a
servizio del bene. Diffondendosi poi nel presbiterio, il carisma dell’unità
saprà promuovere la solidarietà nell’intero popolo di Dio e diventerà, da una
parte, incentivo di nuove vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, mentre
costituirà, dall’altra, per la stessa comunità civile efficace stimolo alla
riconciliazione e al dialogo.
6. Carissimi Fratelli e Sorelle! Questo pellegrinaggio, che vi vede in questi
giorni riuniti insieme per pregare e riflettere, possa confermare ciascuno di
voi nella fede. Vi rinfranchi nel cammino intrapreso e vi sia di incoraggiamento
nel superare ogni ostacolo e difficoltà sul sentiero della vostra missione al
servizio di Cristo e dell’uomo.
Vi sostenga l’intercessione di Maria Santissima che, con il titolo di Nostra
Signora dell’Orto, veglia come Patrona sulle vostre Comunità.
Vi accompagni anche l’assicurazione del mio ricordo nella preghiera e la
speciale benedizione, che estendo di cuore all’intera diocesi di Chiavari, con
uno speciale pensiero per gli ammalati e i giovani.
© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana
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