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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DELL
AUSTRALIA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 9 ottobre 1993

 

Sua Eminenza,
Cari fratelli nell’Episcopato,

1. Con “l’amore di Cristo Gesù” (Fil 1, 8), saluto voi, il secondo gruppo di Vescovi australiani presenti quest’anno a Roma per la visita “ad limina Apostolorum”. Ringrazio di cuore il nostro Padre celeste per la nostra “cooperazione alla diffusione del Vangelo” (Fil 1, 5) e per la comunione di fede e di carità che ci unisce nel servizio al popolo di Dio. Vi chiedo di esprimere a tutto il clero, ai religiosi e ai laici delle vostre Diocesi la mia sollecitudine per la loro continua crescita nella grazia e nella santità della vita.

Il mio incontro con i Vescovi australiani che sono stati qui in maggio ha rappresentato un’opportunità di riflettere sulla natura del triplice servizio episcopale e su alcuni effetti pratici per il suo esercizio nella società contemporanea. L’identità del vescovo quale sacerdote, maestro e pastore del gregge di Cristo è un dono che abbiamo in comune, poiché l’Ordine episcopale è collegiale per sua natura e significato (cf. Lumen gentium, 22). È nell’ambito della nostra comune responsabilità di adempimento al mandato del Signore per la predicazione universale della Buona Novella (cf. Mc 16, 15) che formulò le seguenti riflessioni, per incoraggiarvi nel vostro ministero pastorale.

2. Ricordo la mia conversazione con i giovani, svolta via radio, durante il volo per Darwin nel corso della mia visita pastorale nel vostro paese nel 1986. Un bambino mi chiese “Qual è la cosa più difficile nel fare il Papa?”, e io risposi: “Vedere che così tante persone non accettano l’amore di Gesù, non sanno chi è veramente e quanto li ama” (Incontro durante il volo con la Katherine School of the Air, 29 novembre 1986). Anche se questa risposta è stata formulata in modo tale da essere compresa da un bambino, coglie l’essenza di quel che implica la nostra chiamata all’evangelizzazione. Esistiamo per predicare Cristo. Tutta la forza dei nostri cuori e delle nostre menti deve essere consacrata a farlo conoscere, a condividere con gli altri “il verbo della vita... la vita eterna, che era presso il padre e si è resa visibile a noi” (1 Gv 1, 2). La persona e il messaggio di Gesù sono la forma e la sostanza, l’inizio e la fine, l’ispirazione e la ricompensa di tutto il nostro ministero.

I pastori devono comprendere nella luce della fede il contesto culturale nell’ambito del quale adempiono al loro servizio, in modo che possano giudicare correttamente i modi più efficaci per presentare il messaggio del Vangelo ai loro discepoli. “Leggere i segni dei tempi” significa identificare i valori e le correnti nell’ambito della società che si conformano positivamente allo spirito del Vangelo e quelli che, al contrario, sono in contrasto con l’insegnamento dato da Cristo, e che formano barriere al consenso della fede. La fedeltà alla grazia battesimale richiede che i membri della Chiesa evitino l’assimilazione ai valori, alle opinioni o ai modelli di comportamento del loro ambiente sociale che sono in conflitto con la vita cristiana. Come ci ricorda San Paolo, i cristiani non dovrebbero conformarsi alla mentalità di questo secolo” (Rm 12, 2). È piuttosto il mondo che deve conformarsi a Cristo. In quanto Vescovi il vostro discernimento e la vostra guida sono essenziali.

3. Una delle manifestazioni più chiare della “novità” della vita in Cristo è la vita di famiglia vissuta in conformità con l’esortazione del Salvatore al ripristino del disegno originario di Dio per questa realtà umana fondamentale (cf. Mc 10, 6-9). La rinnovata consacrazione vostra e dei vostri sacerdoti alla sollecita cura pastorale dei giovani e delle coppie fidanzate e sposate, specialmente per mezzo di una solida e approfondita catechesi, aiuterà il popolo di Dio in Australia a recare questa testimonianza della quale c’è tanto bisogno. L’esortazione apostolica Familiaris consortio invita ogni Vescovo a consacrare alla cura pastorale della famiglia “interessamento, sollecitudine, tempo, personale, risorse, soprattutto, però, appoggio personale alle famiglie e a quanti, nelle diverse strutture diocesane, lo aiutano nella pastorale della famiglia” (n. 73). Desidero incoraggiare voi e i vostri fratelli nell’Episcopato a portare avanti i vostri sforzi in questo campo, rendendovi conto dell’importanza di una solida vita familiare per il futuro della Chiesa, come anche per il futuro della società stessa.

4. In un tempo in cui potenti forze sono all’opera per portare avanti una “cultura di morte” è obbligatorio per i pastori e i fedeli della Chiesa proclamare coraggiosamente e senza ambiguità la santità della vita umana dal momento del concepimento al momento della morte naturale. Nessuna vita umana è mai priva di significato. Al nascituro va garantito il diritto alla vita: l’integrità fisica e mentale di chi è malato in modo incurabile e di chi è gravemente handicappato deve essere inviolabile; i malati terminali devono essere sostenuti e assistiti nel pieno rispetto della loro dignità.

La recente Giornata Mondiale della Gioventù a Denver ha mostrato quanto profondamente i giovani sentano il valore della vita e la difesa del diritto alla vita. Hanno una spontanea percezione del fatto che le manifestazioni della “cultura di morte” non rappresentano un progresso verso un mondo migliore e una vita più dignitosa per la gente, come invece spesso si pretende che siano. Sono, piuttosto, il prodotto dell’oscuramento della coscienza morale che si verifica quando certe teorie antropologiche ed etiche del comportamento umano o esagerazioni della libertà distorcono la vera luce della coscienza: la luce attraverso la quale l’individuo percepisce, come si dice nella recente Enciclica Veritatis splendor “quella luce originaria sul bene e sul male, riflesso della sapienza creatrice di Dio, che, come una scintilla indistruttibile (“scintilla animae”), brilla nel cuore di ogni uomo” (n. 59). Uno dei principali servizi che la Chiesa può rendere all’umanità, in questo è quello di insegnare la vera natura della coscienza, difendere l’universalità e la validità permanente delle norme morali, e promuovere un senso genuino della libertà umana. Il preciso scopo della nuova Enciclica è presentare l’insegnamento della Chiesa su tali questioni fondamentali che sono al centro della crisi morale che colpisce la società contemporanea.

5. In un ambiente molto secolarizzato, l’annuncio del Regno di Dio attraverso la testimonianza di donne e uomini religiosi acquista grande importanza, e io desidero invitarvi a rivolgere una rinnovata attenzione alla promozione e alla cura della Vita Religiosa nel vostro Paese. La pratica dei Consigli Evangelici “testimonia la vita nuova ed eterna, acquistata dalla redenzione di Cristo, e meglio preannunzia la futura risurrezione e la gloria del Regno Celeste” (Lumen gentium, 44). Il ruolo particolare del religioso nell’annunciare questi elementi fondamentali del messaggio evangelico giustifica ampiamente la diffusione delle vostre iniziative, sia nelle vostre diocesi sia attraverso la vostra Conferenza Episcopale, per incoraggiare sempre più giovani uomini e donne a rispondere generosamente alla vocazione verso Istituti di Vita Consacrata e Società di Vita apostolica.

Questo è il momento giusto per esprimere ancora una volta l’apprezzamento della Chiesa nei confronti di tutto ciò che i religiosi devoti in Australia hanno realizzato attraverso le scuole, gli ospedali e altre opere e istituzioni. Questo grande servizio offerto al popolo di Dio si è rafforzato laddove le comunità religiose hanno risposto in maniera appropriata all’esortazione del Concilio per un rinnovamento operato attraverso una maggiore fedeltà al Vangelo, la riacquisizione del loro carisma fondante e un rinnovato impegno negli elementi essenziali della Vita Religiosa. Il vostro consolidare questi buoni frutti, così come il vostro sostegno agli individui e alle comunità in difficili situazioni di scelta, sono una parte necessaria e significativa del vostro ministero episcopale nei confronti dei religiosi delle vostre diocesi.

6. La natura essenziale del ministero sacerdotale nella vita della Chiesa esorta tutta la comunità cattolica a preoccuparsi della diminuzione del numero di coloro che rispondono alla chiamata di Dio a divenire sacerdoti. Come avete già mostrato, i vostri grandi sforzi per la chiamata al sacerdozio, accompagnata dall’impegno per una scelta rigorosa, hanno portato a dei risultati. Dovete seminare e coltivare: il Signore farà crescere (cf. 1 Cor 3, 7). Come testimoniano i rapporti preparati in occasione di questa visita quinquennale, voi siete consapevoli della necessità di una maggiore attenzione verso tutti gli aspetti della chiamata vocazionale, inclusi il maggior numero di candidati al sacerdozio che affrontano la formazione dopo essersi impegnati in professioni secolari e la formazione di quei seminaristi legati ad altre istituzioni educative.

Le pressioni per inserire i candidati più anziani in un programma abbreviato devono tener conto del fatto che i sacerdoti hanno bisogno di quelle esperienze di formazione spirituale, intellettuale, umana e pastorale che la Chiesa ha voluto si distribuissero in un intero corso di studi filosofici e teologici (cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 250). Abbreviare o eliminare qualsiasi aspetto fondamentale della formazione sacerdotale significa mettere il futuro sacerdote nella condizione di non essere del tutto in grado di soddisfare le urgenti necessità della vita e del ministero sacerdotali. Inoltre, quando un seminario è affiliato ad un altro istituto di istruzione superiore, in particolare se a carattere ecumenico, il Vescovo ha un obbligo particolare di assicurare che il corso di studi sia, adatto alla natura specifica del ministero sacerdotale nella Chiesa Cattolica. È in gioco l’autentica comprensione del sacerdozio da parte del candidato e la sua assimilazione delle convinzioni, degli atteggiamenti e dei comportamenti necessari per una vita sacerdotale degna e virtuosa.

L’esperienza delle generazioni passate, attestata da prove concrete, indica che la grazia di una vocazione sacerdotale si manifesta spesso molto presto nella vita di un giovane, in modi specifici della sua età. Ciò sottolinea la necessità di fornire una cura pastorale a coloro che avvertono le prime emozioni di una vocazione, una cura pastorale che li aiuterà a individuare questi segni e li sosterrà nel tentativo di assecondarli (cf. Pastores dabo vobis, 8-9,40). Di conseguenza, varie forme di lavoro pastorale per le vocazioni dovrebbero costituire parte integrante della catechesi dei bambini e degli adolescenti.

7. Nei vostri sforzi tesi a rafforzare la Chiesa nella sua missione di evangelizzazione, molti di voi, come anche i Vescovi in altre parti del mondo, si stanno avvalendo di processi volti alla distribuzione di risorse e alla pianificazione del futuro. Tali procedure e strategie, spesso prese in prestito da istituzioni secolari, possono essere utili fintanto che si prefiggono un nuovo proposito e stabiliscono un nuovo principio interno nel contesto della vita della Chiesa. Poiché la Chiesa è il segno evidente della comunione dell’uomo con la Santa Trinità, tali procedure, come tutte le strutture consultive di cui ci avvaliamo, devono servire a rafforzare i vincoli di comunione ecclesiale.

Mentre si consulta con gli altri in buona fede e li ascolta con uno spirito di autentico dialogo, un vescovo non può mai trascurare il suo ufficio magisteriale. Come “il principio visibile e il fondamento dell’unità” (Lumen gentium, 23) nella sua Chiesa particolare, egli, come Cristo, parla con autorità (cf. Mt 7, 29). E questa grazia gli viene offerta cosicché egli possa confermare la fede dei discepoli e correggere i loro errori “In ogni occasione opportuna e non opportuna” (2 Tm 4, 2).

8. Cari fratelli, il Terzo Millennio si avvicina. Noi dovremmo ricordare le parole del Signore circa l’abbondanza della messe che deve essere raccolta attraverso il nostro servizio verso il Vangelo (cf. Mt 9, 37). Siamo chiamati a dedicarci con rinnovato vigore all’opera di condivisione della luce della verità con tutti gli uomini e le donne. Io prego affinché attraverso il vostro pellegrinaggio alle Tombe dei Santi Apostoli Pietro e Paolo lo Spirito di Dio vi rafforzi per l’opera della Nuova Evangelizzazione. Affido voi, i vostri sacerdoti, i religiosi e i laici all’amorevole intercessione di Maria, Madre del Verbo Incarnato, e imparto la mia benedizione apostolica come supplica di grazia e di pace nel suo Figlio Divino.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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