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VISITA ALLA PARROCCHIA DEL PREZIOSISSIMO SANGUE
DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 17 ottobre 1993

 

Ai bambini della parrocchia 

Vorrei salutarvi tutti: “Sia lodato Gesù Cristo”. In Gesù Cristo saluto tutti. Vi ringrazio per la vostra presenza, per la vostra accoglienza molto calorosa, e poi per le parole belle, per i fiori – parole e fiori insieme – che mi hanno offerto i vostri rappresentanti. Belle parole, molto accorate, su quello che voi siete e anche su quello che voi chiedete al Papa.

Voi tutti siete cristiani, grazie a Dio. È una parrocchia della Chiesa di Roma. Cosa vuol dire cristiani? Vuol dire battezzati. Quando sono passato in mezzo a voi, Monsignor Dieci, vostro ex parroco, mi ha detto: “lo li ho battezzati tutti”. Era molto contento di essere colui che vi ha battezzato. Vorrei farvi una domanda facile. Che giorno è oggi? Domenica. Noi la celebriamo come festa principale dell’anno, della settimana. Perché celebriamo la domenica?  

Dopo la simpatica risposta di un bambino – “Perché è la festa dei lavoratori!” – il Papa così prosegue.  

Questo è bello: la festa dei lavoratori. Celebriamo la domenica perché i lavoratori hanno il riposo, grazie a Dio. Ma noi celebriamo la domenica come festa dei cristiani. Perché? Perché è il giorno del Signore. Quale Signore? Dio Padre o Dio Figlio? Dio Padre e Dio Figlio, perché è il giorno che ci ricorda ogni settimana la Risurrezione di Gesù. La Risurrezione è il più grande evento della storia dell’umanità, perché sappiamo bene che dopo il peccato originale, il peccato dei primi uomini, la morte ha dominato la vita dell’uomo. Tutti muoiono. Invece Gesù ci ha dato testimonianza della vita risorgendo dopo la morte, l’unico. Così la domenica ha sempre un significato trascendente, un significato più grande: ci ricorda, ci ripresenta la risurrezione di Cristo. Ma poi, ancora, quale motivo c’è per celebrare la domenica?  

Un bambino risponde: “Quando la mattina ci svegliamo, pensiamo sempre al Signore e la domenica per pregare tutti insieme il Signore andiamo in chiesa”. Il Papa allora prosegue.

Bello, questo è vero. Voi siete venuti in chiesa. Ma il motivo di questo viene dai tempi primitivi, dal momento in cui è iniziata la Chiesa.  

Una bambina dice: “Dio quando ha creato il mondo ha scelto la domenica come giorno festivo, per il riposo”. Giovanni Paolo II continua.  

Tutto quello che voi dite è giusto, ma c’è un motivo specifico in questa giornata. Cinquanta giorni dopo la Risurrezione, quando Gesù ha manifestato la potenza della vita che è in Lui, ha mandato lo Spirito Santo. Era domenica, giorno di Pentecoste, cinquanta giorni dopo la Risurrezione. E questo lo festeggiamo in particolar modo: festeggiamo il giorno del Signore, festeggiamo il giorno del riposo, come avete detto bene – Dio si è riposato dopo aver creato l’universo – ma festeggiamo come cristiani la Risurrezione di Cristo e la discesa dello Spirito Santo. E così, attraverso questi due eventi principali, noi siamo cristiani, ciascuno di noi come battezzato, ma tutti insieme siamo una famiglia, siamo la Chiesa. La Chiesa viene da Gesù Cristo, che ha inaugurato questa Chiesa con la sua passione, con la sua morte in croce, con la sua Risurrezione soprattutto. E poi la Chiesa viene dallo Spirito Santo, che ha inaugurato la Chiesa con la sua discesa sugli Apostoli dando loro la forza di portare avanti il Vangelo, il compito che Gesù gli ha lasciato. E chi era il primo che faceva battezzare gli uomini e le donne riuniti intorno al Cenacolo in Gerusalemme? Pietro era il primo. Poi Pietro è venuto da Gerusalemme a Roma e così ha portato questa Chiesa qui a Roma con la sua presenza.

Vi ringrazio per la vostra partecipazione per il vostro interesse, per queste risposte che si completavano a vicenda. Così siamo stati anche introdotti tutti nella celebrazione festiva domenicale della Santissima Eucaristia. Una benedizione a tutte le famiglie... il ragazzo che ha parlato e che si prepara alla prima comunione è un buon oratore! Egli sa che porta il nome di un Apostolo.  

Al Consiglio Pastorale 

Subito dopo la celebrazione eucaristica, il Papa incontra in una sala del complesso parrocchiale i membri del Consiglio Pastorale del Preziosissimo Sangue. Dopo il saluto rivoltogli da uno dei presenti, il Santo Padre pronuncia le seguenti parole.  

Grazie di cuore per queste parole, per questa presentazione, per questa panoramica molto profonda della vostra vita, dei vostri impegni come comunità parrocchiale dedicata al Preziosissimo Sangue di Gesù. Oggi io non posso non ricordare ancora la prima visita fatta nella Parrocchia di San Francesco Saverio alla Carbatella. Era il 1978 agli inizi di dicembre. Era Vicario di Roma il Cardinale Ugo Poletti. Non posso non ringraziare per quella guida e per quel primo incontro con la comunità parrocchiale, e anche con il Consiglio parrocchiale, che poi si è prolungato in tutte le parrocchie. Il Cardinale Vicario dice che adesso siamo ad oltre duecento parrocchie, anzi 221. Grazie a Dio per questo cammino per le tante visite, per i tanti incontri, per i tanti Consigli Pastorali. Voglio appunto ringraziare tutte le parrocchie di Roma tutti i Parroci e i loro collaboratori, tutti i Consigli Pastorali che mi hanno ospitato in questi anni e hanno presentato, come oggi, la realtà parrocchiale in modo molto profondo. Così anche, con una breve visita, posso essere, almeno un poco, Vescovo di Roma... Il Cardinale mi dà sempre consolazione: dice che lo sono abbastanza. Ma io dico sempre che lo sono un poco solamente. Il Papa non potrebbe avere questo compito universale, non potrebbe fare queste visite fuori Roma o fuori Italia se non fosse Vescovo di Roma. Questo è il vostro vanto: lo dovete sempre tener presente tutti i romani e specialmente tutte le parrocchie e i Consigli Pastorali delle parrocchie. Tanti auguri al vostro parroco predecessore e al vostro parroco attuale. Che il Signore vi benedica!  

Ai giovani della parrocchia 

Prima di congedarsi dalla comunità, il Papa incontra il folto gruppo di giovani della parrocchia del Preziosissimo Sangue radunati nel teatro. Uno di loro saluta il Papa presentandogli difficoltà e speranze delle nuove generazioni. A queste parole Giovanni Paolo II così risponde.  

Facciamo un passo indietro. Con i giovani è rischioso fare passi indietro, perché loro vanno sempre avanti. Ma questo passo non va molto lontano, solamente di tre mesi. Il vostro collega che ha parlato tanto bene ha citato Denver. Io vorrei tornare là. Forse anche qualcuno di voi era a Denver. Certamente io ero lì e anche il Cardinale era là. Non potevo non esserci; è grazie a Dio che ho potuto essere insieme con questi giovani americani soprattutto, ma non solamente: americani di lingua inglese, americani di lingua spagnola, poi tanti europei, molti italiani, francesi, tedeschi, fino ai Paesi asiatici, non dell’Oceano Pacifico, ma del centro: Kazakistan, Novosibirsk, qualche rappresentante c’era.

Penso che questo avvenimento è importante per voi tutti per tutti i giovani del mondo perché è stata la Giornata Mondiale della Gioventù. Quello che voglio dire – che forse può essere incoraggiante per voi e per il vostro collega che ha chiesto incoraggiamento – è il fatto che dopo Denver, durante questi ultimi mesi, settimane, ho incontrato molti Vescovi americani, che sono venuti e che vengono ancora in visita “ad limina”: americani degli Stati Uniti, americani canadesi. E tutti parlano di Denver. Io non lo chiedo, non li “provoco”; tutti parlano spontaneamente dei giovani. E sento che questi Vescovi americani si sono “ringiovaniti” grazie ai giovani hanno ripreso il coraggio, la forza, la speranza.

Allora se volete un incoraggiamento è questo: in voi si trova questa forza questa speranza, che non è non solamente per la vostra stessa vita, ma anche per darla degli altri. Tutto si riassume nelle parole che a Denver sono state programmatiche, le parole di Gesù: “Io sono venuto perché abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza”. La vita è sempre la parola più piena, dice tutto. Vi auguro di riflettere su questa parola su questa realtà della vita, così diversificata nella creazione anche in noi così diversificata: da quella che è la vita dell’organismo del corpo, fino a quella che è la vita dello spirito, la vita spirituale, soprannaturale, la partecipazione alla vita divina. È un programma vastissimo. Vi auguro di non perdere mai questo programma, questo grande progetto evangelico della vita e questa prospettiva. Una benedizione come ha chiesto il vostro collega. Camminiamo con i giovani per ringiovanirci!

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 

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