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VIAGGIO PASTORALE IN LITUANIA, LETTONIA ED ESTONIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL CLERO, AI RELIGIOSI E AI SEMINARISTI

Cattedrale di San Stanislao a Vilnius (Lituania)
Sabato, 4 settembre 1993

 

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Rendo grazie al Signore per il dono di questo incontro, particolarmente atteso e desiderato. Saluto con gioia ciascuno di voi, come pure i sacerdoti, i religiosi e le religiose che l’anzianità o la malattia ha trattenuto a casa, mentre sento spiritualmente presenti i defunti, che dal cielo accompagnano il cammino della Chiesa per la quale hanno speso le loro energie, e talora anche donato la vita.

Sono particolarmente lieto che questo nostro primo incontro abbia luogo nella cattedrale di Vilnius, chiusa nel 1950 e restituita al culto nel 1989. In questo tempio, ove palpita l’anima della Nazione lituana, vengono gelosamente conservate le spoglie mortali di San Casimiro, riportate nella cappella a lui dedicata il 4 marzo 1989. Dinanzi ad esse mi sono fermato poc’anzi in preghiera, ringraziando il vostro Patrono per avermi concesso la gioia di essere tra voi.

Come non ricordare, in questo momento così familiare, la schiera numerosa dei Vescovi e dei Sacerdoti che, con eroica fedeltà, hanno consacrato la loro esistenza al Vangelo? Innanzitutto il Beato Giorgio Matulaitis, Ordinario di Vilnius dal 1918 al 1925 che io stesso ho avuto la sorte di elevare agli onori degli altari nel 1987. Ed inoltre l’Arcivescovo Julijonas Steponavicius, impedito nella sua missione dal 1961 al 1988, quando finalmente poté riprendere la guida pastorale dell’Arcidiocesi. Morì nel 1991 ed è sepolto in questa stessa cattedrale. Ricordo pure l’Arcivescovo Mecislovas Reinys, nominato coadiutore di Vilnius nel 1940, arrestato nel 1947 e morto martire nel 1953 nella prigione di Vladimir, in Russia.

La loro testimonianza è incoraggiamento e sostegno per il cammino che attende la Chiesa della Lituania.

2. Carissimi fratelli e sorelle, alle vostre spalle c’è un lungo periodo durante il quale la fede è stata duramente provata come nel crogiolo il metallo prezioso. Ma all’ora del forzato silenzio su Dio segue adesso il tempo della coraggiosa proclamazione del Vangelo e della costruzione del Regno mediante la vostra personale testimonianza. La sofferenza e la Croce non scompaiono: alle prove di ieri ne seguiranno certamente altre oggi e domani. La fatica dell’evangelizzazione assumerà forme diverse, ma resterà sempre espressione dell’identica Croce di Cristo, quella Croce che svetta sui templi e deve regnare nel cuore di ogni credente. Voi dovete confrontarvi con l’incomprensione di quanti, condizionati da un’educazione atea, hanno forse smarrito – almeno momentaneamente – la sensibilità religiosa. Dovete fare i conti con l’indifferenza, l’incomprensione, le tendenze secolarizzanti, l’isolamento psicologico in una società sottoposta a profonde trasformazioni. Dovete, in particolare, misurarvi col fenomeno preoccupante delle sette, la cui affermazione è favorita dalla diffusa disinformazione religiosa.

Dopo aver celebrato pochi anni or sono il sesto centenario del suo battesimo, la Lituania attraversa un momento delicato della sua lunga e nobile storia. Nota come “terra delle croci”, perché i suoi campi e le sue strade ne erano pieni, essa è diventata purtroppo un calvario per tanti suoi figli.

Ora, all’alba di un’epoca di rinnovata speranza, è importante che specialmente il Sacerdote sia considerato dai suoi connazionali come fratello del Redentore, morto sulla Croce e risorto. Configurato a Cristo crocifisso, egli è chiamato ad essere l’uomo del perdono e della riconciliazione.

3. Carissimi sacerdoti, siate i buoni samaritani dei vostri fratelli che portano il peso di un passato dominato dal sospetto e dalla delazione, di lunghi anni di silenzio su Dio e perfino di subdola azione contro Dio. A voi è domandato di contribuire a ricostruire il tessuto sociale ed umano del vostro Paese con paziente amore e tenace passione apostolica.

Per voi non ci siano né vincitori né vinti, ma uomini e donne da aiutare ad uscire dall’errore, persone da sostenere nello sforzo di riscatto dagli effetti, anche psicologici, della violenza, del sopruso, della violazione dei diritti umani. Ai “vinti” è urgente ricordare che non basta adeguarsi alle mutate situazioni sociali: occorre piuttosto la conversione sincera e, se necessario, l’espiazione. Ai “vincitori” va rinnovata l’esortazione al perdono, perché si affermi la pace autentica che deriva dalla sequela del Vangelo della misericordia e della carità.

Ecco, allora, il momento di prendere più seria consapevolezza delle radici teologali del vostro ministero presbiterale. Affinché il mondo creda, i Sacerdoti devono essere più che mai gli “uomini della Trinità”.

Il Sacerdote, figlio del Padre celeste, è chiamato a riflettere nel quotidiano la paternità di Dio. Non a caso l’appellativo, che assai di frequente il “sensus fidelium” vi attribuisce, è proprio quello di Padre.

Figli del Padre “che siede nell’alto / e si china a guardare / nei cieli e sulla terra” (Sal 113, 5-6), siate in prima fila nel servire i fratelli, condividendo con loro i problemi e le difficoltà di questa Lituania che rinasce. Fate vostri i sentimenti di Cristo, Maestro e Salvatore, che non è venuto ad essere servito ma a servire (Mc 10, 45). Date testimonianza di distacco e di generosità. La povertà evangelica, dal Signore richiesta a quanti vogliono seguirlo da vicino (Mt 19, 29), è sorgente di fecondità apostolica e di felicità personale. Siate generosi e la vostra larghezza d’animo sia esempio e seme di fraternità.

Radicati nella paternità di Dio, proclamate al mondo che solo l’amore, quell’amore che lo Spirito Santo riversa nei cuori dei credenti (cf. Rm 5, 5), può offrire basi solide alla costruzione della città terrena, dando senso e fecondità anche alle rinunce e alle prove.

4. Come il Buon Pastore, accogliete e andate incontro ad ogni persona. Tutti, ma particolarmente i giovani, cercano dei “Padri spirituali”, delle guide illuminate, dei maestri di coerenza evangelica. Ascoltare, incoraggiare, sostenere e guidare con sicurezza il popolo di Dio sui sentieri della verità e della santità: è questa la vostra missione, che domanda ovviamente da parte vostra una costante ricerca di fedeltà e di amore a Cristo, redentore dell’uomo. Abbiate sempre dinanzi a voi l’esempio di Gesù e con il divino Maestro intessete un quotidiano colloquio di ascolto e di docile sequela, così da essere strumenti dello Spirito Santo che Egli ha inviato.

Il Sinodo straordinario a vent’anni dal Concilio Vaticano II così si è espresso: “Poiché la Chiesa in Cristo è mistero, deve essere considerata segno e strumento di santità. Per questo motivo il Concilio ha proclamato la vocazione di tutti i fedeli alla santità (cf. Lumen Gentium, 5). La chiamata alla santità è un invito ad un’intima conversione del cuore ed a partecipare alla vita del Dio uno e trino... I santi e le sante sempre sono stati fonte e origine di rinnovamento nelle più difficili circostanze in tutta la storia della Chiesa. Oggi abbiamo grandissimo bisogno di santi, che dobbiamo implorare da Dio con assiduità” (Sinodo dei Vescovi, Relazione finale dell’Assemblea straordinaria a 20 anni dal Concilio Vaticano II, II, A, 4).

Carissimi, il vostro ministero è un dono di Dio al servizio della santità del suo popolo. E come potrete educarlo alla perfezione cristiana, se non vi lascerete voi per primi formare dallo Spirito Santo? Chiedete con umiltà e costanza allo Spirito la grazia della santità. E fatela chiedere ad altri, specie alle anime più sensibili e ai sofferenti, cirenei della Croce di Cristo.

La santità richiesta al Sacerdote non è una santità formale, limitata alla sacralità dei gesti del suo ministero. Essa consiste nella progressiva identificazione con Cristo e con la volontà del Padre nei suoi piani provvidenziali. Santo è il Sacerdote che compie docilmente la volontà di Dio. Poco importano le coordinate di tempo e di spazio. L’identificazione con Cristo va ricercata nelle parrocchie di città come in quelle di campagna. In ogni luogo e in ogni ora il presbitero è chiamato a svuotarsi di se stesso per riempirsi sempre più di Dio.

Il popolo di Dio, animato dall’unico Spirito di Cristo, sa scorgere nella paternità spirituale del Sacerdote la motivazione profonda del celibato, che la Chiesa latina chiede ai propri ministri. Con lo sguardo della fede, i cristiani sanno riconoscere nella consacrazione verginale di quanti sono chiamati al ministero sacerdotale e alla vita religiosa una fiamma capace di dare calore e luce al mondo. Il celibato non è perciò una rinuncia; è anch’esso un’affermazione di amore sponsale, che, come tale, esige totalità di donazione. È proprio da tale amore libero e generoso scaturisce un rinnovato vigore spirituale per il vostro servizio apostolico.

5. Carissimi sacerdoti! La cura pastorale richiede, in questo momento storico, che prestiate attenzione ai bisogni sociali del vostro popolo.

Il Signore vi chiede oggi, come fece con i Dodici (Mt 14, 17), di aiutarlo a “sfamare la folla”, distribuendo i pani e i pesci, talvolta drammaticamente scarsi, ma che Egli sa moltiplicare. Non tralasciate pertanto di approfondire la dottrina sociale della Chiesa, all’interno della quale i vostri fedeli potranno trovare elementi validi e stimoli incoraggianti per risolvere le attuali questioni più urgenti del Paese, dopo un così lungo periodo di forzato silenzio sociale. La Chiesa non pretende di tracciare vie di gestione concreta della società. La sua dottrina però contiene salutari principi e criteri atti a guidare le scelte programmatiche e le decisioni operative. Essa offre alla Lituania il contributo di un ricchissimo patrimonio di valori ispirato, in definitiva, all’annunzio di salvezza contenuto nella Parola di Dio e rivelato in Gesù Cristo.

6. Può, tuttavia, accadere che proprio da questo desiderio di servire l’uomo nella sua dimensione sociale oltre che privata, scaturiscano situazioni di frizione o di sospetto tra la Chiesa e gli esponenti del potere politico. Anche voi, Sacerdoti lituani, ne avete fatto l’amara esperienza in tempi non lontani. Durante il periodo dell’occupazione, era vietato predicare il Vangelo ed impegnarsi socialmente in favore del povero. Con il ritorno alla democrazia c’è da augurarsi che i rapporti tra Chiesa e Stato si sviluppino secondo criteri di reciproco rispetto, resistendo alle tentazioni sia del laicismo che del clericalismo. Né lo Stato infatti deve invadere lo spazio che la Costituzione e le Convenzioni internazionali riconoscono alla religione né i Sacerdoti, nell’esercizio della loro missione evangelizzatrice, devono intervenire nella politica dei partiti o nella gestione diretta della Nazione. Alla pari di tanti altri Stati in Europa e nel mondo, anche la vostra Patria potrà trarre grandi vantaggi da un sincero dialogo tra la Chiesa e lo Stato, quando da una parte i legittimi rappresentanti del popolo lituano rispettino lealmente la libertà della comunità ecclesiale e i ministri di questa, dall’altra, s’astengano da ogni forma di indebita ingerenza nell’ambito proprio delle pubbliche Istituzioni.

7. Un altro aspetto del vostro ruolo di pastori d’anime in Lituania mi preme qui sottolineare. Si tratta dell’acquisto e del consolidamento delle cosiddette virtù umane, che il Sacerdote deve coltivare prima di tutto nella propria vita, per poi educare ad esse il popolo affidato alle sue cure.

Dopo ogni rivolgimento sociale di grande portata, l’uomo appare ferito nei suoi comportamenti e anche nella sua anima. In simili momenti è più che mai importante che le persone consacrate diano viva testimonianza della stretta interdipendenza che vi è tra virtù teologali e virtù umane, dalla cui sintesi scaturisce un’umanità nuova, riconciliata con se stessa. Lealtà, onestà, laboriosità, ordine, fiducia negli altri, spirito di servizio, cordialità, rispetto, distacco, generosità, senso della giustizia e della responsabilità, equilibrio, serenità, sincerità: ecco alcuni tratti caratteristici dell’“uomo nuovo”.

Coltivate, fratelli carissimi, queste e altre simili virtù nell’impegno ascetico del vostro cammino di santità. La loro pratica è il primo contributo alla promozione dell’uomo nuovo, di cui la vostra Patria ha bisogno per avviarsi verso traguardi di prosperità e di pace.

8. Carissime religiose, voglio ora rivolgervi un pensiero speciale, accompagnato da profonda gratitudine per l’azione da voi svolta negli anni difficili del recente passato. Conosco la vostra vita nascosta, il vostro sacrificio silenzioso, la vostra sofferenza. Quanto avete sofferto! E con quanta fedeltà avete continuato nella vostra missione! Durante la dura oppressione siete state veramente “il sale della terra” che ha dato coraggio ed ha sostenuto i fedeli, conservando viva la fede, la speranza e la carità.

Carissime sorelle, il Papa comprende le vostre attuali difficoltà e prega per voi perché non vengano a mancarvi le forze e il vigore per rinnovarvi, adattando il vostro stile di vita e di apostolato alle mutate situazioni della Chiesa e della società. Il Concilio Vaticano II ha ricordato che la vita consacrata è un grande dono per la missione della Chiesa nel mondo. Al presente viene chiesto agli Istituti dediti alle varie opere di apostolato autentica santità effettiva condivisione comunitaria azione apostolica e testimonianza di carità (cf. Perfectae caritatis, 8). Il Signore vi guidi in questo tempo di profondi mutamenti sociali ed indichi a ciascuna Famiglia religiosa la via su cui camminare per corrispondere meglio al disegno divino.

C’è oggi bisogno di persone consacrate, che con la preghiera, il sacrificio e le attività loro proprie contribuiscano efficacemente alla auspicata rinascita spirituale della Lituania. A tal fine è indispensabile una formazione delle aspiranti alla vita religiosa rispondente alle odierne circostanze, assai diverse fortunatamente da quelle del passato regime totalitario.

9. Una parola anche a voi, carissimi candidati al sacerdozio. A voi pure è necessaria una salda ed illuminata formazione, sostenuta dalla costante ricerca di Dio. A voi è chiesta la stessa santità necessaria al Sacerdote, altrettanta disponibilità e generosità. Lucerne ardenti di carità e di santità: ecco quale deve essere il vostro progetto di vita.

Guardate a Maria, tempio della Trinità, che qui in Lituania venerate con particolare devozione nei Santuari di Auros Vartu e di Šiluva, inclusi nel programma del mio pellegrinaggio! Guardate a Lei voi, Sacerdoti e aspiranti alla vita presbiterale, voi, Religiosi e Religiose e quanti Iddio chiama a lavorare nella sua vigna.

Figlia del Padre e Madre di Cristo, Maria è Madre della Chiesa e Regina degli Apostoli. Sul Calvario, Ella fu data come Madre da Cristo stesso a tutti noi, rappresentati da Giovanni. Con Maria pregavano gli Apostoli, quando su loro discese lo Spirito Santo, il giorno della Pentecoste. A Maria vi affido tutti, affinché il vostro servizio di amore produca frutti abbondanti di vita evangelica. Ne avranno beneficio la Chiesa e la vostra Patria.

Vi sia di conforto e sostegno la mia benedizione.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana     

 

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