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VIAGGIO PASTORALE IN LITUANIA, LETTONIA ED ESTONIA

PREGHIERA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
SULLE TOMBE DEI MARTIRI DELL’INDIPENDENZA

Vilnius (Lituania) - Domenica, 5 settembre 1993

 

1. Signore della vita e della morte,
che hai voluto farti uomo per redimere l’uomo
mediante la morte sulla Croce;
Cristo, morto e risorto,
che ti sei sottoposto all’incomprensione,
alla persecuzione e alla condanna da parte dei potenti;
che, dopo essere passato tra noi
facendo del bene a tutti con la parola e l’azione,
sanando i malati e sfamando gli affamati,
ti sei lasciato inchiodare sulla Croce,
rivolgi dall’alta tua gloria lo sguardo su queste croci
che ricordano ai figli della Lituania le ultime vittime
della dolorosa esperienza del loro recente passato.

Un’esperienza fatta di sofferenze,
di imposizioni, di repressioni,
ma ricca anche di speranze mai annientate,
di desideri di libertà mai svaniti,
di slanci di una fede cristiana profondamente radicata,
che ha rifiutato di piegarsi alle oscure e ripetute ondate
di una violenza che ignorava Dio e umiliava l’uomo.

2. Il legno di queste croci, Signore,
è ancora fresco, perché esse sono state piantate di recente,
all’indomani del 13 gennaio 1991.

Esse ricordano la tua Croce,
nel periodo che seguì immediatamente la tua Risurrezione.

Richiamano alla mente il Calvario e il sepolcro vuoto.

Queste croci, Signore,
sono circondate da altre croci,
qui piantate con fede e cosparse di lacrime.

Molte ricordano persone care,
che si sono addormentate nella tua pace,
dopo aver consacrato la vita alla famiglia e al lavoro,
praticando una fede sincera ed operosa.

Altre croci rievocano il sacrificio
dei soldati caduti in campi di battaglia,
bagnando di sangue quelli che dovevano essere
soltanto campi di frumento, inondati dal sole e dalla speranza.

Vi sono pure, in questo cimitero,
monumenti funebri privi di croce.

3. Pellegrino di pace e di speranza
vengo a proclamare, o Signore,
la fede nella tua e nella nostra risurrezione
davanti ai sepolcri degli ultimi martiri della Lituania,
dei loro antenati e dei loro antichi avversari.

Prego anche per coloro che sulla tomba
non hanno il segno della tua Croce.

Insieme con i fratelli e le sorelle lituani,
desidero pregare e perdonare,
rinnovando la fede nella forza dell’amore
e ripudiando la tentazione della vendetta
che sempre conduce negli sterili labirinti dell’odio.

4. Fa’, o Signore, che queste croci
ricordando momenti ancor recenti di cruda violenza
e di estrema contrapposizione,
siano un silenzioso ma fermo avvertimento
contro nuove tenebrose avventure,
intraprese sotto la spinta cieca delle ideologie,
dell’orgoglio nazionale
e dell’ignoranza colpevole della dignità dell’uomo.

Che le croci messe sulle tombe di soldati caduti in guerre fratricide
diventino altrettanti pressanti inviti alla concordia e alla fratellanza.

Mai più accada che i fratelli di fede diventino avversari
perché gli interessi, la lingua, le bandiere nazionali,
le tradizioni e le passioni violente li mettono su opposte sponde.

Che le tombe prive di croci presentino
a coloro che vengono in questo cimitero per ricordare e pregare
l’estremo ammonimento di un’esperienza storica
che ha inculcato la pretesa di ignorarti, Signore,
e di creare un uomo nuovo che, lontano da Te,
si è riscoperto tanto vulnerabile, fragile e triste.

5. Le croci che rappresentano il pio ricordo di persone amate
– esse sono qui le più numerose e le più solide –
diventino stimolo per una rinvigorita fede cristiana
nei loro parenti ed amici.

Crescano su queste croci propositi di amore,
di speranza e di perdono.

Che la luce della tua Croce, o Signore,
illumini e dia senso a tutte queste altre croci.

Guardandole, ogni figlio della Lituania ricordi
che la dignità dell’uomo
– la propria e quella dei fratelli –
trova la sua prima e ultima ragione in Te,
Cristo morto e risorto,
Signore del tempo e della storia,
principio e fine di ogni umana esistenza.

Amen!  

Al termine della preghiera, il Santo Padre pronuncia in italiano le seguenti parole.  

Abbiamo pregato e benedetto tutti i sepolcri, cattolici e non cattolici, cristiani, lituani, polacchi, russi, tutti. Perché davanti a Dio, in questo grande mistero della morte, tutti siamo una sola cosa, siamo il suo popolo, siamo comunione dei Santi. Che la luce di questa comunione dei Santi illumini la vita terrena di noi tutti che ancora viviamo il nostro pellegrinaggio che ci conduce al Regno dei Cieli.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana     

 

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