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VIAGGIO PASTORALE IN LITUANIA, LETTONIA ED ESTONIA

CERIMONIA DI CONGEDO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Aeroporto internazionale di Riga (Lettonia)
Venerdì, 10 settembre 1993

 

Signor Presidente della Repubblica,
Venerati fratelli nell’Episcopato,
Signor Primo Ministro e membri del Governo,
Signori e Signore!

1. Tra poco lascerò la terra lettone, che mi ha accolto con tanta amicizia. Porterò nella memoria – e più ancora nel cuore – quanto in questi due giorni ho vissuto insieme con voi: la testimonianza di fede delle Celebrazioni eucaristiche al Parco Meca e al Santuario di Aglona; l’esperienza fraterna dei momenti di preghiera con i rappresentanti delle altre Chiese cristiane, espressione anche di una grande e comune speranza; l’incontro col mondo della cultura svoltosi ieri sera all’Università di Riga; e poi gli incontri vissuti coi Vescovi e Sacerdoti, coi Religiosi e le Religiose e coi Seminaristi. Conserverò nel mio animo anche le preoccupazioni che assillano il vostro Paese e vi assicuro che implorerò da Dio per voi la lungimiranza, la saggezza e l’audacia necessarie per affrontarle.

2. Questa visita pastorale mi ha ulteriormente persuaso che i problemi economici, politici e sociali possono trovare nel Vangelo, mediato dalla dottrina sociale della Chiesa, non certo soluzioni tecniche, ma chiari principi che le ispirino, principi condivisibili anche da chi non si considera cristiano o credente.

Prima di lasciarvi, desidero esprimere la mia gratitudine a quanti hanno preparato i vari incontri a chi mi ha manifestato idee, speranze, attese a tutti i lettoni accorsi a salutare ed ascoltare il Papa.

Signor Presidente della Repubblica, a Lei vada una particolare espressione della mia riconoscenza. L’Amministrazione statale e quelle municipali non hanno risparmiato alcuno sforzo per rendere indimenticabile questo storico evento. È tale esso rimarrà certamente per me, che sono stato così ben accolto come pure ritengo per il popolo lettone, che ha manifestato una partecipazione generosa e corale.

La Lettonia ha aperto le porte della sue istituzioni e del suo vivere quotidiano al Vescovo di Roma pellegrino di pace e testimone della sollecitudine della Chiesa Cattolica verso tutti i popoli. La vostra Nazione ha molto sofferto ed è pertanto legittimo che essa attenda molto dall’indipendenza, ora pienamente raggiunta.

3. Ho potuto osservare da vicino gli aspetti salienti della vita religiosa e civile e costatare il vivo desiderio di trasformare la dolorosa esperienza passata – carica di contraddizioni – in un progetto denso di speranza. A poco servirebbe, infatti, limitarsi a perpetuare i ricordi del tempo in cui la luce è venuta a mancare. Giunta finalmente, con la luce della ritrovata libertà, l’ora della ricostruzione materiale e morale, è questo il momento di avviarsi, tutti insieme, su sentieri di fraternità e di progresso autenticamente umano. I traguardi auspicati saranno raggiunti mediante il costruttivo coinvolgimento di quanti abitano questa terra che aspira alla pace. Nessuno potrà responsabilmente sottrarsi a così nobile impegno.

“Vince in bono malum”, “vinci col bene il male” (Rm 12, 21), era il consiglio che, ispirato dall’Alto, l’apostolo Paolo dava ai primi cristiani di Roma. Esso è sempre attuale, ed è validissimo oggi per i figli della Lettonia, chiamati a riscattarsi da pesanti esperienze negative – l’occupazione militare e politica, le deportazioni, il forzato silenzio su Dio e le relative conseguenze – con una travolgente ondata di bene. Sul piano della vita personale, la pratica convinta delle virtù dovrà accompagnarsi ad una rinnovata sensibilità per i valori dello spirito e per l’esercizio della libertà autentica, orientata verso scelte positive. Nell’ambito della famiglia, restituita alla sua dignità di prima cellula sociale, la concorde volontà di servizio e di rispetto reciproco di tutti i suoi membri sarà garanzia sicura perché cresca in essa l’amore e la vita. Nella società civile e nelle istituzioni dello Stato, la sincera ricerca del bene comune assicurerà la promozione e la tutela delle libertà fondamentali sia da parte dei governanti che dei cittadini, qualunque sia la loro fede religiosa, la loro origine e la loro cultura.

4. Il bene non è sempre comodo. La sua pratica esige coraggio, generosità anche rinunce, e porta come frutto una convivenza pacifica e sicura. Coltivate pertanto il bene, aspirando sempre al meglio – e lo troverete in scelte personali e collettive scevre da ogni egoismo.

Tale è l’augurio che mi piace formulare nel congedarmi dalla Lettonia. Prego Iddio che l’accolga, insieme a quest’altro: che l’aspirazione alla pace dei lettoni possa trovare eco concorde nella comunità internazionale e, in particolare, nei popoli più vicini per storia e posizione geografica. Nell’era delle comunicazioni planetarie e dell’interdipendenza globale, il vostro Paese è chiamato ad offrire il proprio peculiare contributo alla pace e allo sviluppo, e potrà farlo se esprimerà il suo ricco patrimonio di valori religiosi e sociali, avvalorati dal sacrificio di tanti uomini e donne, che per essi hanno pagato di persona. A loro vada il vostro tributo di onore, e su voi tutti scendano abbondanti le benedizioni di Dio.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana     

 

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