|
VIAGGIO PASTORALE IN LITUANIA, LETTONIA ED ESTONIA
MESSAGGIO DI GIOVANNI
PAOLO II AGLI INTELLETTUALI DELL’ESTONIA
Tallinn (Estonia)
- Venerdì,
10 settembre 1993
Uomini della cultura e della scienza in Estonia!
1. In occasione di questa mia breve sosta a Tallinn, mi è gradito indirizzare
a ciascuno di voi un cordiale saluto, esprimendovi la mia grande stima per il
qualificato servizio che svolgete e partecipandovi alcune riflessioni, che spero
vogliate gradire quale segno di amicizia e proposta di una rinnovata
collaborazione tra Chiesa e mondo della cultura nella vostra nazione.
Abbiamo vissuto in questi ultimi anni dei cambiamenti di portata epocale, che
hanno direttamente coinvolto anche la vostra Patria. È caduto un regime
politico-ideologico che presumeva di offrire la risposta decisiva e definitiva
ai bisogni dell’umanità. Di fatto, esso ha finito invece per affermarsi come
sistema chiuso e totalitario, che non ha esitato a calpestare i diritti
fondamentali dell’uomo e, in primo luogo, la libertà di pensiero. Molti di voi
hanno indicibilmente sofferto per rivendicare tale libertà, che è un diritto
inalienabile di ogni uomo, ed è, per l’intellettuale, condizione prima e vitale
della sua appassionata ed inesausta ricerca della verità. Oggi si apre una
pagina nuova. Non posso che rallegrarmene vivamente con voi.
2. I lunghi anni di dittatura hanno potuto mortificare ma non soffocare la
vostra identità nazionale. Una nazione vive di valori, e di tradizioni così
profondamente radicati nell’anima del popolo da resistere anche all’oppressione
politica. Tale “resistenza” è stata certamente favorita in Estonia dall’opera di
quegli uomini di cultura che fin dal primo recupero della libertà, all’inizio
del nostro secolo, si sono dedicati allo studio attento della lingua estone
nella quale trovano una propria eco specifica le tradizioni, la cultura, la
memoria storica del vostro popolo. La lingua costituisce in effetti quasi il
luogo di sedimentazione in cui si conserva, come in un secolare deposito, il
ricco e vario patrimonio culturale della nazione. Come non ricordare, a tal
proposito, le benemerenze della prestigiosa Università di Tartu e le
interessanti ricerche in essa svolte per documentare il cammino della vostra
lingua? In questa stessa linea di riscoperta dei tesori nazionali sono da
menzionare gli studi sulla cultura popolare e sull’archeologia.
Non v’è dubbio che quest’opera di scavo nella cultura estone sia da
considerare un elemento non secondario per lo sviluppo della vostra coscienza
nazionale. La lingua è infatti veicolo delle esperienze e delle conquiste civili
di un popolo. In un certo senso è la manifestazione del suo animo, porta il
segno del suo genio, dei suoi sentimenti, delle sue quadro composito delle sue
formulazioni dialettali documenta spesso lo sforzo di convivenza e di dialogo
che unifica le diversità in un comune orizzonte culturale e forgia l’unità di
una nazione.
3. Non desta meraviglia, dunque, che proprio in tale contesto di matura
sensibilità scientifica, applicata allo studio della lingua, si sia affermata,
qui in Estonia, una scuola di semiotica rinomata anche in ambito internazionale.
L’approccio storico-filologico, tendente a valorizzare le singolarità di una
determinata lingua, e quello strutturale, tendente a evidenziare i contesti e le
costanti del fenomeno linguistico, quando non cadono in radicalizzazioni
ideologiche, si presentano come due approcci complementari per lumeggiare le
molteplici valenze semantiche del linguaggio, sia come strumento di
“identificazione” che come veicolo di “comunicazione”: valori fondamentali
ambedue, da coltivare in una sintesi equilibrata.
Oggi, cari amici, l’Estonia può finalmente tornare ad essere se stessa. Torna
alla sua lingua, al suo genio, alle sue istituzioni. Ma vi torna in uno scenario
internazionale segnato da grandi tensioni, in cui al senso della libertà e
dell’identità è più che mai necessario affiancare l’apertura al dialogo e alla
solidarietà. Agli intellettuali è chiesto il delicato servizio di favorire
questa indispensabile sintesi. Si tratta di coltivare ciò che distingue, senza
dimenticare quanto unisce gli esseri umani. La lingua, in particolare, dev’essere
strumento di identità, non barriera di separazione. Ciò vale a maggior ragione
nei contesti pluri-etnici, nei quali l’accoglienza e il rispetto della lingua e
della cultura dei diversi gruppi sociali è condizione essenziale per un’ordinata
e pacifica convivenza.
La storia e la cultura del nostro tempo sembrano convergere nell’invitarci a
parlare le nostre lingue, ma gettando ponti verso le lingue degli altri, e
soprattutto diventando da ascoltatori e lettori attenti di quel grande
linguaggio dell’universo, che accomuna i popoli nel continuo e inesauribile
sforzo di decifrarne il mistero.
4. Libertà e solidarietà, dunque; identità e dialogo. La Chiesa Cattolica,
insieme con gli altri cristiani di diversa denominazione presenti anche sul
vostro territorio intende testimoniare questi grandi e inscindibili valori.
Essa ha grande stima del valore della libertà e lo ritiene anzi necessario
non solo per la crescita della persona e lo sviluppo di un’ordinata convivenza
sociale, ma per lo stesso formarsi di un’autentica vita religiosa. La fede,
infatti, di sua natura implica la libera risposta dell’uomo e mai può essere
frutto di una costrizione. D’altra parte la nostra adesione a Cristo,
riconosciuto quale “via, verità e vita” (Gv 14, 6), non ci sottrae allo
sconfinato orizzonte della ricerca umana, giacché il mistero in cui abbiamo
creduto è più grande della nostra comprensione e ci obbliga a riflettere sempre
ulteriormente, entro le coordinate proprie della fede in un fecondo dialogo con
la cultura del nostro tempo.
La fede però ci fa cogliere pure il senso e i limiti dell’umana libertà
additandone in Dio il fondamento, è nell’amore la più autentica realizzazione.
La libertà cristianamente intesa corre così nell’alveo segnato dall’amore della
verità e dall’impegno della solidarietà.
5. In quest’ora complessa della storia, in cui è così difficile intravedere i
contorni del futuro e non mancano nubi all’orizzonte dell’umanità, tutto sembra
invitare a una nuova amicizia tra Chiesa e cultura. Il punto di convergenza è il
servizio all’uomo, l’uomo concreto, con la sua grandezza e le sue miserie,
capace del bene e del male, mistero a se stesso, e strutturalmente aperto a quel
Mistero più grande, in cui trova fondamento la sua inalienabile dignità.
Nella sua storia bimillenaria, la Chiesa ha accumulato una vasta esperienza
dell’uomo. Essa infatti si è incontrata con uomini di tutti i continenti e di
età fra loro diversissime. Ad essi da sempre offre il Vangelo, quale risposta ai
più profondi aneliti del cuore. Attraverso tale annuncio, la Chiesa non propone
un’ideologia, ma una persona quella di Gesù, nel quale lo stesso Dio, invisibile
e inafferrabile, si rende presente nel mondo come uomo tra gli uomini. In Lui
non soltanto è rivelato Dio, ma è rivelato l’uomo a se stesso.
6. Lungi, dunque dal sottrarsi alle grandi sfide della storia, l’annuncio
cristiano è estremamente attento all’uomo, alla sua vicenda, al suo destino.
Ma tale prospettiva non si incontra, forse, con il fondamentale interrogativo
del nostro tempo, che è appunto il problema dell’uomo?
La posta in gioco è troppo grande, per non auspicare che l’odierna cultura si
misuri coraggiosamente con tale interrogativo, facendo leva sulla forza della
ragione, ma al tempo stesso aprendosi alla testimonianza della fede, che solo un
angusto e fatale pregiudizio di certa cultura degli ultimi secoli ha potuto
mettere in contrapposizione con le esigenze della ragione e gli interessi
profondi dell’uomo.
7. Urge dunque stabilire un nuovo dialogo, a cui la Chiesa è desiderosa di
offrire il suo contributo. Nessuno sospetti che dietro tale desiderio vi sia il
germe di un nuovo clericalismo o il disegno di nascoste affermazioni di potere.
La Chiesa non desidera altro che un clima di rispettoso e sereno ascolto,
perché ciascuno possa presentare le sue ragioni, e la verità si faccia strada.
Dovrebbe ormai essere finito per sempre il tempo delle guerre di religione e
delle violenze ideologiche.
A questo decisivo dialogo sull’uomo la Chiesa partecipa riproponendo
l’annuncio evangelico che è all’origine della sua vita, offrendolo specialmente
nella sintesi attualizzante che ne ha fatto il Concilio Vaticano II e, per
quanto riguarda i problemi della società nella sua specifica dottrina sociale.
In quest’ultima essa addita quei valori essenziali e irrinunciabili che devono
essere salvaguardati, se si vuole una società a misura d’uomo.
8. Mi auguro dunque, cari intellettuali di Estonia, che anche nella vostra
Patria si approfondisca questo dialogo da cui tanti esiti positivi si possono
attendere per la cultura e la società.
Nel Vangelo è detto: “La verità vi farà liberi” (Gv 8, 32).
Mentre l’Estonia cammina a passo spedito sulla nuova via della libertà
politica, è bene che quanti hanno a cuore le sorti della libertà abbiano
coscienza che essa, per essere rispettata nelle strutture giuridiche e nella
prassi sociale suppone l’impegno personale e la responsabilità di ciascuno.
In questo cammino di libertà la Chiesa sarà ben lieta di essere al fianco
della nuova Estonia, alla quale auguro di cuore un futuro di progresso e di
pace.
A voi, uomini del pensiero, la mia riconoscenza ed amicizia, mentre per tutti
invoco la benedizione di Dio.
Le parole di accompagnamento del messaggio agli intellettuali:
Illustri Signori, gentili Signore!
Sono lieto di incontrarmi oggi con voi, rappresentanti del mondo della
cultura e della scienza in Estonia. Saluto cordialmente ciascuno dei presenti ed
in particolare rivolgo il mio deferente pensiero all’Amministratore apostolico,
Mons. Justo Mullor García, come pure alle Autorità accademiche dell’antica città
di Tallinn che ci ospita. Ringrazio il Rettore Magnifico dell’Università che, a
nome di tutti, mi ha rivolto cortesi espressioni di benvenuto.
Nel consegnare il testo dell’intervento da me preparato per l’odierno
importante appuntamento, desidero esprimere davanti a questa importante
Assemblea, l’auspicio di una sempre più salda, aperta e leale collaborazione tra
la scienza e la fede cristiana. Essa non potrà non giovare al progresso
dell’intera società, con notevoli vantaggi per ogni sua componente.
Nel clima della ritrovata libertà, che caratterizza l’attuale momento storico
della vostra Comunità nazionale, la scienza e la fede sono chiamate entrambe ad
intensificare la propria intesa, affinché quanto è stato conseguito a così alto
prezzo non venga vanificato, ma porti frutti abbondanti di prosperità e di
concordia.
Chiedo al Signore di assistervi nel vostro quotidiano lavoro, affinché la
cultura e la scienza servano sempre adeguatamente, sia nei fini che nei mezzi,
la dignità e le autentiche esigenze dell’uomo.
© Copyright 1993 - Libreria Editrice
Vaticana
|