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VISITA PASTORALE AD ASTI
INCONTRO DI GIOVANNI
PAOLO II CON LE FAMIGLIE
NELLA CATTEDRALE
Asti - Sabato, 25 settembre 1993
Carissimi sposi!
1. È per me motivo di viva gioia incontrarmi con voi in questa Cattedrale,
dove frequentemente vi riunite con il vostro Vescovo e i presbiteri a motivo
della Missione-Sposi che state conducendo e che si concluderà a
Pentecoste del prossimo anno. E sono ancor più lieto di farlo in compagnia del
Cardinale Angelo Sodano, illustre figlio della vostra terra.
Saluto il caro Mons. Severino Poletto, vostro dinamico Pastore, e lo
ringrazio per l’indirizzo rivoltomi. Saluto pure la coppia di sposi che, a nome
vostro, mi ha espresso sentimenti di devoto affetto, illustrandomi
l’interessante iniziativa pastorale che state attuando. Voi mirate a consolidare
il vostro legame con Cristo, approfondendone il messaggio, con singolare
attenzione al “Vangelo del Matrimonio”.
La vostra è una esperienza quanto mai opportuna. La Chiesa e il mondo hanno
bisogno, oggi più che mai, di coniugi e famiglie che si mettano con generosità
alla scuola di Cristo.
Le molte tristezze del nostro tempo e le inaudite forme di violenza che
purtroppo lo segnano hanno come ultima spiegazione la chiusura del cuore
all’amore di Dio. Quanto è urgente allora il compito dei credenti,
soprattutto delle famiglie cristiane, nel restituire all’odierna società il
necessario ancoraggio di fede e di amore alla sponda sicura della parola di Dio!
L’amore che si vive in famiglia offre il clima propizio perché si radichi e
sviluppi quel rapporto personale con Dio da cui scaturisce la sorgente di un
autentico rinnovamento individuale e comunitario.
Ciò suppone, ovviamente, che si tratti di amore genuino. Spesso,
purtroppo, nella cultura edonistica che oggi si respira, vien chiamato amore ciò
che ne costituisce piuttosto la caricatura e persino il tradimento.
Opportunamente, pertanto, il brano biblico poc’anzi proclamato si preoccupa di
chiarire per ben due volte il vero senso dell’amore.
2. “In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi. Dio ha mandato suo
Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per Lui” (1 Gv 4, 9).
Ecco l’amore alla sua sorgente. L’amore è dono di sé. È uscire da
se stessi per andare verso l’altro. È, in certo senso, dimenticare se
stessi per il bene dell’altro.
L’autentico amore umano riflette in sé la logica di quello divino. È in tale
prospettiva che si comprende appieno il dovere della fedeltà coniugale. “Tu per
me sei tutto, mi dono totalmente a te, per sempre”: è questo
l’impegno che scaturisce dal cuore di ogni persona sinceramente innamorata.
La fedeltà! Accanto ad essa, la fecondità, altro tipico aspetto
del rapporto tra coniugi. Non esiste forse un legame tra il calo demografico e
l’allarmante fenomeno di non poche coppie nelle quali l’amore così facilmente
inaridisce e muore?
Cari sposi, non abbiate paura! Vivete la grandezza dell’amore animati dal
desiderio generoso di vederlo dilatato e quasi incarnato nel volto dei vostri
figli. Quando la coppia si rifiuta di collaborare con Dio per trasmettere il
dono della vita, ben difficilmente ha in sé le risorse per nutrire l’intesa
vicendevole.
3. Continua il testo biblico: “In questo sta l’amore: non siamo stati noi
ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi” (1 Gv 4, 10).
L’amore di Dio è gratuità totale. Tale deve essere pertanto l’amore di
coppia e il rapporto tra i membri di una famiglia. In forza dell’amore i
genitori sapranno spendere le migliori energie nell’opera educativa,
assicurando ai figli una guida coerente e circondandoli di affetto
sollecito e rispettoso. A loro volta, i figli troveranno nell’amore la
motivazione più profonda di un atteggiamento responsabile, docile e riconoscente
nei confronti dei genitori.
L’amore attinto al cuore di Dio spingerà l’intera famiglia a trovare il tempo
di accudire gli anziani, di dedicarsi agli ammalati, di impegnarsi
per le situazioni di difficoltà che la circondano, compresi i problemi
del territorio e quelli più generali della Nazione. La famiglia non vive
fino in fondo la sua vocazione, se non si apre alle esigenze della comunità.
Quando i suoi membri si chiudono in una sorta di egoismo di gruppo, si privano
da soli della possibilità di crescere nell’amore e di sperimentare così la vera
gioia.
4. Carissimi coniugi la numerosa presenza vostra e dei vostri figli colma il
mio cuore di commozione. Permettetemi che tutti con affetto vi abbracci. A voi,
nel nome del Signore, vorrei lasciare, a conclusione di questo nostro incontro,
due “consegne”.
Una la traggo dalla raccomandazione contenuta nella Prima Lettera di Pietro:
“Stringetevi a Cristo, pietra viva” (1 Pt 2, 4). Sì, carissimi
fratelli e sorelle, fate in modo che Cristo Signore sia il vostro maestro, e che
lo sia anche per i vostri figli.
È da Lui che dovete attingere in ogni situazione i giusti criteri di
orientamento e di discernimento.
Resistete con forza alla mentalità divorzista, che sconvolge il disegno di
Dio sul matrimonio come inscindibile alleanza di amore.
Non lasciate che entri nelle vostre case quella cultura permissiva per cui
ogni cosa è lecita, persino la soppressione della vita prima del suo sbocciare o
del suo naturale declinare e spegnersi.
5. L’altra consegna riguarda la vostra responsabilità nell’annuncio del
Vangelo.
Siate comunità evangelizzanti, capaci di trasmettere e di irradiare il
Vangelo! Non è forse questo l’obiettivo al quale tende la Missione-Sposi che
state realizzando? Abbiate il coraggio del Vangelo!
Vi benedico, carissimi, e vi incoraggio a proseguire nella vostra
provvidenziale iniziativa, auspicando che l’ansia missionaria, da cui siete
animati, continui ad informare l’intera pastorale della Diocesi.
Carissimi fratelli e sorelle! Affido all’amore del Padre ciascuno di voi, i
vostri figli, le vostre famiglie, i vostri progetti, ed invoco sulle vostre case
la protezione dei Santi Patroni e la materna intercessione della Vergine Maria.
A tutti la mia benedizione!
Al termine del discorso alle famiglie di Asti, il Papa rivolge ai presenti
le seguenti parole.
Devo dire che è molto suggestiva l’espressione “Missione sposi” perché
normalmente, pensando alla missione e ai missionari, ci si riferisce a quelli
che vanno in terre lontane. Qualche volta lo fanno anche gli sposi.
Invece oggi, dopo il Concilio Vaticano Il, siamo molto consapevoli della
missione che coinvolge tutti i cristiani. Tutti siamo missionari e la missione
della famiglia è insostituibile. Se si dice che questa piccola società è la
cellula fondamentale della più ampia società, per la Chiesa, per
l’evangelizzazione, per la nuova evangelizzazione, essa è insostituibile.
Sappiamo anche dall’esperienza e dalla tradizione, quanto tutti noi, Vescovi,
Cardinali, e il Papa stesso, dobbiamo alla nostra famiglia ai nostri genitori,
educatori nella fede, nella nobiltà umana e cristiana, nelle virtù. Siamo loro
debitori. Siamo debitori a Dio, prima di tutto, ma poi debitori di tanti nostri
fratelli e sorelle, soprattutto ai nostri genitori che ci hanno dato la vita, e
ci hanno educato. La vita umana deve essere educata nella dimensione fisica,
biologica, ma anche spirituale.
Questa è l’evangelizzazione insostituibile che si fa nella famiglia e a cui
voi siete chiamati. Per questo, pur non andando nelle terre lontane, voi siete
gli Apostoli, gli evangelizzatori, i missionari della vostra famiglia.
Per farlo ci vuole lo spirito della missione, lo stesso spirito degli
Apostoli, ma anche dei nostri genitori e dei nostri avi, che hanno saputo fare
della famiglia una Chiesa domestica.
È una bellissima espressione che ci viene dai Padri della Chiesa. Esistono la
Chiesa universale, quella diocesana e quella parrocchiale ma la Chiesa domestica
è insostituibile.
Auguro a tutti voi, padri e madri e a tutti i figli, di formare questa Chiesa
domestica, di essere una missione comunitaria. Lo si fa attraverso questa
comunione delle persone che è propria della famiglia, fra gli sposi e, poi, tra
le generazioni.
Vi ringrazio per questo incontro e vi affido alla protezione della Sacra
Famiglia, una famiglia in cui il Figlio di Dio è nato ed è stato educato come
uomo, come figlio dell’uomo. È una realtà stupenda. Siate devoti alla Sacra
Famiglia, Gesù, Maria, Giuseppe. Affido loro tutti i presenti e tutte le
famiglie della vostra città e della vostra diocesi.
© Copyright 1993 - Libreria Editrice
Vaticana
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