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VISITA PASTORALE AD ASTI
PAROLE DI GIOVANNI
PAOLO II AGLI ANZIANI OSPITI DELLA CASA DI RIPOSO «CITTÀ
DI ASTI»
Asti - Domenica, 26 settembre 1993
1. Mi è particolarmente gradito cominciare questa giornata incontrandomi con
voi, carissimi fratelli e sorelle ospiti della casa di riposo “Città di Asti”, e
con quanti si sono qui raccolti per la circostanza. Ringrazio il Presidente del
Consiglio di Amministrazione per il cordiale benvenuto che mi ha rivolto a nome
anche dei collaboratori, del Cappellano e delle Religiose, degli operatori
sanitari e dei volontari, dei degenti e delle loro famiglie. Ricambio di cuore i
sentimenti di devozione che mi avete manifestato e saluto con affetto ciascuno
di voi.
L’odierna visita ci offre l’opportunità di riflettere insieme sul valore
dell’esperienza che voi qui state vivendo. In una prospettiva evangelica, pure
la vecchiaia, si rivela età ricca di valori per gli ampi orizzonti sui quali
apre lo sguardo dello spirito: sono gli orizzonti della saggezza nella
valutazione degli eventi, della tolleranza nel rapporto con gli altri, della più
viva attenzione alla dimensione eterna di ogni umana vicenda. Carissimi, quanto
vorrei che ciascuno di voi, ospiti di questa Casa, cercasse di sviluppare in se
stesso queste potenzialità spirituali, trovando serenità e pace nel generoso
abbandono in Cristo Maestro ed Amico. Non è Lui, forse, che ha detto: “Venite a
me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (Mt 11,
28)?
2. Carissimi, è una cosa molto significativa che ci prepariamo alla solenne
Celebrazione eucaristica di oggi, con la Beatificazione del Servo di Dio
Giuseppe Marello, che ci prepariamo – dico – a questa Celebrazione eucaristica,
a questo Sacrificio di Cristo facendo un incontro qui, nella Casa di Riposo, fra
tanti ammalati, tanti anziani, tanti che portano in sé la sofferenza della vita,
degli anni. Sofferenze fisiche e anche sofferenze spirituali.
Ci prepariamo alla Celebrazione della Messa incontrando voi perché vogliamo
portare all’altare tutto quello che voi siete, tutto quello che voi sopportate,
tutto quello che voi soffrite. E vogliamo introdurre questa sofferenza umana nel
Sacrificio di Cristo. Ha detto San Paolo che tutte le sofferenze delle persone,
delle comunità, devono completare i patimenti di Cristo, la sua Croce, il suo
Sacrificio.
E allora come non portare le vostre sofferenze al Sacrificio eucaristico dove
si attualizza nel modo sacramentale il Sacrifico unico di Cristo, il Sacrificio
della Croce? Spero che siate così presenti durante la nostra Celebrazione
eucaristica, durante la Celebrazione eucaristica di questa comunità diocesana di
Asti, dove saranno presenti tanti vostri vicini, le vostre famiglie. Così voi
sarete rappresentati, anzi sarete più presenti di tutti, dentro quel mistero
sacrificale, mistero eucaristico, mistero della Croce. Sarete presenti e sarete
concelebranti spiritualmente in questo Sacrificio.
Così si vede l’importanza delle sofferenze umane. Cristo ha dato a queste
sofferenze umane, a tutti i sofferenti, a tutti i dolori, un significato
profondissimo. Voi non sarete presenti durante l’Eucaristia, ma fatevi presenti
e ricevete la Comunione perché Gesù vuole essere in comunione con voi in modo
speciale.
3. Ecco come è possibile, cari anziani, svolgere appieno il compito che il
Signore vi affida, proprio in ragione della vostra attuale condizione. Egli vi
domanda di indicare, a quanti sono nel pieno delle forze, i valori autentici
sui quali l’esistenza va basata: la fede nella Provvidenza, la fedeltà al
proprio dovere, il santo timor di Dio. La vecchiaia può diventare il tempo
della saggezza, fondata sull’accoglienza umile e fiduciosa della volontà del
Padre celeste.
Carissimi fratelli e sorelle! La riflessione sul vostro passato e sul
presente, segnato da momenti gioiosi e tristi, vi permette di guardare alle
realtà con distacco, liberandovi da ciò che in fondo risulta effimero, e
prestando attenzione all’essenziale delle cose. Voi testimoniate che l’uomo è
fragile, bisognoso della solidarietà e dell’aiuto degli altri. Testimoniate
inoltre quanto ogni persona, nel disegno salvifico, possa essere utile agli
altri, perché a tutti Iddio affida una missione per il bene dei fratelli.
4. Vivete questa vostra condizione come il tempo della speranza e della
preghiera!
Mosè, nella sua vecchiaia, alzava le braccia a Dio, pregando per il popolo
d’Israele che stava affrontando i propri nemici, e la sua intercessione muoveva
a pietà il cuore di Jahvè, ottenendo la vittoria sperata (cf. Es 17, 11.
12).
Maria e Giuseppe, nel presentare Gesù al Tempio, non incontrarono due
anziani? Simeone, che aspettava il conforto di Israele, prese tra le braccia il
Redentore indicandolo alle genti quale luce che illumina il cammino di ogni
uomo. (cf. Lc 2, 25-32). Anna, vedova, al servizio di Dio giorno e notte
con preghiere e sacrifici, profetizzò il compiersi della promessa messianica
lodando Iddio e parlando “del bambino a quanti aspettavano la redenzione di
Gerusalemme” (cf. Lc 2, 36-38).
Ad imitazione dei santi vegliardi di cui ci parla la Bibbia, non stancatevi
di cadenzare la vostra giornata su speciali momenti di orazione. Pregate per la
giustizia e la solidarietà tra gli individui e le nazioni, per la pace nelle
famiglie e nel mondo. Affidate al Signore le esigenze e le sfide della nuova
evangelizzazione. Vi sentirete così protagonisti nella Chiesa, apostoli del
Vangelo e costruttori del Regno di Dio. Quel che spesso agli occhi degli uomini
riveste scarso interesse, acquista grande valore dinanzi al Padre celeste.
5. Vorrei ancora aggiungere una parola per tutti quelli che portano le
sofferenze degli anziani insieme con loro. Tutto il personale, tutti i medici,
gli infermieri, tutti i volontari. La sofferenza umana è anche destinata a
suscitare in noi quella carità, quel gesto che fu del “buon samaritano”: questo
“buon samaritano” deve essere presente nella vita dell’umanità, dei popoli,
delle città, degli ambienti.
Buoni samaritani, vi auguro di sperimentare una speciale presenza di Cristo,
perché Lui è il primo e più perfetto Buon Samaritano. Vorrei offrire, alla fine,
una benedizione a tutti i presenti.
Sia lodato Gesù Cristo!
© Copyright 1993 - Libreria Editrice
Vaticana
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