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VISITA PASTORALE AD ASTI

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I GIOVANI NEL PALAZZETTO DELLO SPORT

Asti - Domenica, 26 settembre 1993

 

1. Io sono già abituato a ricevere domande: i giovani mi fanno un “esame”, da tantissimi anni. Ma cerco di uscirne, di superare le difficoltà, perché i giovani sono buoni. Mi incoraggiano, per esempio gridano: “Viva il Papa”. Vuol dire: deve vivere, sia forte. Allora devo obbedire.

Le due domande erano ben profondamente motivate da un’analisi preliminare. Le due domande portavano verso due temi: il primo, la nuova evangelizzazione; il secondo, il volontariato. Le due proposte o le due realtà, evangelizzazione e volontariato, si incontrano bene, si includono in qualche senso.

2. Ma vorrei lasciare queste domande e andare verso un punto centrale che noi troviamo nel Vangelo: è quella conversazione, quell’incontro di un giovane con Gesù. Io vorrei che la domanda di questo vostro coetaneo, secoli fa, due millenni fa, fosse sempre presente davanti alla vostra riflessione, alla vostra preghiera. Che cosa domanda il giovane? Dice: “Che cosa devo fare per ottenere la vita eterna?”. Il mio augurio per voi è soprattutto che non perdiate mai la vostra prospettiva esistenziale, questa vita eterna. Si devono misurare le nostre vicende terrene, umane, temporali con la vita eterna.

È significativo che il giovane chieda: che cosa devo fare? Che cosa devo fare adesso, oggi? Allora, devo avere un progetto per la mia vita terrena, per questa vita passeggera, per questi anni che vanno avanti. Devo avere un progetto applicabile anche al momento attuale. Che cosa devo fare “hic et nunc”? Ma se questo progetto deve essere ancorato, opportuno, giusto, evangelico, deve essere sempre misurato con la prospettiva della vita eterna. E questo io ripeto a voi giovani, che certamente condividete la domanda evangelica di questo giovane di due millenni fa.

3. Voi pure vi ponete, e ponete a Gesù, la stessa domanda. Vi auguro di porla molto spesso, di tornare molto spesso a questa domanda così formulata, soprattutto di non perdere la prospettiva della vita eterna a cui siamo chiamati in Cristo – chiamati, anzi destinati in Gesù Cristo dal Padre – e di misurare in questa prospettiva il progetto della vita temporale, della vita di oggi, il programma della vita. Se si congiungono bene questi due aspetti, queste due dimensioni, vita eterna e programma della vita temporale di oggi, allora certamente il nostro progetto della vita sarà giusto.

Qui c’è un pericolo che si chiama, per esempio, secolarismo. Che cosa vuol dire secolarismo? Secolarismo vuol dire perdere la prospettiva della vita eterna, vivere come se la vita eterna non ci fosse, come se Dio non ci fosse. E questo clima secolaristico si diffonde molto nella nostra civiltà contemporanea, specialmente occidentale, ma non solamente. Allora vi auguro di non perdere mai la prospettiva della vita eterna. Cristo è venuto per chiamarci, anzi introdurci direi con forza, non materiale, ma morale, spirituale. Questa forza si chiama croce. Questa forza si chiama risurrezione. Questa forza continua si chiama Spirito Santo. Cristo è venuto per chiamarci, per introdurci nella prospettiva della vita eterna.

4. Allora così possiamo capire meglio le ultime parole della risposta di Gesù. Gesù dice al giovane: “Seguimi”. “Seguimi” non solamente nel senso fisico, andare dietro di lui coi nostri passi; “seguimi” vuol dire accetta quello che io ti porto con la mia testimonianza, soprattutto con la forza della mia croce, della mia resurrezione, dello Spirito Santo. “Seguimi” vuol dire entra in quello che io ti porto che io ti ho preparato, ti ho offerto, ti ho evangelizzato, che ho fatto per te, per voi e con voi. “Seguimi”.

Allora, mi fermo qui per lasciare a voi la possibilità di continuare questa riflessione, quest’analisi, che è molto esistenziale, molto fruttuosa. Vi auguro che questa domanda e l’ascolto della risposta di Gesù non vi abbandonino mai.

5. Ancora, sull’evangelizzazione e sul volontariato vi offro una riflessione dopo Denver: non è solamente dopo Denver, ma dopo tutti gli incontri mondiali della gioventù, che già hanno dietro di sé parecchie tappe, cominciando da Roma, attraverso Buenos Aires, attraverso Santiago de Compostela, Czestochowa, e recentemente Denver. La prossima è prevista a Manila.

Io sono sempre più convinto che la riuscita di questi incontri è dovuta ai giovani. Sono loro che guidano questi incontri, li guidano attraverso la loro preparazione, attraverso questo seguire Gesù, attraverso una scuola della vita cristiana che si fa in diversi ambienti nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle associazioni, nei movimenti. Una grande scuola per essere cristiano, per seguire Cristo.

E poi portano Cristo a Denver, una metropoli moderna dove si prevedeva tutt’altro: “ Vengono tanti giovani, avremo violenze...”. Invece, niente di tutto questo. È stata una testimonianza, una cosa splendida. E questa per voi giovani è la sfida: essere testimoni.

6. Che cosa vuol dire volontariato, che cosa vuol dire evangelizzazione? Si realizzano attraverso la testimonianza, la sfida della testimonianza. Io vi auguro, carissimi, di avere sempre presente questa sfida, di amare questa sfida. Il cristiano, il giovane cristiano deve amare le sfide evangeliche. Di fronte a queste sfide evangeliche non si lascia impressionare o schiacciare dallo spirito di questo mondo, dal secolarismo. Dalla vostra testimonianza, dalla vostra giovane evangelizzazione, personale e comunitaria, dipende il futuro dell’umanità. Allora, continuate. Io sono grato a tutti voi.

E vi sono ancora grato perché avete portato con voi, e avete posto al centro, questi vostri coetanei che soffrono. Devono sentirsi privilegiati nel vostro ambiente, fra di voi. Devono sentirsi privilegiati perché così sono privilegiati anche da Cristo crocifisso e risorto.

7. Voi sapete il latino? Un poco? Voi sapete che cosa vuol dire “multiloquium”? Non sapete? Parlare troppo. “Multiloquium” vuol dire “parlare troppo”. Allora io non voglio cadere in questo “multiloquium”, così vi lascio questa breve consegna evangelica per rimeditare ancora una volta le vostre domande, la vostra vocazione, la vostra grande vocazione cristiana.

Vi dico ancora di non lasciare il Papa con i suoi anni, ma di farlo essere sempre giovane.

Cercate di rimanere sempre giovani! In un punto non seguite il giovane del Vangelo, perché lui è rimasto triste dopo le proposte di Gesù. È rimasto triste perché non si sentiva in grado di dare la risposta positiva, di seguirlo. Vi auguro di non essere mai tristi, di essere gioiosi! Questo vuol dire seguire Gesù, fare quello che lui vi domanda. Seguirlo nella vostra scelta vocazionale, seguire Gesù. Seguirlo soprattutto nel progresso della carità, dell’amore di Dio e del prossimo. Questa è la mia ultima consegna.


Questo il testo del discorso preparato dal Santo Padre per l’incontro con i giovani della diocesi di Asti, che si svolge oggi pomeriggio, nel campo di atletica presso il Palazzetto dello Sport e che Giovanni Paolo II non ha letto, preferendo parlare a braccio.  

Carissimi giovani!

1. Vi vedo pieni di vita, con tanta voglia di cantare e di rinnovare la testimonianza della vostra fedeltà al Vangelo. Stando insieme con voi, mi sembra quasi di prolungare il recente incontro mondiale della gioventù a Denver, al quale so che alcuni di voi hanno partecipato guidati dal Vescovo, Mons. Poletto, che saluto cordialmente. Rivolgo il mio affettuoso saluto a ciascuno di voi, come pure ai vostri sacerdoti ed educatori. Un grazie sentito ai vostri rappresentanti che, a nome di tutti, mi hanno manifestato i vostri calorosi sentimenti. Nelle loro riflessioni e nelle loro domande ho percepito il desiderio che vi anima di accogliere Gesù e il suo messaggio come unica regola di vita. Ho anche compreso quanto grande sia la vostra determinazione ad acquistare l’autentico atteggiamento di servizio ispirato al Vangelo, così da esser lievito capace di fermentare la “pasta del mondo”.

Mi rendo conto che, nella nostra epoca, tali aspirazioni possono rischiare facilmente di essere soffocate e persino spente, lasciando nell’animo amarezza e delusione.

Per questo ho particolarmente apprezzato il tentativo, fatto nella Missione diocesana giovani, di raggiungere personalmente tutti i giovani della diocesi al fine di aiutarli a scoprire il senso e i valori autentici dell’esistenza attraverso una sintetica presentazione del messaggio cristiano.

C’è bisogno di punti fermi per non sciupare le energie e i “talenti” che scoprite in voi stessi. Voi, giovani credenti, ben sapete che Cristo e il suo Vangelo costituiscono la solida roccia su cui soltanto è possibile costruire validi progetti di pace e di solidarietà.

2. “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10, 10). Questo è stato il tema della Giornata Mondiale della Gioventù di quest’anno. Cristo ha vinto la morte, realtà inquietante, oggi da non pochi illusoriamente esorcizzata.

Della sua risurrezione Egli vuol farci partecipi. Ma ciò ha un prezzo. Gesù è un maestro buono e paziente, ma pure esigente. Voi conoscete la sua proposta: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 16, 24-25).

Vissuta alla sequela di Gesù, l’esistenza cristiana viene gustata in tutta la sua inimmaginabile ricchezza. Quanto è forte oggi, in mezzo a innumerevoli voci e proposte, la tentazione di considerare anche quella di Cristo come una voce tra le tante, da seguire soltanto quando non impegna troppo o quando appare conforme al modo immediato di sentire o di vedere!

Vincete questa tentazione. Fidatevi di Gesù e non ve ne pentirete! Lui è amico vero: sa quale è il vostro bene e non inganna mai; conduce alla libertà autentica ed indica la strada dell’amore.

3. Libertà e amore, parole tanto care agli uomini, ai giovani soprattutto! Libertà e amore: tesori inestimabili!

Siamo stati creati per essere liberi e per amare, anzi per essere liberi di amare.

Non illudetevi, cari giovani, che la libertà e l’amore possano essere conquistati senza fatica, a basso costo. Diffidate di chi presenta la libertà come la semplice possibilità di fare quello che si vuole; diffidate di chi considera l’amore esclusivamente come un sentimento sganciato dalla volontà o come istinto per procurarsi sensazioni piacevoli. Questa è l’illusione della libertà, che porta alla schiavitù dei propri istinti; questa è l’illusione dell’amore, che porta a ridurre l’altro ad oggetto di consumo.

Cari giovani, guardate a Gesù Cristo! In lui troverete un modello ineguagliabile di questo tipo di amore. Imparate alla sua scuola l’arte di amare: l’arte di chi esprime una personalità matura ed autonoma proprio nell’incontro e nella relazione significativa con l’altro.

Chi, seguendo Gesù, impara ad amare in questo modo, capisce ogni giorno di più quanto è davvero sovrabbondante la vita donataci dal Padre celeste e quanto valga la pena fare di essa un dono ai fratelli.

4. Ecco da dove deve trarre origine il vostro impegno attivo e responsabile nella vita sociale e politica. Si tratta di un modo esigente di realizzare la vocazione evangelica al servizio degli altri. Non ci si può accontentare della salvaguardia dei propri diritti e della propria dignità di persona dimenticando il prossimo, soprattutto i più poveri e i più deboli.

Non basta denunciare l’ingiustizia. È comodo additare le responsabilità altrui. Le parole hanno peso solo se accompagnate da una presa di coscienza più viva della propria responsabilità e da un’azione effettiva.

Occorrono conversione e senso di responsabilità, a cominciare dall’adempimento diligente e puntuale dei propri doveri quotidiani.

Giovani, la società attende che vi impegniate in prima persona nella vita sociale e politica; che vi facciate carico delle attese della gente, senza lasciarvi travolgere da lusinghe di denaro, di potere, di successo individuale. Siate onesti e coerenti in ogni ambito della vita; siate generosi e preparati, capaci di coniugare solidarietà ed efficienza.

5. Voi giovani rappresentate la speranza per il futuro del mondo e della Chiesa. Non deludete questa fiducia adagiandovi in una vita mediocre e superficiale. Non vi spaventino le difficoltà. Non vi ingannino i falsi maestri che turbano la pace confondendo il benessere con il bene, presentando come valori assoluti la prestanza esteriore, la ricerca del piacere, l’amore vissuto come gioco e l’interesse sfrenato per i beni materiali.

Abbiate piuttosto il coraggio di testimoniare nelle scelte quotidiane la gioia di credere in Cristo: ecco il vero modo di essere missionari del Vangelo alle soglie del terzo Millennio cristiano. Credere in Cristo! Proprio per sottolineare questo fondamentale impegno della nostra esistenza di credenti fra poco rinnoveremo la comune professione di fede. L’intima energia spirituale che promana dal fiducioso abbandono nelle mani di Dio vi darà la forza di recare ai vostri amici la Buona Novella della salvezza.

Giovani, dovete essere voi stessi gli evangelizzatori dei vostri coetanei! “Io ho scelto voi”, è il titolo del catechismo dei giovani, che al termine del nostro incontro consegnerò a cinque di voi, rappresentanti delle zone pastorali della Diocesi. Cristo vi ha scelti e vi invia ad annunciare il suo amore come un giorno scelse il Beato Giuseppe Marello, vostro concittadino, amico e grande educatore di intere generazioni di giovani. Ve lo ripeto, fidatevi di Dio, consegnate a Lui voi stessi e sperimenterete nel profondo dello spirito la gioia a cui aspirate.

Domani riprenderete le vostre abituali occupazioni. Tornate ad esse rinvigoriti nella fede, nella speranza e nella carità. Vi accompagnano l’amicizia di Gesù e la protezione di Maria, che con amore tenerissimo di Madre vuol condurre ciascuno di voi a seguire fedelmente suo Figlio.

Vi accompagna anche la benedizione del Papa che su di voi, giovani, conta e da voi attende un contributo decisivo per il futuro della Chiesa e del mondo.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana     

 

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