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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL TERMINE DELLA VIA CRUCIS AL COLOSSEO

Venerdì Santo, 1° aprile 1994

 

1. Fratelli e sorelle, oggi siamo qui per contemplare il mistero della Croce, che adoriamo nella Liturgia del Venerdì Santo: “Ecce lignum crucis, venite adoremus”.

Adoriamolo adesso, qui, nel Colosseo.

Qui dove i nostri antenati nella fede hanno dato testimonianza, attraverso il loro martirio fino alla morte, dell’amore con cui Cristo ci ha amati. Qui in questo punto del globo terrestre, nell’antica Roma, io penso specialmente alla “Montagna delle Croci” che si trova in Lituania, dove sono andato in visita pastorale nel settembre scorso. Sono rimasto commosso da quest’altro Colosseo non dei tempi lontani, romani, ma Colosseo dei tempi nostri, dell’ultimo secolo.

Prima di andare in Lituania, nei Paesi Baltici, ho pregato per queste due strade della evangelizzazione: una che camminava da Roma verso nord, est, ovest; l’altra che camminava da Costantinopoli, dalla Chiesa dell’Oriente. Queste due strade s’incontrano appunto là, nei Paesi Baltici, fra Lituania e Russia.

2. Oggi ci ha guidato in questa nostra meditazione della Via Crucis la saggezza della Tradizione Orientale attraverso le parole del nostro amatissimo Fratello Bartolomeo di Costantinopoli, Patriarca Ecumenico. Lo ringraziamo di cuore.

Ho pensato a questi altri Colossei, molto numerosi, a queste altre “Montagne delle Croci” che sono dall’altra parte, attraverso la Russia europea, attraverso la Siberia, tante “Montagne delle Croci”, tanti Colossei dei tempi nuovi.

Vorrei dire oggi a questo mio Fratello di Costantinopoli, a tutti questi nostri fratelli d’Oriente: carissimi, noi siamo uniti in questi martiri fra Roma, la “Montagna delle Croci” e le Isole Solovieskj e tanti altri campi di sterminio.

Noi siamo uniti sullo sfondo dei martiri, non possiamo non essere uniti. Non possiamo non dire la stessa verità sulla Croce e perché non possiamo non dirla? Perché il mondo di oggi cerca di svuotare la Croce.

Questa è la tradizione anticristiana che si diffonde già da parecchi secoli e vuole svuotare la Croce e vuole dirci che l’uomo non ha le radici nella Croce, non ha neanche la prospettiva e la speranza nella Croce. L’uomo è solamente umano, deve esistere come se Dio non esistesse.

3. Carissimi, abbiamo questo compito comune, dobbiamo dire insieme fra Oriente e Occidente: “Ne evacuetur Crux!” Non sia svuotata la Croce di Cristo, perché se si svuota la Croce di Cristo, l’uomo non ha più radici, non ha più prospettive: è distrutto!

Questo è il grido alla fine del secolo ventesimo. È il grido di Roma, il grido di Mosca, il grido di Costantinopoli. È il grido di tutta la cristianità: delle Americhe, dell’Africa, dell’Asia, di tutti. È il grido della nuova evangelizzazione.

Ci dice Gesù: hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; hanno ascoltato me, hanno ricevuto la mia Parola, riceveranno anche la vostra. Riceveranno, non hanno altra soluzione. Nessuno ha parole di vita eterna, solamente Lui, solamente Gesù, solamente la sua Croce.

E così, alla fine di questa Via Crucis nel nostro antico Colosseo di Roma, noi pensiamo a tutti gli altri Colossei e li salutiamo nell’amore, nella fede, nella speranza comune.

4. Affidiamo noi stessi, tutta la Chiesa e tutta l’umanità, a questa Madre che sta sotto la Croce e che ci abbraccia tutti come figli. Nel suo amore noi, come Giovanni, sentiamo la forza di questa unità, di questa comunione, della Chiesa e della cristianità e rendiamo grazie al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo per la Croce di Cristo.

Sia lodato Gesù Cristo!

Buona Pasqua!

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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