Sala Clementina - Sabato Santo, 2 aprile 1994
Vi ho benedetti con più segni di Croce, era un po’ la continuazione di ieri
sera, della “Via Crucis”, soprattutto del ricordo dei “nuovi Colossei”: la
“Montagna delle Croci”, in Lituania, e poi tante altre “Montagne delle Croci”,
tanti altri Colossei, dietro la sponda, possiamo dire, dall’altra parte, in
Russia, in Ucraina, in Siberia, dappertutto.
Questo si fa sempre più manifesto e deve servire, come ha detto il Professor
Riccardi, a farci vicini.
Noi non possiamo essere separati, disuniti davanti a quel grande martirio. Ma
vorrei dire che anche voi siete martiri, perché martire vuol dire colui che dà
testimonianza. Siete certamente martiri nella vita moderna, nei vostri ambienti,
fra i vostri colleghi, fra i vostri coetanei, poi fra i poveri: questa
testimonianza è sempre testimonianza della Croce e della Risurrezione.
Gesù ha detto espressamente agli Apostoli: voi dovete essere miei testimoni.
Vuol dire essere coloro che hanno visto, che hanno toccato, che si sono convinti
con una esperienza diretta della sua Morte e della sua Risurrezione. Voi non
siete testimoni oculari, ma siete testimoni nella fede.
Questa testimonianza vale molto se è confermata dalle opere: opere di carità,
opere di giustizia, di pace. La vostra Comunità di Sant’Egidio si impegna molto
in queste opere di giustizia e di pace. Devo dire che siete un po’ “vagabondi”,
ma con un Papa “vagabondo”, anche una Sant’Egidio “vagabonda” va bene . . .
È bene che vi siate incontrati, che siate insieme qui da tutti gli ambienti, non
solamente europei ma soprattutto europei.
Rivolgo un augurio di buona Pasqua a tutti, ai vostri coetanei, ai vostri
colleghi, in tutte le lingue possibili che si sentiranno domani. Le lingue sono
ancora più numerose di quelle che voi rappresentate, ma speriamo che la Comunità
di sant’Egidio arriverà a tutte queste lingue!
Buona Pasqua!
© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana