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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI FEDELI GIUNTI PER LA
 BEATIFICAZIONE DI ISIDORE BAKANJA,
GIANNA BERETTA MOLLA ED ELISABETTA CANORI MORA

Aula Paolo VI - Lunedì, 25 aprile 1994

 

1. Nel corso della festosa celebrazione di ieri, abbiamo reso gloria alla Santissima Trinità per i nuovi Beati: il giovane martire dello Zaire Isidoro Bakanja, e due donne italiane: Gianna Beretta Molla ed Elisabetta Canori Mora, spose e madri di famiglia. È stata una felice coincidenza con lo svolgimento dei lavori dell’Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, e con l’Anno della Famiglia.

Carissimi fratelli e sorelle, molti di voi, per partecipare a così solenne rito liturgico, sono venuti da lontano.

La vostra presenza rende testimonianza della vitalità della Chiesa nel mondo contemporaneo.

2. Saluto di tutto cuore le persone di lingua francese venute per la beatificazione di Isidore Bakanja, in particolare il gruppo di zairesi, connazionali del nuovo beato.

Cari fratelli e sorelle, mi rallegro che la Chiesa dello Zaire abbia ora, dopo la beata Anwarité, un altro modello laico di fedeltà alla testimonianza evangelica.

Il beato Isidore Bakanja, di cui potete essere orgogliosi e dal quale siete invitati a prendere esempio, ci offre messaggi di grande attualità.

Innanzitutto, ci ricorda l’importanza della preghiera quale sostegno per una vita cristiana autentica. In seguito, ci mostra che siamo tutti chiamati a cooperare alla missione evangelizzatrice della Chiesa attraverso una vita di testimonianza.

E voi in particolare, fedeli dello Zaire, siate pronti ad adempiere con zelo ai vostri compiti terreni, lasciandovi guidare dallo spirito del Vangelo e permeare fortemente dall’insegnamento sociale della Chiesa. Vi invito a ricercare l’unità nella vostra esistenza, come ha fatto il beato Isidore. Infatti, non c’è da un lato la vita “spirituale” con i suoi valori e, dall’altro, la vita “secolare”, ossia la vita in famiglia, sul lavoro, la vita dei rapporti sociali o dell’impegno politico: bisogna bandire la separazione fra la fede e il comportamento di ogni giorno. La vostra fede, riflettuta bene e vissuta bene, deve diventare cultura.

Infine, il beato Isidore che amava la preghiera del rosario e portava lo scapolare della Vergine del Monte Carmelo, costituisce un modello di devozione a Maria. Nel momento in cui tutta l’umanità giunge alle soglie del terzo millennio, la Chiesa, in Africa e altrove, ha bisogno di voltarsi verso la Madre del Redentore per implorare la sua assistenza materna nei molteplici problemi che oggi accompagnano la vita delle persone, delle famiglie e delle nazioni. Abbiamo bisogno di lei come guida per portare la luce laddove regna l’ignoranza, per instaurare la giustizia dove regna l’oppressione e per far regnare la concordia là dove imperversano i conflitti.

Cari fratelli e sorelle, possiate ripartire da Roma più forti, per far fronte alle difficoltà della vita con lo stesso coraggio di cui ha dato prova il beato Isidore Bakanja. Possiate essere, come lui, apostoli della riconciliazione, artefici di dialogo e agenti di pace: ecco gli uomini e le donne di cui lo Zaire ha bisogno, ecco gli uomini e le donne di cui l’Africa intera ha bisogno, affinché tutti gli abitanti di questo continente possano svilupparsi pienamente e offrire al mondo le ricchezze di fede, speranza e carità di cui sono portatori con gioventù e entusiasmo e di cui i nostri contemporanei hanno bisogno.

A tutti voi concedo di tutto cuore la mia benedizione apostolica.

3. I miei cordiali saluti vanno pure ai pellegrini della Germania venuti tramite l’iniziativa di Missio Aquisgrana e dell’Istituto per la missione. Siete venuti per partecipare alla beatificazione del martire Isidoro Bakanja a Roma.

La vostra partecipazione alla celebrazione della beatificazione voleva essere un’espressione visibile di solidarietà con gli uomini della Chiesa in Africa. La speranza della Chiesa dell’Africa diventa visibile nella vita e nella morte di questo giovane, la cui coraggiosa testimonianza del Vangelo sia un esempio per noi tutti.

Vi ringrazio sinceramente per il vostro segno di solidarietà e vi do con tutto il cuore la mia benedizione apostolica.

4. Saluto ora i pellegrini venuti per onorare le due nuove Beate: Gianna Beretta Molla e Elisabetta Canori Mora. In particolare saluto il marito e i figli di Gianna Beretta Molla, insieme con gli altri familiari. Saluto anche con affetto il Cardinale Carlo Maria Martini ed i fedeli delle diocesi di Milano e di Bergamo, tra i quali vi sono gruppi ed associazioni che ispirano il loro apostolato alla figura della loro beata conterranea. Ella ebbe la grazia di una famiglia unita, ricca di fede e di amore. Fu madre felice, ma una grande prova la attese nel corso della sua quarta gravidanza. Nella drammatica scelta tra salvare la sua vita e quella della creatura che portava in grembo, non esitò a immolarsi. Quale eroica testimonianza è la sua, vero canto alla vita, in stridente contrasto con una certa mentalità oggi dilagante! Possa il suo sacrificio infondere coraggio in quanti si adoperano, mediante l’impegno personale e comunitario, nel Movimento per la Vita e in altri simili organismi, perché la dignità intangibile di ogni umana esistenza sia riconosciuta, dal momento del concepimento sino al naturale tramonto, come valore prioritario e fondante rispetto ad ogni altro diritto umano e sociale.

5. L’altra donna, ieri elevata agli onori degli altari, è Elisabetta Canori Mora, morta qui a Roma nel 1825, ove era nata e vissuta amando e servendo il Signore con l’eroismo della santità. Una fede calda e una eccezionale esperienza mistica la sostennero nelle tante difficoltà incontrate sia nella vita matrimoniale che nell’educazione delle due figlie. La sua forza fu in ogni momento la preghiera. Pagò e sofferse per la conversione del marito Cristoforo, che, dopo la sua morte, si fece frate minore conventuale, addormentandosi santamente nel Signore.

Elisabetta visse come Terziaria dell’Ordine Secolare Trinitario la sua vocazione di sposa e di madre, con la consapevolezza di dover manifestare nel proprio stato piena fedeltà a Dio, rispettandone sempre i comandamenti. La sua testimonianza costituisce così un valido modello per gli sposi cristiani. Nel ricordo della nuova Beata il mio pensiero va particolarmente all’Ordine Trinitario ed a quanti ispirano la loro esistenza al luminoso esempio di questa fedele testimone del Vangelo.

6. Rivolgo uno speciale saluto ai ragazzi e ai giovani della Comunità “Gli alunni del cielo” di Torino, che festeggiano il venticinquesimo dell’inizio della loro attività canora. Cari giovani, mi rallegro con voi e con chi vi guida per l’impegno di testimonianza cristiana a cui ispirate la vostra azione: voi cantate il Vangelo e portate un messaggio di fraternità e di speranza, di amicizia e di pace! Il Signore benedica e mantenga sempre fervoroso il vostro entusiasmo giovanile! Vi auguro di cuore di perseverare nella vostra opera evangelizzatrice per le città d’Italia, d’Europa e del mondo!

Guardate anche voi agli esempi dei nuovi Beati. La loro vita è un richiamo per tutti alla coerenza ed alla responsabilità. La loro intercessione ottenga a ciascuno di vivere nella fedeltà alla propria vocazione, corrispondendo generosamente alla grazia del Cristo Risorto!

Con questi auspici volentieri imparto a ciascuno l’apostolica benedizione.

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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