PAROLE DI GIOVANNI PAOLO II AL TERMINE
DELLA RECITA DEL SANTO ROSARIO
Castel Gandolfo - Sabato, 6 agosto 1994
Carissimi Fratelli e Sorelle,
Sedici anni fa, a quest’ora, intorno alle nove di
sera, in questa casa di Castel Gandolfo, il Signore ha chiamato a sé il Papa
Paolo VI. Oggi è l’anniversario della sua morte o piuttosto del suo transito,
del suo passaggio da questa vita terrena alla vita in Dio.
Abbiamo pregato,
durante la celebrazione dell’Eucaristia di questa mattina, per la sua anima ed
ora, dopo la recita del Santo Rosario, lo facciamo di nuovo, perché quest’ora è
più vicina all’ora del suo passaggio dalla vita terrena alla vita nel Signore.
Preghiamo anche affinché il Santo Padre Paolo VI sia sempre vicino alla sua
Chiesa, alla Chiesa Cattolica, a tutti i cristiani, a tutto questo grande
gregge, grande ovile dei credenti e dell’umanità, a cui era tanto devoto e a cui
ha dedicato tante sue opere, sue parole, sue sofferenze, sue preghiere.
Ringrazio tutti voi che siete convenuti qui, a Castel Gandolfo, per la recita
del Santo Rosario il primo sabato del mese di agosto. Siete non soltanto
italiani, ma provenite anche da diverse nazioni e quindi siete di diverse
lingue. Siete quasi un mosaico che rappresenta l’universalità della Chiesa.
Vi
ringrazio e vi auguro di continuare in questa Chiesa a vivere, a pregare, a
lavorare, a soffrire, a tendere e ad aspirare sempre più a questa vita alla
quale siamo tutti chiamati in Gesù Cristo.
Raccomando ciascuno di voi e tutta la
vostra comunità alla Madre di Cristo, Madre del Rosario, specialmente a Santa
Maria Maggiore, di cui abbiamo commemorato ieri, come il 5 agosto di ogni anno,
la dedicazione della Basilica romana.
Buona domenica!
© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana
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