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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE
DEL PARAGUAY IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Martedì, 30 agosto 1994

 

Cari fratelli nell’Episcopato,

1. Con grande gioia vi ricevo oggi a conclusione della vostra visita “ad Limina”. Visitando le tombe dei beati Apostoli Pietro e Paolo e partecipando agli incontri con i miei collaboratori nei diversi Dicasteri della Curia Romana avete manifestato la vostra comunione con il Successore di Pietro. Con voi, i sacerdoti, i religiosi e i fedeli del Paraguay stringono i loro vincoli con la Chiesa di Roma e tutti viviamo quell’unità affettiva e effettiva che Gesù Cristo ha voluto per la sua Chiesa.

Desidero ringraziare, in primo luogo, Mons. Oscar Páez Garcete, Presidente della Conferenza Episcopale, per le cordiali parole che mi ha rivolto, facendosi interprete dei sentimenti di tutti. Esse sono espressione del vostro sincero desiderio di portare avanti la missione che vi è stata affidata di essere, in ognuna delle vostre Chiese, maestri, sacerdoti e guide autorevoli del popolo di Dio.

2. Ho constatato con soddisfazione la profonda unione che esiste tra di voi. La vostra unità non risponde solo alle caratteristiche personali di ognuno ma è anche esigenza stessa della missione pastorale, la quale è destinata a “promuovere e difendere l’unità della fede e la disciplina comune a tutta la Chiesa” (Lumen gentium, 23). In tal modo, rafforzando questa coesione in seno alla Conferenza Episcopale, unendo gli sforzi e coordinando le iniziative, si riuscirà a irradiare nitidamente l’immagine del mistero della Chiesa, che è comunione. Da questa unità nasceranno abbondanti frutti di evangelizzazione, della quale siete i primi promotori per “far sì che la verità su Cristo, sulla Chiesa e sull’uomo penetri più profondamente in tutti gli strati della società alla ricerca della sua progressiva trasformazione” (Messaggio della Conferenza di Santo Domingo ai popoli dell’America Latina e dei Caraibi, n. 3).

3. Il vostro popolo può in realtà essere fiero delle sue radici cristiane. Già fin dagli inizi dell’evangelizzazione del continente americano la fede si è incarnata nel vostro Paese e ha trovato un’espressione particolare nelle cosiddette “reducciones”, struttura religiosa e sociale in cui si è distinto il vostro primo santo, Roque González, che ho avuto la gioia di canonizzare durante la mia visita in Paraguay.

La religiosità popolare dei vostri fedeli è espressione di un ricco patrimonio che, conservato e protetto, è importante per far fronte al pericolo, sempre reale, della scristianizzazione della società, dell’apparizione di nuove ideologie contrarie alla verità del Vangelo e del proselitismo delle sette. Per questo è necessario un rinnovato impegno per far crescere la fede in diversi modi, applicando nuove metodologie evangelizzatrici e tenendo conto delle indicazioni della IV Assemblea Generale dell’Episcopato Latinoamericano.

Non si può sottovalutare ciò che tale “religiosità del popolo” rappresenta come base su cui continuare a costruire l’edificio della “Nuova Evangelizzazione”, presentando Gesù Cristo come Redentore di tutti gli uomini: della loro vita privata e sociale, dell’ambiente familiare e professionale, del mondo del lavoro e della cultura, in poche parole, dei diversi ambiti in cui si svolge l’attività della persona.

I vostri fedeli attendono e hanno bisogno della vostra sicura guida spirituale per poter purificare le espressioni della fede che essi professano e per rafforzare le loro vive credenze religiose. Da parte vostra, come “veri e autentici maestri della fede” (Christus Dominus, 2), vi è stata affidata la missione di offrire loro giusti criteri, in modo che risplenda sempre la verità e la sana dottrina e si evitino le deviazioni che minano la purezza della stessa fede.

4. Per portare a termine il vostro sublime e allo stesso tempo difficile compito, avete accanto a voi i presbiteri. Essi condividono la vostra importantissima missione e inoltre “nel conferire tutti i sacramenti, . . . sono gerarchicamente collegati sotto diversi aspetti al Vescovo, e così lo rendono in un certo modo presente in ciascuna adunanza dei fedeli” (Presbyterorum ordinis, 5).

Ad essi dovete dedicare la vostra più grande sollecitudine. Per questo vi incoraggio affinché siate sempre vicini ad ogni presbitero, per mantenere un rapporto di amicizia sacerdotale, seguendo l’esempio del Buon Pastore. Aiutateli ad essere uomini di preghiera assidua, sia nel silenzio contemplativo e unificatore che si oppone al rumore e alla dispersione delle molteplici attività, sia nella celebrazione devota e quotidiana dell’Eucaristia e della Liturgia delle Ore, che la Chiesa ha affidato loro per il bene di tutto il Corpo di Cristo. La preghiera dei sacerdoti è anche un’esigenza pastorale, poiché per la comunità, oggi più che mai, è imprescindibile la testimonianza del sacerdote che prega, che proclama la trascendenza e che si immerge nel mistero di Dio.

Preoccupatevi della situazione particolare di ogni presbitero per incoraggiarlo a continuare con gioia e speranza il cammino della santità sacerdotale e per offrirgli l’aiuto di cui ha bisogno. Che a nessuno dei vostri sacerdoti manchino i mezzi necessari per vivere la propria sublime vocazione e il suo ministero!

5. Un’altra delle principali preoccupazioni dei Vescovi deve essere il Seminario. Nell’Esortazione Apostolica Pastores dabo vobis ho avuto l’opportunità d’indicare le regole da seguire per una solida formazione dei futuri sacerdoti a livello spirituale, accademico e umano. Sapete bene quanto il Seminario sia importante, e a ragione è chiamato “il cuore della diocesi”. Per questo, vi esorto a visitare con assiduità e a conoscere tutti i vostri seminaristi, aiutandoli con le vostre parole e incoraggiandoli con il vostro esempio. Dovete insegnare loro a vivere il celibato con spirito di donazione a Cristo, ad acquisire uno stile di vita apostolico, a essere sempre disponibili al servizio della Chiesa, come essa si attende da loro, a sviluppare il necessario spirito missionario che, se le circostanze lo permettono, li renda capaci di andare in altre terre per annunciare Gesù Cristo.

Per portare a buon fine la formazione dei seminaristi, è importante poter contare su sacerdoti che si occupino, anche a tempo pieno, dell’educazione delle nuove generazioni sacerdotali. I responsabili del seminario devono distinguersi, oltre che per la loro solida preparazione accademica, per la testimonianza di una vita sacerdotale integra. In tal modo non solo svolgeranno con competenza il loro ufficio ma, contemporaneamente, saranno anche modello per i candidati al sacerdozio che sono loro affidati.

6. I confortanti frutti, che nel vostro Paese sta offrendo la pastorale vocazionale, devono indurre a proseguire e ad allargare gli obiettivi e le realizzazioni. “Certamente la vocazione è un mistero imprescrutabile, che coinvolge il rapporto che Dio instaura con l’uomo nella sua unicità e irripetibilità” (Giovanni Paolo II, Pastores dabo vobis, 38), ma ciò non esclude che la Chiesa si senta particolarmente coinvolta nel processo della nascita, del discernimento e della formazione delle vocazioni. Il Concilio Vaticano II afferma esplicitamente che “il dovere di dare incremento alle vocazioni sacerdotali spetta a tutta la comunità cristiana, che è tenuta ad assolvere questo compito innanzitutto con una vita perfettamente cristiana” (Optatam totius, 2).

Farà ciò, in primo luogo, rispondendo all’invito del Signore, che ci esorta a chiedere al padrone di mandare operai nella sua messe (cf. Mt 9, 38). La preghiera e il sacrificio per le vocazioni sacerdotali e religiose devono occupare un posto di primaria importanza tra le pratiche della vita cristiana di tutti i fedeli, che devono essere spesso istruiti in tal senso, oltre ad avvalersi di momenti forti, come la Giornata annuale che, per tutta la Chiesa, convoco durante il tempo pasquale.

Voi, chiamati un giorno a imporre responsabilmente le mani sui nuovi sacerdoti per perpetuare nella Chiesa l’unico sacerdozio di Cristo, dovete vegliare affinché nelle grandi linee dei progetti diocesani di pastorale sia inserita la pastorale vocazionale. I sacerdoti, le parrocchie, le famiglie, i gruppi e i movimenti di fedeli laici, le scuole cristiane e le altre organizzazioni della Chiesa devono operare affinché i giovani possano scoprire la volontà di Dio circa la loro vita, senza escludere mai che questa sia la vocazione al ministero sacerdotale o alla vita consacrata.

7. Nell’Anno della Famiglia, che la Chiesa sta celebrando con molteplici attività e iniziative, desidero rivolgermi a tutte le famiglie del Paraguay, esortandole ad accogliere e a meditare su quanto ho scritto nella mia Lettera alle famiglie. Tra le minacce che la civiltà attuale rivolge all’uomo, le più gravi e preoccupanti sono quelle che colpiscono la famiglia, santuario della vita umana. Questo anno deve essere un’occasione propizia per riaffermare la verità fondamentale, a volte offuscata, sul significato della famiglia. La Chiesa ha riconosciuto sempre che le famiglie sono un luogo privilegiato per l’azione evangelizzatrice, e senza la loro collaborazione le più valide azioni pastorali possono perdere vitalità e fecondità.

Di conseguenza bisogna incoraggiare, con rinnovato sforzo, il consolidamento della vita cristiana nei focolari domestici. Innanzitutto considerando la famiglia come cellula della Chiesa e della società, come primo luogo di trasmissione della fede e delle sue espressioni, e anche seguendo i cristiani che iniziano la loro vita matrimoniale e familiare mediante una adeguata preparazione per la celebrazione del sacramento del matrimonio. Questa sollecitudine pastorale, che deve precedere il matrimonio (cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1063-1064), è necessaria per contribuire alla formazione di autentiche famiglie che vivano secondo il disegno di Dio.

La vita matrimoniale e familiare deve presentarsi come un autentico cammino di santificazione, poiché è chiamata ad essere “segno e partecipazione di quell’amore con il quale Cristo ha amato la sua sposa e ha dato se stesso per lei” (Giovanni Paolo II, Udienza Generale del 3 agosto 1994). Sperimentando questo amore divino non risulterà difficile per gli sposi vivere le esigenze del matrimonio cristiano o meglio ancora desiderarle, mossi dalla grazia del sacramento che hanno ricevuto e da un’adeguata pastorale matrimoniale e familiare.

8. Un’altra urgenza del nostro tempo è quella di far sì che il Vangelo sia presente nella società e che, di conseguenza, influisca sull’organizzazione stessa della cultura. Nel Paraguay esistono strutture volte a tale fine e tra di esse vi è l’Università Cattolica, “Nuestra Signora de la Asuncion”, che consta di diverse facoltà. Accanto ad essa esistono altre istituzioni dedite anche esse alla studio e alla trasmissione della cultura cristiana.

Adeguandosi nel loro funzionamento e nella loro struttura alle disposizioni della Santa Sede, saranno indubbiamente mezzi molto utili alla nuova evangelizzazione. Con la loro opera, i vostri diversi centri di formazione devono combattere i modi elementari e distorti di presentare i dogmi e gli insegnamenti della Chiesa, sia in ciò che concerne la scienza, la storia o la filosofia, sia per ciò che riguarda le materie morali.

Gli studenti che frequentano centri di formazione qualificati non solo riceveranno una solida preparazione intellettuale, ma saranno anche in grado di svolgere il mandato dell’Apostolo Pietro di “rispondere a chiunque domandi” loro “ragione della speranza che è in” essi (1 Pt 3, 15). In tal modo, si favorirà anche il ruolo dei laici nell’evangelizzazione poiché “a loro compete animare, con impegno cristiano, le realtà temporali e, in esse, mostrare di essere testimoni e operatori di pace e di giustizia” (Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis, 47).

Nel concludere questo incontro, desidero rinnovare, cari Fratelli, la mia gratitudine per gli sforzi realizzati nei diversi campi di azione pastorale, per lo spirito di sacrificio con cui guidate generosamente il popolo di Dio, per la ferma volontà di servire l’uomo mediante l’annuncio del Vangelo che salva chiunque crede in Gesù Cristo (cf. Rm 1, 16). Esortandovi ad un rinnovato impegno nell’evangelizzazione dell’amato Paraguay, vi chiedo di porgere il mio affettuoso saluto e la mia benedizione ai vostri sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli, in particolar modo a coloro che sono malati, anziani o che soffrono e che occupano sempre un posto particolare nel cuore del Papa.

Che la Vergine Maria, venerata con l’affettuoso titolo di Pura y Limpia Concepción de Caacupé, interceda per la santità di tutta la

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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