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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALL'ASSEMBLEA DEL CENTRO ITALIANO
FEMMINILE (CIF), NEL 50° ANNIVERSARIO DI FONDAZIONE

Sala Clementina - Sabato, 3 dicembre 1994

 

1. Sono lieto di accogliervi in questa Udienza, gentili componenti del Centro Italiano Femminile, giunte a Roma per celebrare il cinquantesimo anniversario di fondazione della vostra Associazione. A tutte il mio cordiale saluto.

Con voi rendo grazie al Signore per il bene che il CIF ha compiuto durante questi cinquant’anni di vita, per le opere meritevoli che ha attuato nel campo dell’assistenza e della promozione umana, e per la testimonianza che ha dato circa il ruolo della donna nella società.

2. Come è noto, il Centro Femminile è sorto nel periodo grave, ma anche fortemente impegnativo della rinascita dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale. Esso ha saputo raccogliere tante voci di speranza per la ricostruzione civile, sociale e morale della Nazione. Ha saputo coinvolgere le donne in un servizio organico, originale e responsabile.

Come non ricordare, ad esempio, le numerose case di vacanza per ragazzi e bambini al mare ed ai monti, le iniziative per la tutela e la protezione della gioventù femminile, l’impegno per la promozione culturale attraverso scuole destinate alla formazione delle assistenti sociali, e le numerose altre opere via via promosse per favorire l’impiego femminile nel lavoro e nelle professioni?

Dobbiamo essere grati a tutte coloro che fin dall’inizio, con lungimirante intuito e con generosa dedizione non priva di sacrifici e rinunce, hanno dato il via ad un tale movimento di opere e di idee.

3. Movimento, in particolare, di idee: desidero sottolinearlo perché il Centro Italiano Femminile ha avuto grande parte nel proporre concretamente l’inserimento della donna nella vita civile e nelle responsabilità politiche ed amministrative del Paese. La promozione del ruolo della donna nella società è stato, quindi, un progetto che ha accompagnato il realizzarsi progressivo delle vostre proposte di servizio. Voi non avete limitato il vostro impegno ad una funzione semplicemente assistenziale, ma avete compreso che, se si voleva offrire alla società italiana un vero modello di sviluppo morale e civile della donna stessa, occorreva compiere, per così dire, un salto di qualità.

È merito vostro se l’idea della partecipazione, voce che esprime il valore di una conseguita maturità e di una necessaria responsabilità, ha trovato maggiore spazio nell’evolversi della vita pubblica. È ancora merito vostro se tale coscienza del dovere di partecipare è stata compresa dalla comunità cristiana come frutto di una esigenza morale, strettamente connessa con i valori della famiglia e del ruolo della donna in essa.

4. Vi chiedo di continuare ad essere attente alle vicende del nostro tempo, facendovi nei settori di vostro interesse espressione della sollecitudine della Chiesa per il cammino dell’evangelizzazione e della promozione umana. I tempi difficili che stiamo attraversando non abbattano la vostra tenacia, non mortifichino l’impegno che vi anima. Considerate la fiducia che la Chiesa ha per voi, specialmente per una più larga partecipazione vostra nei vari campi dell’apostolato (cf. Apostolicam actuositatem, 9), e dedicatevi con slancio rinnovato ad un ideale tanto alto, da apparire come un’autentica vocazione evangelica ed ecclesiale.

A tutte voi ed a quanti collaborano alle vostre opere la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1994 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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