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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AD UN CORSO SULLA
REGOLAZIONE NATURALE DELLA FERTILITÀ
PROMOSSO DALL'UNIVERSITÀ CATTOLICA
DEL SACRO CUORE

Sala del Concistoro - Venerdì, 16 dicembre 1994

 

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Sono lieto di incontrarmi anche quest’anno con voi, che partecipate al Corso di formazione per insegnanti, promosso dal “Centro Studi e Ricerche sulla regolazione naturale della fertilità”, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

La preziosità del vostro impegno, volto a favorire una procreazione autenticamente responsabile, risalta in maniera più chiara in quest’Anno della Famiglia, che sta per chiudersi. Nel corso di questi mesi l’attenzione della comunità cristiana s’è accentrata in modo particolare su questa fondamentale istituzione, diventata tema di impegno pastorale privilegiato per tutta la Chiesa. E come avrebbe potuto essere altrimenti, dal momento che la famiglia è “la prima e la più importante via della missione della Chiesa” (Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie, 2)?

2. La famiglia, che nasce dall’unione indissolubile dell’uomo e della donna, è il santuario della vita, la cellula fondamentale di quella “civiltà dell’amore”, da cui dipende il futuro dell’umanità.

La vostra opera di approfondimento e di diffusione dei metodi naturali per una paternità e maternità responsabili si colloca al servizio della famiglia, per far sì che essa diventi quello che è chiamata ad essere nel disegno di Dio. Si tratta di promuovere l’attuazione della verità dell’amore coniugale all’interno della famiglia, in modo che l’esercizio della sessualità e l’apertura alla procreazione si realizzino nel rispetto delle dimensioni costitutive del dono sponsale.

Un’autentica “cultura dell’amore” esige infatti che l’incontro sessuale tra l’uomo e la donna sia visto non come occasione di godimento utilitaristico, ma come espressione del dono delle persone, nell’integralità delle loro dimensioni corporee e spirituali e nella generosa e responsabile apertura alla vita. Che famiglia sarebbe quella in cui l’amore fosse profanato e degradato? Oppure quella in cui il prevalere di interessi egoistici privasse i coniugi della presenza di bambini e bambine, frutto del loro amore? Sì, una vera civiltà dell’amore comporta necessariamente il rispetto nella vita coniugale di quella legge, intrinseca al dono sponsale, per cui i significati unitivo e procreativo dell’atto coniugale debbono rimanere uniti.

3. Voi siete ben consapevoli che l’affermazione di questi valori personalistici della sessualità esige il coraggio di andare “contro corrente”. La vostra azione, pertanto, non si limita alla divulgazione di quelle conoscenze scientifiche che permettono di accertare, con sempre maggior sicurezza e facilità, i ritmi di fertilità femminile. Essa si spinge, ben più profondamente, a promuovere una formazione umana e cristiana a quei valori del dono, dell’amore, della vita, senza i quali la stessa pratica dei metodi naturali per la procreazione responsabile è semplicemente impossibile. Questi ultimi infatti non sono una tecnica da usare, ma una via di crescita personale da percorrere. Non si pongono nella linea di una civiltà dell’avere, ma dell’essere.

E così, anche da questo punto di vista, risulta evidente che il vostro impegno per i metodi naturali è un contributo alla civiltà dell’amore, giacché mira a far sì che le persone dei coniugi crescano nell’ascolto reciproco, nella capacità di sacrificio, nella disponibilità al dono, nella responsabilità e nell’apertura alla vita.

4. Perseverate, dunque, con rinnovato slancio in questo compito, che può ambire alla qualifica di vera missione. Estendo questo incoraggiamento a tutti quelli che, come voi, in tante generose iniziative analoghe collaborano alla pastorale familiare. Penso a quegli “esperti, medici e educatori, veri apostoli laici, per i quali la valorizzazione della dignità del matrimonio e della famiglia è diventata un compito importante della loro vita. A nome della Chiesa dico a tutti il mio grazie! Che cosa potrebbero fare senza di loro i sacerdoti, i vescovi e persino lo stesso successore di Pietro?” (Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie, 12).

Implorando sul vostro ministero i doni divini della carità e della sapienza, di cuore vi imparto l’apostolica benedizione, che nell’imminenza delle festività natalizie estendo a tutti i vostri cari e a tutte le famiglie con cui verrete a contatto nella vostra azione.

 

© Copyright 1994 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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