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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DEL SERVIZIO MISSIONARIO GIOVANILE

Sala dei Papa - Venerdì, 23 dicembre 1994

 

Carissimi amici del Servizio Missionario Giovanile!

1. Sono particolarmente lieto di accogliervi quest’oggi in occasione del trentesimo anno di vita della vostra “famiglia”. Ringrazio per i sentimenti manifestati a nome di tutti voi il Signor Ernesto Olivero, che dell’azione svolta in questi trent’anni è il primo animatore.

È spontaneo, in un momento come questo, guardare al cammino percorso. Guardare al passato, per il credente, non è gesto nostalgico, ma atto di doverosa riconoscenza verso il Signore. Quante prove della sua presenza Egli vi ha dato in questi anni, manifestandosi in mille modi e in mille volti, segni tutti della sua Provvidenza.

La fedeltà del Signore è il fondamento della speranza. Secondo la Rivelazione, infatti, la speranza non è un’elaborazione intellettuale o un’effusione sentimentale, ma una virtù teologale, che esprime l’atteggiamento interiore dell’uomo che ha incontrato Dio ed ha sperimentato le grandi opere del suo amore. È la speranza di Abramo, che supera ogni speranza umana (cf. Rm 4, 18). È la speranza di Maria di Nazareth, che accoglie con docile responsabilità il disegno divino nella sua esistenza. È la speranza degli Apostoli e dei martiri che, in mezzo alle prove, non hanno mai dubitato di Colui che con la sua morte e risurrezione, ha posto nel mondo il seme della Vita eterna.

2. Carissimi, il Signore conduce le comunità ecclesiali a scoprire, per tappe e per gradi, l’essenziale della loro missione, aiutandole passo dopo passo, con la luce e la forza dello Spirito Santo, a leggere i segni della storia. Il fatto che il Servizio Missionario Giovanile sia giunto, a trent’anni dalla sua nascita, a chiamarsi “Fraternità della Speranza”, non è un caso, né uno slogan.

Il Papa ha intitolato il volume recentemente pubblicato “Varcare la soglia della speranza”, e questo non per usare una frase ad effetto, bensì per sottolineare ulteriormente che la speranza è una dimensione essenziale del cammino del cristiano. Essa deve essere vissuta con singolare intensità nel passaggio tra il secondo e il terzo millennio cristiano.

3. Impresa non facile in questa nostra epoca, disillusa sul piano ideologico, debole sul piano filosofico e confusa su quello culturale. Esperienze come la vostra - e, grazie a Dio, ve ne sono molteplici, diverse e tutte magnifiche, nella Chiesa universale! - rispondono sicuramente al provvidenziale disegno di suscitare la speranza nei cuori degli uomini. E lo fanno mediante la testimonianza della carità.

Giustamente la Chiesa italiana ha scelto questa via per il suo cammino nell’ultimo decennio del secolo e del millennio. Anche questo è provvidenziale: l’evangelizzazione - sempre, ma specialmente in un’epoca come la nostra - deve passare attraverso la testimonianza della carità. La speranza infatti si comunica dimostrando una tenace e gioiosa capacità di farsi prossimo all’uomo come ad un fratello, specialmente quando è povero, piccolo, solo, emarginato. Questo però non può avvenire senza preghiera, senza una fede costantemente alimentata alle sorgenti della Parola e dello Spirito, senza lunghi e profondi silenzi, capaci di dare spessore ai gesti ed alle parole.

Il Servizio Missionario Giovanile ha capito tutto ciò per esperienza e per tale ragione siete oggi colmi di riconoscenza verso il Signore. Se voi lo invocherete fiduciosi, Iddio continuerà a mostrarvi le sue vie che sono anche le “vie della Chiesa”, e vi condurrà incontro all’uomo, alla famiglia, ai bambini, dovunque c’è una vita da accogliere, da difendere, da promuovere.

Carissimi, grazie per la vostra visita e la vostra testimonianza; auguri per l’oggi e per il domani. Vi illumini il divino fulgore del Bambino di Betlemme. Vi protegga sempre Maria, Vergine della Speranza, e vi incoraggi la mia benedizione, che imparto di cuore a voi qui presenti e a tutti gli amici del Servizio Missionario Giovanile “Fraternità della Speranza”.

 

© Copyright 1994 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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