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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA GIUNTA E AL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO

Sala del Concistoro - Sabato, 5 febbraio 1994

 

Onorevole Presidente della Giunta Regionale del Lazio,
Signore e Signori,
Vorrei salutare anche l’Onorevole Presidente del Consiglio Regionale, che non ha potuto essere presente a causa di una malattia
.

1. La consuetudine di incontrarci ogni anno non diminuisce la gioia dell’odierna vostra visita.

A ciascuno di voi qui presenti porgo, pertanto, il mio cordiale benvenuto. Saluto, in particolare, il Signor Presidente della Giunta, l’Onorevole Giorgio Pasetto, e lo ringrazio per le cortesi parole che mi ha poc’anzi rivolto a nome di tutta l’Amministrazione, richiamando i problemi che maggiormente vi stanno a cuore ed indicando i bisogni più urgenti della Regione. Egli mi ha reso così partecipe delle aspirazioni, delle apprensioni e delle legittime attese dell’intera popolazione laziale.

2. La presente congiuntura - come Ella, Onorevole Presidente, ha opportunamente sottolineato - non manca di far sentire il suo peso nel tessuto sociale e politico del Lazio, e nella programmazione stessa degli interventi destinati a fronteggiarla. Il processo di smantellamento di diverse imprese di dimensione medio-piccola, colpite dalla persistente recessione, suscita non poche apprensioni nelle famiglie che dal lavoro traggono il necessario per vivere.

Il fenomeno della de-industrializzazione porta con sé le conseguenze della disoccupazione o della mobilità. Interi nuclei familiari si vedono costretti a lasciare il loro ambiente e le loro tradizioni, alla ricerca di altre opportunità di impiego.

A questo si unisce la difficoltà per numerosi giovani di trovare una prima attività stabile che permetta loro di costruire serenamente il proprio avvenire. Ne consegue il disagio di dipendere oltre il necessario dal sostegno dei genitori; e ciò non di rado rischia di far sorgere tensioni all’interno della famiglia stessa. Ancor più preoccupante è inoltre il fatto che i giovani si trovano spesso costretti a rinviare nel tempo il progetto di formarsi una famiglia propria. Né va dimenticato che, quando inserirsi nei processi produttivi appare praticamente impossibile, vengono a crearsi condizioni di così grande disagio, da favorire la fuga verso paradisi artificiali come l’alcol e la droga. La violenza poi e la devianza minorile trovano terreno fertile in un tessuto umano già fortemente minato da problematiche personali e sociali.

3. In tale non facile contesto, anche voi, Amministratori regionali, siete chiamati ad offrire il vostro apporto. Un servizio di certo faticoso è il vostro, ma quanto mai necessario. Servizio che deve riservare una singolare attenzione alla famiglia e alle sue principali esigenze.

L’Anno Internazionale della Famiglia, che stiamo vivendo, assunto dalla Chiesa come motivo di speciale riflessione e preghiera, richiama in effetti il doveroso rispetto del valore intrinseco di questa cellula fondamentale della società. A voi, come ad ogni amministratore civile, è affidato il compito di “creare le condizioni per le quali le famiglie possano provvedere ai loro bisogni primari in maniera conforme alla dignità umana”. Le famiglie segnate dal bisogno, infatti, “non possono partecipare pienamente alla vita sociale, o sono costrette ad una condizione di totale emarginazione” (Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1994, 8 dic. 1993: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVI, 2 (1993) 1418). Ne consegue che, tra le priorità del nostro tempo, va annoverata quella di fare della famiglia il motore propulsore dello sviluppo ordinato della società. Al centro di ogni progetto sociale e politico ci deve sempre essere la famiglia rispettata nei suoi diritti, valorizzata appieno nelle sue capacità. Tenendo conto delle attese reali dei nuclei familiari, sarà più facile adoperarsi perché quanto vi è di umanamente e materialmente disponibile sia impiegato in modo efficiente e razionale a beneficio di tutti.

4. Ciò esige, com’è ovvio, impegno e stretta collaborazione fra le varie entità che costituiscono l’insieme della comunità regionale, dotata di forti risorse spirituali e culturali. Si tratta oggi di scrivere una nuova pagina di storia: il Lazio, ricco di tradizioni religiose e civili, apre ora le sue barriere all’apporto di altre culture grazie all’integrazione degli immigrati e alla presenza di numerosi turisti.

La domanda culturale, che sorge ai nostri giorni da una grande città come Roma e dagli altri centri laziali, si esplicita anche nell’esigenza di una maggiore osmosi tra i valori legati a realtà diverse ma complementari. Da un lato la metropoli cosmopolita, dove la massiccia aggregazione sociale permette innumerevoli e diversificati contatti umani, correndo, però il pericolo di bruciarli nella rapidità del vivere quotidiano; dall’altro i centri dislocati, dove persistono consuetudini antiche di solidarietà, di pacifica convivenza, di sobrietà, di rispetto dell’ambiente e di reciproca attenzione, ma può anche emergere il rischio dell’isolamento.

Il fondersi di modi e valori diversi di vita non mancherà di favorire quella crescita di civiltà che sempre deve accompagnarsi all’armonico sviluppo di ogni società, offrendo alle generazioni future riferimenti sicuri e significativi. Contribuirà alla costruzione solidale della comunità civile pure l’azione dei gruppi di volontariato che, mossi da profonde istanze etiche e morali, si prendono cura dei più deboli ed indifesi.

Siano valorizzate, pertanto, tutte le risorse umane, etiche e civili di cui dispone la Regione, non ultimo il bene supremo della fede, che sostiene le fatiche e le speranze della maggioranza della gente.

5. Ci stiamo avviando a grandi passi verso il Terzo Millennio cristiano. Traguardo che interessa in primo luogo i credenti ed al tempo stesso, ogni uomo ed ogni donna di buona volontà. Questo storico e spirituale appuntamento concerne particolarmente la Regione Lazio, che ha al suo centro Roma, cuore del Cristianesimo.

Nella recente Lettera ai Vescovi italiani scrivevo che “di fronte all’anno 2000 tutta la Chiesa, e in particolare tutta l’Europa, ha bisogno di una grande preghiera, che passi, come onde convergenti, attraverso le varie Chiese, uomini e continenti”. “La preghiera - aggiungevo - significa sempre una specie di “confessione”, di riconoscimento della presenza di Dio nella storia e della sua opera a favore degli uomini e dei popoli; al tempo stesso, la preghiera promuove una più stretta unione con Lui ed un reciproco avvicinamento tra gli uomini” (Giovanni Paolo II, Lettera ai vescovi d'Italia, 6 gen. 1994). Mi riferivo ai cristiani, ma l’invito intendeva estendersi a tutti. È importante, infatti, in un’epoca come la nostra, segnata da molte incertezze e da un diffuso desiderio di rinnovamento, non trascurare il riferimento a Dio ed ai valori spirituali. Senza la dimensione religiosa non è possibile costruire un mondo realmente migliore: una società aperta ed accogliente, libera e solidale.

Mentre assicuro per ciascuno di voi, Signori Amministratori della Regione Lazio, il mio orante ricordo, invoco sulle vostre persone, come pure sull’intera popolazione laziale l’aiuto di Dio, fonte di unità e di concordia. La protezione della Vergine Maria, venerata in tanti luoghi sparsi nella vostra terra vi sostenga. E vi accompagni pure la mia benedizione, pegno di costante benevolenza.

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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