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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PRESULI DELLA CONFERENZA
EPISCOPALE DELLA COSTA RICA

Sabato, 19 febbraio 1994

 

Amati fratelli nell’Episcopato,

1. Con profondo affetto desidero darvi, ancora una volta, il mio cordiale benvenuto a questo incontro, nell’ambito della visita “ad Limina”, e vi saluto sentitamente con le parole dell’Apostolo: “Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo” (Rm 1, 7).

La vostra visita a Roma, centro della cattolicità, rispetta l’antica tradizione di venerare i sepolcri di san Pietro e san Paolo, e con essa desiderate mostrare la profonda comunione tra le vostre Chiese particolari e la Sede Apostolica. L’unità dei Vescovi con il Successore di Pietro, fondata sulle promesse di Cristo, è garanzia del fatto che le comunità ecclesiali sono edificate su solida roccia (cf. Mt 7, 24-27).

Ringrazio vivamente Mons. Román Arrieta Villalobos, Arcivescovo di San José e Presidente della Conferenza Episcopale, per le cordiali parole con le quali ha voluto esprimere, a nome vostro e della Chiesa in Costa Rica, i sentimenti di fede e di carità ecclesiale che vi uniscono al Successore di Pietro. Desidero inoltre ringraziare tutti per le dettagliate informazioni che mi avete fornito, sia nei Rapporti quinquennali sia durante i colloqui personali, e che mi hanno consentito di conoscere meglio la vitalità delle vostre comunità ecclesiali così come i settori del Popolo di Dio che richiedono una speciale dedizione pastorale.

2. Mi unisco a voi nella vostra azione di grazia per gli abbondanti frutti con i quali il Signore ha benedetto le vostre diocesi dall’ultima visita “ad Limina” nel 1989. In effetti, l’aumento di vocazioni e di ordinazioni sacerdotali, la maggiore partecipazione dei laici agli impegni ecclesiali, la feconda opera di numerosi catechisti nella formazione cristiana dei bambini e dei giovani, il risorgere di movimenti apostolici, sono altrettanti motivi di soddisfazione per gli obiettivi raggiunti nel vasto ambito della nuova evangelizzazione in Costa Rica.

Tuttavia le mete raggiunte devono spingere a un impegno sempre più deciso e generoso nel ministero apostolico. Voi, meglio di chiunque altro, conoscete bene il lungo cammino che ancora resta da percorrere e gli ardui problemi che le vostre comunità ecclesiali devono affrontare ogni giorno.

3. L’opera di evangelizzazione esige da parte di tutti uno sforzo rinnovato e costante, in particolare dinanzi alle sfide del mondo attuale, quali le tendenze secolarizzanti, l’indifferentismo religioso e la crisi dei valori, che osserviamo nella realtà sociale e che influisce sulla coscienza individuale e collettiva, anche nei Paesi di lunga tradizione cristiana.

A voi - come avete ripetuto, unitamente agli altri Episcopati latino-americani - spetta il compito di dare impulso alla Nuova Evangelizzazione: “Questo è il nostro compito: far sì che la verità su Cristo, sulla Chiesa e sull’uomo penetri più profondamente in tutti gli strati della società nella ricerca della sua progressiva trasformazione” (Patrum IV Confer. Gen. Episc. Americae Latinae, Messaggio della Conferenza di Santo Domingo ai Popoli dell’America Latina e dei Caraibi, n. 3). La vostra azione pastorale, essendo volta a “promuovere e difendere l’unità della fede e la disciplina comune a tutta la Chiesa” (Lumen gentium, 23), è particolarmente importante per consolidare l’unità e la comunione in seno alla vostra Conferenza Episcopale, per unire gli sforzi e per far sì che l’opera evangelizzatrice manifesti con maggiore chiarezza che esiste “un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio, Padre di tutti” (Ef 4, 5). Per questo, affinché non si creino smarrimento e confusione tra i fedeli, è necessario conservare l’unità della fede e la fedeltà al Magistero.

4. Nell’esercizio del vostro ministero, “per perpetuare l’opera di Cristo, pastore eterno” (Christus Dominus, 2), contate in primo luogo sui sacerdoti, che il Concilio Vaticano II chiama “saggi collaboratori dell’ordine episcopale” (Lumen gentium, 28). State quindi molto vicini a essi, “disposti ad ascoltarli e a trattarli con fiducia” (Christus Dominus, 16), mediante un più profondo rapporto personale e con autentica amicizia sacerdotale, come Gesù, il Buon Pastore, che conosce le sue pecore e dà la sua vita per esse. Preoccupatevi delle “condizioni spirituali, intellettuali e materiali” dei sacerdoti “affinché questi, con una vita santa e pia, possano esercitare il loro ministero fedelmente e fruttuosamente (Ivi)”. Siate certi che il benessere umano e spirituale dei sacerdoti si rifletterà positivamente sulla vita delle comunità cristiane. Fate in modo di promuovere diverse forme di rapporto e di convivenza fraterna tra di essi. In tal modo potranno affrontare con maggiore fiducia le difficoltà quotidiane e vivere con maggior fedeltà e gioia la loro vocazione sacerdotale, identificandosi con Cristo, ubbidiente, povero e casto.

Nelle diverse attività del loro ministero, i sacerdoti devono tenere sempre presente che i fedeli hanno diritto a che si insegni loro il contenuto integrale della Rivelazione e della dottrina della Chiesa, evitando attentamente riletture soggettive del messaggio cristiano, ambiguità ingannevoli o silenzi sospettosi che possono causare smarrimento e minacciare la purezza della fede. Questi criteri devono essere osservati anche da quei presbiteri che parlano a nome della Chiesa attraverso i mezzi di comunicazione sociale.

La stessa cura devono porre i sacerdoti nelle celebrazioni liturgiche e nella loro azione ministeriale. Il presbitero è l’uomo della carità, è il buon pastore, a immagine di Cristo che ama le sue pecore e dà la vita per esse (cf. Gv 10, 11-15). E, come Cristo, deve essere “mite e umile di cuore” (Mt 11, 29), mettendo da parte ogni spirito di dominio e di ambizione personale, per seguire l’esempio del “Figlio dell’uomo” che non “è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10, 45).

5. Cuore della diocesi deve essere il Seminario, centro di formazione dei futuri sacerdoti. State quindi molto vicini agli studenti del vostro Seminario Centrale, trattando e formando ognuno di essi con amore paterno, seguendo l’esempio di Gesù che istruiva e formava i suoi discepoli. Assegnate al vostro Seminario i sacerdoti meglio preparati in scienza, esperienza e, soprattutto, con provata virtù, in modo tale che, con i loro insegnamenti e con la testimonianza della loro vita sacerdotale irreprensibile, siano validi collaboratori del dono della vocazione sacerdotale che il Signore ha infuso nel cuore di molti giovani costaricani.

Nella mia Esortazione Apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis ho proposto direttive per una solida formazione dei futuri sacerdoti a livello spirituale, intellettuale e umano, sottolineando in particolare l’importanza di un’adeguata formazione affettiva dei seminaristi, affinché accolgano il celibato sacerdotale non tanto come un obbligo, ma soprattutto come un dono di Dio e come un invito a seguire più da vicino Cristo, Sacerdote eterno. È “certamente una grazia che non dispensa, ma esige con singolare forza la risposta cosciente e libera da parte di chi la riceve. Questo carisma dello Spirito racchiude anche la grazia perché colui che lo riceve rimanga fedele per tutta la vita e compia con generosità e con gioia gli impegni che vi sono connessi” (Giovanni Paolo iI, Pastores dabo vobis, n. 50).

6. Ho visto con piacere che la presenza apostolica dei religiosi e delle religiose nella vita della Chiesa in Costa Rica è accresciuta, sia in numero sia in qualità, grazie all’aumento delle vocazioni. Questa fioritura vocazionale deve essere accompagnata da una profonda e intensa formazione spirituale e accademica nei noviziati e nei centri di studio, sempre aperta alle esigenze della Chiesa e della società attuale.

È anche motivo di soddisfazione constatare il clima d’intesa e di più intensa collaborazione tra i Vescovi e le Conferenze dei Superiori e delle Superiore Maggiori di Costa Rica. Esorto pertanto gli Istituti religiosi a rimanere fedeli ai carismi dei loro Fondatori e ad aumentare al massimo la loro disponibilità e spirito di comunione con i Vescovi, seguendo le loro direttive dottrinali e pastorali, consapevoli del fatto che tutto ciò darà rinnovata forza alla loro testimonianza di persone consacrate e darà maggiore efficacia alle loro opere apostoliche. Penso con particolare sollecitudine ai religiosi e alle religiose che si dedicano generosamente a tante opere della Chiesa nel campo dell’insegnamento, dell’assistenza sociale e dell’aiuto ai poveri, ai malati e agli emarginati. Mi sento particolarmente vicino a coloro che, con spirito di autentica abnegazione, dedicano il loro tempo e le loro energie alla cura umana e spirituale delle diverse comunità indigene del Paese.

7. Un fattore incoraggiante nella Chiesa in Costa Rica è l’esistenza di numerosi laici impegnati e di diversi gruppi e movimenti apostolici. Indubbiamente è lo Spirito Santo a suscitare i carismi, ma spetta ai Pastori discernerli affinché collaborino concretamente nella costruzione della comunione ecclesiale. Tra questi movimenti si distinguono quelli che lavorano nella pastorale familiare. La loro testimonianza e il loro impegno apostolico, con incontri di preghiera e di formazione, hanno spinto tante persone a dedicarsi all’evangelizzazione e al rinnovamento della vita cristiana. Oltre ad assistere le coppie sposate e a promuovere la formazione dei coniugi cristiani e la santità della famiglia, si sono dedicati al compito di aiutare e di orientare, secondo i criteri della giusta dottrina, coloro che vivono in situazioni matrimoniali irregolari (cf. Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 77-84; Puebla, 595).

A questo proposito, condivido la viva preoccupazione che avete espresso nei vostri resoconti sui pericoli che minacciano la stabilità e l’unità della famiglia in Costa Rica, quali la mentalità edonista ed egoista, il divorzio, il deterioramento dei principi etici e morali, così come le stesse condizioni di vita e i problemi di alloggio. È quindi necessario unire gli sforzi affinché la famiglia possa uscire indenne dai pericoli che la insidiano e si rafforzi la sua identità come cellula principale e vitale della società, centro di diffusione della fede e scuola di vita cristiana.

8. Nell’ambito sociale, sono lodevoli le iniziative realizzate per commemorare il primo centenario della Lettera Pastorale di Mons. Bernardo Augusto Thiel “Sobre el Justo Salario” e il quinquagesimo anniversario della promulgazione delle “Garantías Sociales y del Código de Trabajo” al quale ha collaborato attivamente l’allora Arcivescovo di San José. In quell’occasione avete sottolineato la validità della dottrina sociale della Chiesa, applicandola alla situazione attuale in Costa Rica. Per conseguire gli obiettivi desiderati, è particolarmente necessaria la partecipazione dei laici, i quali, come esigenza della loro vocazione cristiana, devono “permeare e perfezionare l’ordine delle realtà temporali con lo spirito evangelico” (Apostolicam actuositatem, 5). A questo proposito, la formazione cristiana dei fedeli, e in particolare dei giovani, deve comprendere anche ciò che si riferisce alla dottrina sociale della Chiesa, nella quale troveranno un prezioso aiuto per promuovere lo spirito di laboriosità, per scoprire l’importanza del lavoro ben realizzato, per promuovere iniziative di produzione specificamente adattate alle vostre esigenze e ispirate agli ideali di giustizia e solidarietà.

Sono anche lodevoli, a questo riguardo, le attività della “Caritas” e della “Scuola Sociale Giovanni XXIII”, così come le iniziative di numerose parrocchie a favore dei gruppi più disagiati. Molto si è anche fatto per diffondere gli insegnamenti della Chiesa in materia sociale e affinché le istituzioni pubbliche e del lavoro si ispirino ai suoi principi. È necessario continuare su questo cammino e promuovere un’autentica pastorale della classe operaia affinché il lavoro sia debitamente apprezzato nella sua ricchezza umana e nel suo valore sociale e spirituale, e affinché i lavoratori ricevano la necessaria attenzione ecclesiale.

Nel vostro Paese, dove si dà una particolare importanza ai problemi educativi, l’insegnamento superiore ha conosciuto negli ultimi anni una grande auge, come indica anche la recente creazione di varie università private. Questo è un campo - alla pari del vasto mondo della cultura - che richiede un’adeguata attenzione pastorale, a cui sono sicuro che assegnerete, nei limiti delle vostre possibilità, persone idonee per tale responsabilità. Come ho indicato nel discorso inaugurale della IV Conferenza dell’Episcopato Latinoamericano, “anche se il Vangelo non si identifica con nessuna cultura in particolare, deve però ispirarle, per trasformarle in tal modo dal di dentro, arricchendole con i valori cristiani che derivano dalla fede. In verità, l’evangelizzazione delle culture rappresenta la forma più profonda e globale di evangelizzare una società, poiché attraverso di essa il messaggio di Cristo penetra nelle coscienze delle persone e si proietta nell’“ethos” di un popolo, nelle sue attività vitali, nelle sue istituzioni e in tutte le strutture” (Giovanni Paolo II, Apertura dei lavori della IV Conferenza generale dell'Episcopato latino-americano, n. 20, 12 ott. 199: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XV, 2 (1992) 330).

9. Nei rapporti quinquennali avete espresso la vostra comune preoccupazione pastorale dinanzi al propagarsi delle sette e dei nuovi gruppi religiosi che attirano numerosi fedeli e seminano confusione e incertezza tra i cattolici. A questo proposito, lo scorso mese di novembre si è svolto a Managua (Nicaragua) un incontro dei Vescovi dell’America Centrale e del Panama per esaminare questo preoccupante problema e per individuare delle linee di azione pastorale per affrontarlo. Sono certo che le conclusioni di tale incontro saranno convenientemente divulgate tra i sacerdoti, i religiosi e gli altri agenti di pastorale, per ispirare in tal modo un’azione efficace e congiunta, volta a formare cristiani convinti, a promuovere celebrazioni liturgiche vive e con molti partecipanti, a creare comunità ferventi che offrano a coloro che lo necessitano un’accoglienza che li faccia sentire realmente tra fratelli. Oltre a valutare correttamente l’influenza negativa di tali gruppi religiosi fondamentalisti, bisognerà mettere un impegno particolare nella formazione dei fedeli e vedere come si possono contrastare le cause che spingono molti ad abbandonare le loro comunità per aderire alle sette.

10. Prima di concludere, desidero esprimervi nuovamente, amati Fratelli, il mio ringraziamento. Chiedo al Signore che questo incontro consolidi e confermi la vostra reciproca unione come Pastori della Chiesa in Costa Rica, per il bene delle vostre comunità ecclesiali. Allo stesso tempo, vi prego di trasmettere ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose, ai seminaristi, agli agenti di pastorale e a tutti i vostri diocesani, il mio affettuoso saluto e la mia benedizione. Ricordate loro che il Papa li tiene presenti nelle sue preghiere e che li esorta a dare sempre un’autentica testimonianza di vita cristiana nella società attuale.

All’intercessione materna di Nostra Signora degli Angeli affido le vostre persone, i vostri progetti e la vostra opera pastorale, affinché guidiate fermamente questa porzione della Chiesa di Dio che peregrina in Costa Rica. Con questi ferventi auguri vi accompagni anche la mia vicinanza spirituale e la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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