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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA
DI SANT'ALESSANDRO
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Domenica, 27 febbraio 1994
Voglio professare davanti a voi la nostra fede in Gesù Cristo. Sia lodato sempre
Gesù Cristo! Lo faccio pensando ad Alessandro, patrono di questa comunità che si
trova un po’ fuori Roma, ma sempre in Roma. Nell’“Agro Romano”, mi spiegava il
Cardinale Vicario. Una bella parrocchia perché si trova fuori città, più umana,
più familiare.
Alessandro, vostro patrono, era un ragazzo come voi. Non abbiamo
dati storici certi, ma sappiamo che amava Gesù fino a dare la sua vita, e per
voi ragazzi è un buon esempio. Forse qualcuno di voi si chiama Alessandro o
Alessandra. Certamente è un nome bello, suggestivo. Io mi rallegro con la vostra
comunità per questo patrono, mi rallegro per tutti voi specialmente, per i
giovani, i ragazzi, le ragazze, perché certamente anche lui faceva la sua
catechesi. In modo diverso: non c’erano ancora scuole, non c’erano catechisti.
Oggi ci sono, li saluto tutti, catechisti e catechiste, tutti coloro che
preparano i ragazzi alla Prima Comunione e alla Cresima, e saluto i genitori.
Certamente Alessandro, da cristiano, aveva ricevuto questi sacramenti. Aveva
fede, e la fede si esprime con i sacramenti. Si esprime e si rafforza con i
sacramenti. Lui, se ha potuto dare la sua vita e morire per Gesù, doveva avere
una fede molto forte, molto robusta.
Carissimi, oggi vi auguro questa fede
robusta. La fede dei bambini e dei ragazzi è sempre robusta, ardente, si esprime
con la preghiera, con l’amore a Gesù. Si capisce allora che uno come voi poteva
dare la vita a Gesù. Ve lo auguro oggi, in questa domenica primaverile, bella,
fresca. Tutto parla della gioventù, tutto ringiovanisce.
Ringiovanisce la
natura, sbocciano i fiori. Questo ringiovanire della natura parla della gioventù
anche nella natura umana, in noi. Ringrazio i vostri genitori per la buona
educazione che ricevete nelle famiglie, ringrazio il parroco e i suoi
collaboratori, i catechisti per tutta la formazione cristiana che ricevete nella
parrocchia. Vi auguro tutto il bene per la vostra comunità e per ciascuno di
voi. Sia lodato Gesù Cristo!
Al Consiglio Pastorale
La stupenda metafora di Cristo, pietra angolare, è sempre attuale. Siamo
dentro tante pietre nell’antica città, nelle catacombe. Ma la parrocchia cresce
sempre di nuovo con le pietre vive, con quelli che l’hanno fondata insieme con
il Vescovo di Roma negli anni ‘20.
Non c’era ancora la grande Roma. Aveva una
dimensione media, ma era sempre grande, cosmopolita, così nei tempi di Pietro e
Paolo, quando era veramente grande, così ai tempi dei martiri, così anche nei
tempi della sua decadenza, quando si è ridotta a piccola città. Ma era sempre
grande. È grande grazie alla sua missione apostolica, portata qui dagli Apostoli
che conosciamo per nome. Sappiamo i destini dei loro itinerari: Pietro, Paolo,
tutto confluisce qui a Roma.
Devo dire che oggi ho incontrato anche stranieri,
salutando la gente prima della Messa: tedeschi, polacchi, europei, americani,
asiatici. Anche oggi Roma è cosmopolita, internazionale. Voi siete originari di
questa zona, legati alla grande tradizione del martire Sant’Alessandro e voi
rappresentate la grande tradizione di questa zona, dell’Agro Romano, diventato
una parte della città di Roma.
Rappresentate il popolo di Dio di questa zona,
parte del quale è immigrato da altre zone; poi ci sono molte giovani famiglie.
Mancano le scuole, sono lontane, ma arriveranno. C’è sempre la scuola principale
che è la famiglia. È la scuola fondamentale, origine di tutto.
Per me è un
privilegio visitare questa parrocchia stupenda e toccare da vicino la tradizione
della Roma antica, della Roma dei martiri, di quello di cui si parla nel canone
romano, di Alessandro. Vi auguro di sentirvi veramente giovani. Lo auguro a voi
che siete qui presenti, a voi e alle signore che fanno parte della vostra
comunità e del vostro Consiglio. Vi auguro di avere sempre una visione fresca
delle realtà romane, umane, familiari, anche degli immigrati, e delle iniziative
che vengono dallo Spirito Santo. È lo Spirito Santo che ci dà consiglio, e voi
siete consiglieri, cioè affidati all’opera dello Spirito Santo per dare un buon
consiglio al vostro parroco, anche al Papa, Vescovo di Roma, certamente al
Cardinale Vicario e a Monsignor Dieci, che sono più vicini.
Vi ringrazio per la
buona accoglienza e per questa esperienza stupenda, straordinaria che ho potuto
vivere in questa domenica.
Ai giovani
Si è potuto sentire facilmente che il vostro collega ha partecipato alla
Giornata Mondiale della Gioventù a Santiago de Compostela nel 1989. Altri hanno
partecipato agli incontri negli altri Continenti, a Czestochowa o a Denver,
oltreoceano. Ma questi incontri, queste Giornate sono un denominatore comune per
i giovani di tutto il mondo, che si trasferiscono da un Continente all’altro.
Adesso, dall’America alle Filippine.
Cosa dire? Io ho parlato della geografia
della gioventù. Adesso parliamo della storia. Qui voi avete un vostro
compatriota giovane, Santo, Martire, patrono di questa parrocchia, che potrebbe
essere per tutti noi un esempio. È poco conosciuto. Ma io vi auguro di capire
una cosa attraverso il vostro patrono, Sant’Alessandro, di essere tutti
testimoni, testimoni di Cristo. Cosa vuol dire essere testimoni? Soprattutto
cercare in Cristo la umanità, la identità di ogni creatura umana, perché il
mistero di Cristo consiste nel fatto che Lui è Dio fattosi uomo.
Dio si è fatto
uomo per insegnarci come vivere a modo divino la nostra vita umana. Ci ha
insegnato questo. Il testimone vuol essere uno che lo impara sempre di nuovo.
Come a suo tempo lo ha imparato Alessandro, così anche voi siete invitati a
impararlo. E io ve lo auguro, perché è una bella esperienza. È un’esperienza
stupenda, meravigliosa: poter imparare la propria umanità da Cristo. Questo ci
apre nuovi orizzonti, ci fa la vita ricca, forse povera nei mezzi materiali. Ma
anche essendo poveri possiamo essere ricchi perché Cristo si è fatto povero per
arricchirci con la sua povertà, non con le ricchezze, non con le moderne
economie, non con i sistemi che schiacciano il resto del mondo. Ricchezza nella
povertà.
Cosa è la giovinezza? Giovinezza è povertà. Cantano questi nostri
carissimi giovani romani: “Noi non abbiamo molte ricchezze”. Così dicevano anche
gli Apostoli. Ma dentro quella povertà c’è una speranza, c’è una ricchezza.
Allora, carissimi giovani, ragazzi e ragazze, vi auguro di capire questo, di
scoprire questo. Scoprire Cristo vuol dire scoprire se stessi, scoprire la Sua
ricchezza, la Sua bellezza, la Sua strada, questo cammino che ci guida verso
Dio.
Noi siamo, come dicono gli antichi greci e lo dicevano certamente a Roma,
“teoforoi”, quelli che portano Dio, un progetto di Dio. Ognuno di noi porta
dentro di sé, nella sua personalità umana, un progetto di Dio. Dio ha voluto
farci simili a Lui, a Sua immagine e somiglianza. Vi auguro allora di vivere ad
immagine e somiglianza di Cristo e di vivere felici, con coraggio, fare la
primavera di questo Paese, di questa vecchia Roma, di questa Italia, di questa
Europa, di questo mondo.
© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana
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