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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II DURANTE
LA TRADIZIONALE VISITA AL PRESEPIO ALLESTITO DAI NETTURBINI IN VIA DEI
CAVALLEGGERI
Domenica, 9 gennaio 1991
È la quindicesima volta che mi trovo qui. C’è quindi già una tradizione. Ogni
anno aggiunge qualche cosa a questo presepe dei netturbini, qualche novità.
Penso che lo stesso si può notare anche per Roma, per il mondo, per l’Italia.
Ogni anno aggiunge qualche cosa di nuovo, qualche novità a tutte queste realtà
in cui viviamo, a Roma, in Italia, nel mondo, e poi quelle più vicine come la
famiglia, il proprio ambiente, la professione, tutto quello che ci accomuna qui
intorno al presepe.
Voglio augurare di nuovo a Roma, in presenza del suo nuovo Sindaco, che quello
che si aggiunge a Roma nella prospettiva di questo anno sia positivo e che si
tolga tutto quello che è negativo che non manca, ma deve mancare di più. Invece
il positivo deve sempre abbondare di più. L’ispirazione per noi viene da Gesù
Figlio di Dio che è venuto al mondo per farsi povero, ma una povertà del tutto
speciale, come è stata dopo, per esempio, la povertà di San Francesco. Gesù si è
fatto povero per arricchirci: la sua povertà è per noi una grande ricchezza,
sorgente di ricchezza. Che sia sempre così per voi netturbini, per voi romani,
per voi italiani: questo Presepe del Signore sia sorgente di ricchezze sempre
nuove. Questo è il mio augurio come vostro Vescovo, un augurio cordiale,
sincero, continuo, da quindici anni lo faccio e sempre lo ripeto perché non si
può mai esaurire.
Poi i bambini, si vede come crescono, quelli appena nati quindici anni fa adesso
sono già grandi, vanno alla scuola media. Così corre la vita. Congratulazioni.
© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana
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