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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALLA RIUNIONE SUI PROBLEMI PASTORALI
DELLA CHIESA CATTOLICA DI RITO BIZANTINO IN ROMANIA

Venerdì, 21 gennaio 1994

 

Venerati fratelli nell’Episcopato,
Amatissimi sacerdoti e seminaristi
,

1. “Gli Apostoli si radunarono intorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano insegnato” (Mc 6, 30).

Anche noi, sull’esempio dei primi testimoni di Cristo, siamo di nuovo insieme, dopo tre anni dalla nostra prima visita “ad Limina” nella Città eterna, a pregare e riflettere sui passi che abbiamo nel frattempo compiuti nel nome del Signore.

Quel primo incontro fu un evento storico e provvidenziale: la vostra Chiesa, uscita dopo quarant’anni dal carcere di sofferenze inenarrabili e di pesanti umiliazioni, ricominciava a progettare una vita cristiana nella ritrovata libertà. Davvero noi sentivamo presenti, in quel momento, tutti i vostri martiri e confessori della fede, potenti intercessori presso il Trono dell’Agnello per il loro popolo finalmente uscito dalla cattività.

Per tanti anni “una preghiera saliva incessante a Dio dalla Chiesa” (At 12, 5) per voi. Poi, d’improvviso, l’angelo del Signore vi apparve e vi disse “Alzati in fretta!”. Ed anche a voi, come all’apostolo Pietro, le catene caddero dalle mani. A ciascuno di voi l’angelo si rivolse: “Mettiti la cintura e legati i sandali... Avvolgiti il mantello e seguimi!” (cf. At 12, 7-8).

“Pietro uscì e prese a seguirlo” (At 12, 9). In questi anni avete veramente seguito l’angelo della libertà, scoprendo i frutti abbondanti di quelle prove. Come potrebbe spiegarsi altrimenti che numerosi giovani bussino alle porte dei seminari e dei conventi? Come spiegare lo zelo con il quale i laici si sforzano di assumere il ruolo che è loro proprio nella comunità ecclesiale, sostenendovi con piena disponibilità nelle vostre iniziative?

2. In questi giorni, accogliendo l’invito della Santa Sede, siete venuti a Roma per cercare di maturare, in comunione di intenti con i miei collaboratori nella Curia Romana e con esperti qualificati, le scelte ispirate dallo Spirito. È lo Spirito infatti che “illumina tutti alla conoscenza di Dio, entusiasma i profeti, rende saggi i legislatori, consacra i sacerdoti, consolida i re, perfeziona i giusti, fa degni di onore i temperanti, elargisce il dono della santificazione” (San Basilio, Omelia sulla fede, 3).

Un isolamento non voluto, ed anzi subìto con grande sofferenza, vi ha impedito di partecipare pienamente a quella primavera della Chiesa che fu il Concilio Vaticano II, nel quale fu possibile attingere dalla Scrittura, dai Padri e dalla Liturgia la linfa vitale per rispondere con solidità e freschezza alle domande ed alle attese dell’uomo contemporaneo.

In questi giorni avete avuto modo di lasciar permeare la vostra esperienza cristiana, dalla corroborante vitalità del Concilio, perché il suo messaggio fecondi in modo originale anche la vostra specifica identità, facendola risplendere di nuova forza e vigore.

3. Avete anzitutto riconosciuto come la vitalità della Chiesa e la credibilità del messaggio evangelico molto dipendono da una accurata formazione del clero. Una crescita armonica della personalità, una vita interiore di profonda, affettuosa comunione con il Signore, nutrita soprattutto dalla liturgia e dalla preghiera personale, una piena e calda consapevolezza dei misteri della salvezza acquisita attraverso lo studio esigente, aggiornato, interdisciplinare sono alcuni degli aspetti che devono fondare il vostro impegno educativo.

Le angustie del passato non vi impediranno di rinvigorire la giovinezza della vostra Chiesa, se darete spazio primario alla formazione dei nuovi sacerdoti, che sono chiamati ad essere gli animatori di tale speranza, anzi di una vera risurrezione.

Per ottenere questo risultato, saranno vostra cura prioritaria la scelta e la preparazione dei formatori del clero: incaricate persone sagge e di vita esemplare, adorne di virtù anche umane. Assicurate loro una vera competenza nelle discipline che saranno chiamati ad insegnare, in modo che possano essere guide qualificate nella preparazione di quanti lavoreranno nella vigna del Signore. La Chiesa, in particolare mediante la Congregazione per le Chiese Orientali, è pronta a sostenere in ogni modo questo vostro sforzo.

Non dimenticate inoltre la formazione permanente del clero, soprattutto dopo che per tanti anni la possibilità di studio è stata precaria, quando non del tutto impossibile.

Perché questo programma educativo sia pienamente realizzato è necessaria una stretta, fiduciosa ed assidua collaborazione fra le Istituzioni educative della vostra Chiesa: concentrate i vostri sforzi, in modo da privilegiare la qualità.

4. Un altro impegno di grande importanza è costituito dalla cura per la Liturgia Santa, luogo nel quale la fede si fa proclamazione ed adorazione, e si manifesta la comunione e la fraternità fra i credenti: essa è la vera formatrice della vita cristiana e la sintesi più completa dei suoi vari aspetti.

Le circostanze del passato vi hanno privato di celebrazioni liturgiche vissute in tutta la loro solennità, come la tradizione bizantina particolarmente richiede. Si tratta ora di ritrovare senza indugio una sempre più profonda conoscenza e l’uso esemplare di essa, per recuperare piena aderenza alle vostre avite tradizioni (cf. Orientalium Ecclesiarum, 6).

Il lavoro dovrà essere prudente, ma sintetico e coraggioso, fondato su uno studio attento delle fonti e sulla opportuna catechesi. In particolare si curi che senza ritardi i libri liturgici siano messi a disposizione di clero e fedeli.

Questo approfondimento nella coscienza dell’identità liturgica e l’impegno a tradurre le esigenze nella concretezza della vita, saranno il fondamento di un’autentica rinascita ecclesiale e gioveranno anche a rinsaldare il rapporto con la Chiesa Ortodossa, nella consapevolezza e nell’esercizio di questo comune patrimonio.

5. Sappiamo che alcuni impedimenti creano ancora difficoltà nel cammino della piena e visibile fraternità fra Cristiani, pur così necessaria alla testimonianza del Vangelo. A questo riguardo già ho avuto modo di ribadire: “deve essere convinzione di tutti che, anche in questi casi di vertenze piuttosto contingenti e pratiche, è ancora il dialogo lo strumento più adatto per affrontare uno scambio fraterno volto a risolvere il contenzioso in spirito di giustizia, di carità e di perdono” (Giovanni Paolo II, Lettera ai Vescovi del continente europeo circa i rapporti tra Cattolici e Ortodossi nella nuova situazione dell’Europa Centrale e Orientale, 31 mag. 1991: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XIV, 1 (1991) 1379).

La Chiesa greco-cattolica in Romania non abbonda di averi e di strutture materiali, anche se queste cominciano a risorgere: la sua vera ricchezza è la vitalità di quella stessa fede che ha pagato senza esitazione un alto prezzo di fedeltà a Dio, alla Chiesa, ai diritti della coscienza umana.

6. Non possiamo dimenticare che molti sono ancora coloro che occorre raggiungere con l’annuncio evangelico; tanti giovani aspettano dalla Chiesa una speranza e un significato per la loro vita; tanti nuovi poveri attendono un buon Samaritano che si prenda cura di loro. Una più stretta collaborazione ed un più efficace coordinamento, sia a livello eparchiale, sia nell’intera Metropolia, saranno indispensabili per il diffondersi di una catechesi fruttuosa e sistematica, per il rinforzarsi delle associazioni e dei movimenti laicali, nella formazione, nel vigore e nella fedeltà, in piena coerenza con un progetto pastorale organico; infine per l’incremento di opere e iniziative di carità e aiuto sociale.

7. Carissimi fratelli nell’episcopato, si avvicina ormai l’anniversario dei trecento anni della vostra unione con la Sede di Pietro, che ricorrerà il 7 ottobre 1998; questa meta sia a tutti di forte stimolo ad un’opera ancor più intensa ed efficace, in spirito di fraternità e di apertura.

Portate a tutti il saluto del Papa, specialmente al venerato Signor Cardinale Alexandru Todea, il quale quotidianamente offre a Dio la sua preghiera e le sue sofferenze per il bene della vostra Chiesa, per la quale ha veramente dato la vita. Un ricordo anche per il Vescovo Lucian Muresan che, anch’egli per ragioni di salute, non ha potuto essere oggi con noi. A tutta la nobile nazione romena assicurate il mio affetto e il mio ricordo costante nella preghiera. Seguo personalmente, con intensa partecipazione, il cammino della vostra Chiesa.

Con questi sentimenti di profonda comunione vi imparto la mia benedizione, con la quale intendo abbracciare anche tutti i fedeli affidati alle vostre cure pastorali.

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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