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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI GIORNALISTI ACCREDITATI DURANTE LA VISITA
ALLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

Lunedì, 24 gennaio 1994

 

Signor Direttore della Sala Stampa,
Signore e Signori Giornalisti,
Fratelli e sorelle!

1. Sono contento di incontrarmi con voi in questo vostro ambiente di lavoro, la Sala Stampa della Santa Sede, completamente rinnovata e dotata di moderni strumenti tecnologici per la comunicazione sociale.

In questa sala-conferenze, nella quale incontrate per il vostro lavoro personalità ecclesiastiche ed esperti, ho oggi la gioia di parlare io stesso con voi. È un’opportunità che mi è offerta di ricambiare le vostre molteplici attenzioni. Colgo pertanto subito l’occasione per salutare tutti e ciascuno con affetto. In particolare, vorrei rivolgermi con gratitudine al direttore, dottor Navarro-Valls, ed ai suoi solerti collaboratori e collaboratrici. Saluto, inoltre, ciascuno di voi giornalisti e fotoreporters accreditati, e attraverso di voi invio un cordiale pensiero alle vostre famiglie. Come non profittare di questa circostanza per scusarmi con voi delle fatiche supplementari che non di rado aggiungo al vostro lavoro, e con i vostri cari del tempo, che loro sottraete dovendolo dedicare alla vostra attività professionale?

Oltre alla quotidiana presenza in questo Ufficio, voi mi accompagnate, infatti, nel corso delle visite pastorali nelle parrocchie di Roma, nei viaggi apostolici in Italia, e fuori del territorio italiano. So bene quanto ciò sia arduo e talora causa di non pochi disagi: richiede, infatti, da parte vostra, dedizione, competenza, spirito di adattamento e costante aggiornamento.

Il vostro compito è quello di seguire da vicino l’attività del Successore di Pietro e della Santa Sede. In qualche modo, siete tra le persone più vicine, impegnate a farne conoscere il servizio pastorale alla pubblica opinione, mediante gli strumenti della comunicazione sociale.

Ma non soltanto del Papa voi vi occupate; il vostro interesse si estende all’intera e variegata azione della Sede apostolica e della Chiesa universale.

2. Certo, carissimi, non si può oggi non riconoscere l’importanza dei mass-media, divenuti “principali sorgenti d’informazione e di educazione, di guida e d’ispirazione, a livello di comportamento individuale, familiare e sociale” (cf. Giovanni Paolo II, Discorso alla Plenaria del Pont. Cons. delle Comunicazioni Sociali, 1° marzo 1991: Insegnamenti di Giovanni Poalo II, XIV, 1 (1991) p. 437). Il messaggio di vita e di speranza che la Chiesa proclama è antico e sempre nuovo: “Noi predichiamo Cristo crocifisso - scriveva san Paolo ai Corinzi - scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio” (1 Cor 1, 23-24).

A voi, giornalisti incaricati dell’informazione religiosa, è affidato il delicato e difficile compito di far eco al messaggio del Vangelo così come in questi nostri tempi esso risuona nel mondo. La vostra opera è, perciò, sempre delicata e non facile, giacché siete chiamati a non fermarvi a valutazioni superficiali giudicando gli eventi religiosi come fossero avvenimenti semplicemente umani. A voi è richiesto ben di più: comunicare un patrimonio che è spirituale ed al tempo stesso temporale, una verità eterna che cammina nella storia. Voi, insomma, dovete contribuire ad “incarnare” il Vangelo nella civiltà e nella “nuova cultura” creata dalle comunicazioni moderne, per superare quella frattura tra annuncio evangelico e cultura che Paolo VI aveva indicato come la “tragedia del nostro tempo” (cf. Paolo VI, Evangelii nuntiandi, 20).

Come san Francesco di Sales, vostro santo Patrono, di cui oggi ricorre la festa, voi siete chiamati a porre la vostra perizia nell’uso della parola a servizio della Verità, per la costruzione di una società fraterna e solidale, che si ispiri ai valori della “civiltà dell’amore”.

3. Carissimi giornalisti, molti di voi, come poc’anzi ho ricordato, mi hanno accompagnato in questi anni nel mio pellegrinare per le strade del mondo. Vorrei soffermarmi, a questo punto, a ricordare almeno i viaggi del 1993: sono stati nove in Italia e cinque in Paesi europei, africani e americani; ad essi dobbiamo aggiungere alcune visite alle parrocchie di Roma, e ad altre strutture, come ad esempio, ospedali, seminari, scuole e istituti religiosi. Anche chi non ha vissuto con me queste interessanti esperienze spirituali, mi è comunque stato vicino con la sua solerte operosità. Così, durante lo scorso anno, abbiamo percorso insieme chilometri e chilometri, visitando le Nazioni africane del Benin, dell’Uganda, e del Sudan; in Europa l’Albania, la Spagna ed i Paesi Baltici, sino a poco tempo fa sottoposti, come l’Albania, a regimi comunisti duri ed oppressivi; in America, la Giamaica, le amate genti dello Yucatàn, in Messico, e quindi, a Denver per l’emozionante incontro con migliaia di giovani in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù. Dovunque mi sono preoccupato di ripetere l’annuncio con il quale ho aperto il mio ministero petrino: Aprite le porte a Cristo!

4. Un servizio che ho reso e continuo a rendere guardando costantemente al grande appuntamento del 2000, al quale la Chiesa intera si sta preparando con la preghiera, la riflessione e un rinnovato slancio missionario. L’inizio del terzo Millennio cristiano costituisce una tappa senza dubbio importante non solo per la comunità ecclesiale, ma per la città di Roma, per l’Europa, per l’umanità tutta intera. Non dico questo quasi rispondendo ad una logica millenarista, ma perché sono persuaso che il 2000 renderà nuovamente presente il “grande mistero” della fede. In questi sei anni di preparazione l’intera comunità ecclesiale è invitata a guardare nel profondo della storia dell’uomo per cogliervi i segni di quel rinnovamento autentico che scaturisce dall’incontro con Cristo.

Dal tempo del Concilio Vaticano II siamo, si può ben dire, incamminati verso questo ormai prossimo evento storico e cristiano. Un cammino che avvicina ed unisce. Gli uomini, i giovani in particolare, sono presi da un interiore anelito di verità e di giustizia, di solidarietà e di riconciliazione. Aspirano all’unità, alla concordia e alla vera pace fra gli individui e i popoli. È proprio grazie alla perenne presenza di Cristo nella storia che ci è dato realmente di sperare in una rinascita morale e religiosa e in un avvenire migliore per tutti. Il Giubileo del 2000 è allora annuncio di gioia interiore ed esteriore, annuncio importante per i credenti e per i non credenti. Non è infatti solo il ricordo della nascita di Gesù nella notte di Betlemme, ma richiamo a rendere più efficacemente presente l’evento della salvezza divina operata da Cristo, “il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità (1 Tm 2, 4).

5. Carissimi amici giornalisti! Compagni di uno stesso pellegrinaggio, siamo spettatori di situazioni talora drammatiche, ma siamo anche testimoni di incoraggianti segni di speranza per l’odierna umanità. Tutto ciò coinvolge e responsabilizza.

Vi aiuti Iddio ad essere sempre strumenti di fedele trasmissione della verità.

Siatene persuasi: il vostro lavoro, se compiuto con costante e attento rispetto dell’obiettività e del bene comune, riceverà una adeguata ricompensa dal Signore che su ciascuno vigila con amore di Padre.

Nella vostra diuturna attività, che si serve di parole e di immagini, vi guidi l’amore della Madre di Gesù Cristo - il Verbo di Dio, Immagine perfetta del Padre (cf. 2 Cor 4, 4) - e vi protegga S. Francesco di Sales maestro di comunicazione chiara e veritiera. Vi accompagni inoltre la benedizione apostolica, che offro a voi qui presenti come a tutti i vostri familiari.

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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