Sala Clementina - Venerdì, 1° luglio 1994
Carissimi Fratelli!
1. Sono lieto di incontrarmi quest’oggi con voi, che prendete parte al vostro
Capitolo generale, “massimo segno di unione e di solidarietà di tutta la
Fraternità cappuccina riunita nei suoi rappresentanti”, come recitano le vostre
Costituzioni (Costit.16,1).
Saluto con affetto il neoeletto Ministro Generale, P. John Corriveau, al quale
porgo i miei auguri di buon lavoro nel nuovo impegno di governo a cui è stato
chiamato. Rivolgo un particolare pensiero anche al P. Flavio Roberto Carraro,
che è stato per dodici anni alla guida del vostro Ordine, ed invoco per lui
copiose ricompense di grazia e di pace per la dedizione con cui ha prestato la
sua opera.
Ogni Assise Capitolare costituisce per l’Ordine un benefico e necessario momento
di riflessione non solo sul senso profondo della propria vocazione specifica, ma
anche sulle situazioni dell’umanità che interpellano la Fraternità francescana a
leggere e ad accogliere i “segni dei tempi” (cf. Mt 16, 1-3; Lc
12, 54-57) quale voce di Dio per l’Istituto.
Non ho certo bisogno di ricordarvi che questo vostro appuntamento si svolge in
un momento quanto mai significativo per la Chiesa in generale e per i chiamati
alla vita consacrata in modo del tutto particolare. La prossima Assemblea
Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che avrà come tema “La vita
consacrata e la sua missione nella Chiesa e nel mondo”, costituisce infatti un
qualificato stimolo per l’intero popolo di Dio a riflettere sul dono
inestimabile che lo Spirito ha fatto e fa di continuo alla Chiesa di Cristo
mediante il carisma della vita consacrata.
Il sessennio capitolare che ora prende avvio si inserisce, inoltre, in un tempo
carico di singolare significato storico per la Comunità ecclesiale protesa alla
celebrazione del secondo Millennio dell’Incarnazione di Gesù Cristo.
2. In tale contesto la missione del credente e specialmente di ogni religioso è
quella di essere testimone dell’Assoluto, anche all’interno delle
tragiche conseguenze che l’“assenza di Dio”, vissuta in larghe fasce
dell’odierna società, sta provocando. Ciò esige anzitutto che il Cappuccino viva
in unione con il Signore, sperimentandone la presenza nella propria vita.
Preghiera e contemplazione: ecco l’impegno primario a cui dovete
soddisfare, seguendo l’esempio luminoso di san Francesco e di tanti altri
maestri della vostra lunga tradizione. Dall’intima comunione con la divina
Trinità scaturisce l’amore fraterno, che voi siete chiamati a vivere prima di
tutto fra voi: “Da questo riconosceranno . . .” (Gv 13, 35). Potrete
allora essere pronti a vivere per gli altri, specialmente per i poveri, come vi
viene continuamente raccomandato dalle Costituzioni e dai documenti del vostro
Ordine. La fraternità è un valore che lo stesso san Francesco, mosso dallo
Spirito Santo, inculcò nei suoi primi compagni per guarire la società divisa del
suo tempo. Voi oggi volete riproporre questo stile di vita in un momento in cui
il virus della divisione e dell’individualismo è singolarmente aggressivo.
Siate, allora, esempi di fraternità e di concordia: offrite nelle vostre
comunità la testimonianza di fratelli che vivono insieme nella pace, nella
preghiera, nella carità vera, nel mutuo perdono, nella povertà,
nell’accoglienza.
3. Per questo è necessaria una fedeltà creativa e concreta al vostro carisma
francescano-cappuccino, conosciuto sempre meglio alla luce degli
insegnamenti e degli esempi del vostro santo Fondatore, Francesco d’Assisi.
Impegnatevi a proseguirne l’opera e la testimonianza evangelica, ricercando
spazi di presenza, di testimonianza e di servizio apostolico, adeguati alle
esigenze sempre nuove dell’uomo di oggi.
Ho parlato di fedeltà creativa, intendendo riferirmi alla necessità di
una attenta lettura dei segni dei tempi, per scoprire le indicazioni che lo
Spirito Santo suggerisce ai cristiani di oggi. Una lettura compiuta con la
stessa sensibilità del Poverello d’Assisi, che fu condotto a rispondere alle
istanze della radicalità evangelica con una nuova forma di vita consacrata.
L’apertura e la disponibilità di Francesco vi libereranno tanto dal rischio
dell’immobilismo quanto dalla tentazione di comode acquiescenze alle mode del
momento.
La vostra fedeltà deve, inoltre, essere concreta: San Francesco
esortava i suoi frati a testimoniare Cristo “plus exemplo quam verbo”. Da questo
punto di vista occorrerà, già nella cura delle vocazioni e nella formazione
iniziale e permanente dei frati, promuovere più la qualità della vita
consacrata che la quantità dei consacrati. Ci si dovrà poi preoccupare di
essere autentici testimoni di Dio e della fraternità evangelica:
voi, carissimi Cappuccini, siete un “Ordo Fratrum”, chiamato a mantenere
e rinforzare la tradizionale vicinanza al popolo mediante un saggio
processo di inculturazione.
4. Per restare vicini agli uomini occorre che vi sforziate mediante lo
studio, la riflessione e la preghiera di capire alla luce del Vangelo i problemi
e le esigenze che essi vivono oggi. Senza una solida dottrina si rischia di
lavorare invano.
L’impegno di venire incontro alle esigenze profonde del nostro mondo vi porterà
inoltre ad essere creativi. Abbiate, carissimi, vero slancio profetico
nell’aiutare gli uomini del nostro tempo, che, quanto a valori morali,
brancolano non di rado nel buio. Animate i giovani, promuovete gruppi biblici e
comunità di preghiera. Portate Cristo al mondo! Portatelo con coraggio.
Il vostro Ordine da sempre ha dato luminoso esempio di evangelizzazione,
specialmente attraverso la consuetudine di contatto popolare che vi
contraddistingue.
Siate missionari! L’esigenza di portare il Vangelo “ad gentes” si
fa ora tanto più impellente in quanto cresce la massa dei popoli che non hanno
ancora incontrato veramente il Signore Gesù. Infondete la spinta missionaria
alle giovani generazioni e alle giovani circoscrizioni del vostro Ordine,
mantenendo sempre salda l’ecclesialità del vostro carisma, in linea con il
“mandato” del Crocifisso di San Damiano a san Francesco: “Va’ e ripara la mia
casa”. Francesco lo fece ai suoi tempi, adesso tocca a voi! Le necessità
pastorali dell’ambiente nativo non costituiscono una ragione sufficiente per non
lasciare la propria terra e recarsi dove Dio vi mostrerà.
Siate apostoli di pace, dono di Dio troppo spesso calpestato dall’ingiustizia e
dai delitti, in un mondo che pur vorrebbe chiamarsi civile e progredito.
La vita evangelica realmente vissuta e annunciata vi renderà profeti, cioè
uomini di Dio e portatori di Dio, come veri figli del serafico Padre che, al
dire di un biografo, era posseduto da un “luminoso spirito di profezia”
(Ubertino da Casale, Arbor vitae crucifixae Jesu, V, 3). Nel suo insegnamento e
nel suo esempio voi avete una ricca eredità da custodire: essa vi rende
particolarmente preparati per la nuova evangelizzazione, in vista dell’ormai
prossimo Giubileo del 2000.
5. Carissimi Fratelli, vorrei concludere richiamando una bella ammonizione delle
vostre Costituzioni, nella quale si rispecchia la sapienza dello Spirito, che
nutrì l’animo dei vostri padri: “Nell’apostolato... siate poveri e umili, senza
appropriarvi del ministero, perché sia evidente a tutti che voi cercate solo
Gesù Cristo; mantenete quella unità di fraternità che Cristo volle così
perfetta, da far sì che il mondo riconosca che il Figlio è stato mandato dal
Padre. Nella convivenza fraterna coltivate la vita di preghiera e di studio per
essere intimamente uniti col Salvatore, e, mossi dallo Spirito Santo, siate
sempre generosamente pronti a testimoniare nel mondo la lieta novella” (Cost.,
154, 3-4).
Con questi auspici, affido i frutti della vostra assemblea capitolare alla
materna protezione di Maria, la “Vergine fedele”, perché mantenga in voi un
forte desiderio di fedeltà alla vocazione evangelica e francescana. Prego la
“Regina degli apostoli”, perché vi conceda di sperimentare, come i primi
discepoli, la presenza di Gesù Cristo e un’intima comunione con Lui. Invoco la
“Regina dei profeti”, perché vi ottenga di essere intimamente posseduti dallo
Spirito di Dio, sì da poter essere efficaci strumenti di salvezza per i
fratelli. Mentre confido nelle vostre preghiere per i bisogni della Chiesa e vi
ringrazio per il prezioso servizio che rendete al Regno di Dio, imparto di cuore
a voi qui presenti e a tutto il vostro Ordine l’apostolica benedizione.
© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana