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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PELLEGRINI SLOVACCHI

Aula della Benedizione - Sabato, 12 marzo 1994

 

Signori Cardinali,
Venerati fratelli nell’Episcopato,
Carissimi fratelli e sorelle della Slovacchia!

1. Benvenuti nella Casa di Pietro! Quattro anni or sono, salutando i fedeli slovacchi al termine della memorabile Celebrazione eucaristica all’Aeroporto di Vajnory (Bratislava), manifestai il desiderio che quello non fosse un “addio”, ma un “arrivederci”. Ebbene, carissimi, oggi il Signore mi dona di incontrarmi nuovamente con la vostra amata gente, che voi ben rappresentate mediante questo pellegrinaggio così numeroso. Quasi ogni settimana ho la gioia di accogliere in Udienza folti gruppi di pellegrini slovacchi, ma quello di oggi è un incontro speciale.

Speciale è infatti il motivo che vi ha condotti qui, un motivo di gioia e di festa: le felici ricorrenze del settantesimo compleanno e del quarantacinquesimo di Sacerdozio del caro Cardinale Jozef Tomko, che saluto con fraterno affetto, porgendogli le mie fervide felicitazioni e rinnovandogli la riconoscenza per il prezioso servizio che svolge per l’edificazione della Chiesa, secondo quanto recita il motto del suo stemma episcopale: “ut Ecclesia aedificetur”.

Sono lieto di salutare, con lui, il Cardinale Ján Chryzostom Korec, S. I.; come pure il Vescovo e i fedeli della Diocesi di Kosice e della Parrocchia di Udavské, comunità di origine del Cardinale Tomko. Saluto anche ciascuno dei Vescovi e dei Sacerdoti presenti, i Religiosi e le Religiose, primizie del Regno di Dio nella vostra terra; un benvenuto speciale va poi alle famiglie, in questo Anno a loro dedicato. Senza la fede delle famiglie cattoliche, la Chiesa non può vivere, e di questo siete testimoni tutti voi, che uscite da un lungo periodo di dura persecuzione religiosa.

2. La Chiesa che è in Slovacchia si è recentemente rialzata in piedi, ed ora riprende a camminare con nuovo vigore. È questo dunque un tempo di risveglio, di rinascita, di rinnovamento spirituale - come anche ci suggerisce la Quaresima che stiamo vivendo: bisogna “rinascere dall’alto” (Gv 3, 3.7), dall’alto dell’amore di Dio e della fedeltà alla sua grazia ed alla sua verità.

Bisogna rinascere tornando alle radici spirituali che il Regno di Dio ha affondato nella terra e nella storia degli uomini. Per voi, queste radici sono quelle poste dai Santi Cirillo e Metodio. La vostra odierna visita è un pellegrinaggio alla tomba di Pietro, qui a Roma, dove riposa anche il corpo di Cirillo; è un contraccambio per il pellegrinaggio che il Vescovo di Roma ha fatto ai luoghi legati alla vita di san Metodio. Quel giorno memorabile dissi quanto oggi qui vi ripeto: “Rimanete nella libertà per la quale vi ha liberati Cristo (cf. Gal 5, 1)”. Gesù Cristo sia sempre la luce, la vita e la vittoria del popolo slovacco.

Cirillo e Metodio continuino ad essere i vostri maestri, in ogni epoca, in ogni situazione ecclesiale; guardate sempre a loro per riconoscere il primato della fede, della preghiera, della Parola di Dio; guardate a loro per discernere come il Vangelo può incontrare la vita, illuminarla, purificarla, elevarla.

3. Da queste medesime radici viene anche il vero rinnovamento morale del vostro popolo, a partire dalla coscienza di ciascun battezzato per fruttificare nella vita personale e in quella familiare, e per raggiungere poi l’intera società, promuovendo il bene comune nella concordia e nella solidarietà. Seguo con partecipe attenzione questo cammino di rinnovamento, che si sviluppa nel quadro del programma pastorale decennale.

Vi esorto a perseverare con slancio rinnovato “perché il valore della vostra fede . . . torni a vostra lode, gloria e onore” (1 Pt 1, 7) - come scriveva l’Apostolo Pietro “ai fedeli dispersi” (1 Pt 1, 1) nell’Asia Minore -. Esprimo il mio apprezzamento per la crescita delle vostre Comunità nella dimensione religiosa, grazie ad opportune iniziative pastorali, che incoraggio a proseguire con impegno. In particolare, penso al campo della pastorale familiare, coltivando il quale si pongono le basi anche per la formazione delle nuove generazioni.

Al riguardo, prego affinché i seminari ed i noviziati siano sempre animati da intenso fervore spirituale ed apostolico, secondo la bella tradizione della vostra terra. I movimenti laicali offrono un contributo indispensabile a questa crescita, promuovendo la spiritualità e l’attività nei diversi ambiti di vita, fra i quali si distinguono quelli della famiglia, dei malati e dei disabili.

Un frutto prezioso e significativo della collaborazione con la divina provvidenza è certamente la cooperazione missionaria, che le vostre Comunità vanno sviluppando, dimostrando ancora una volta che, quando una Chiesa ha sofferto per la fede, diventa capace di trasfondere energia al Corpo mistico di Cristo.

4. Proprio ai fedeli laici desidero rivolgere una speciale parola di incoraggiamento, anche in consonanza con quanto vado esponendo in queste settimane durante l’ordinaria Catechesi del mercoledì. Cari fratelli e sorelle, vi esorto ad assumervi con generosità le responsabilità che a voi competono nei diversi ambiti della vita pubblica: della cultura, dell’economia, della politica, dei mezzi di comunicazione sociale. Non si tratta naturalmente di occupare spazi per interessi egoistici, e nemmeno di utilizzare mezzi illeciti per fini buoni: tutto ciò anzi rappresenta una tentazione da cui guardarsi.

Si tratta invece di obbedire alla ben diversa logica evangelica del lievito, che dall’interno fa fermentare tutta la massa. È la logica del Regno di Dio, il quale fa appello alla disponibilità ed anche al coraggio dei laici, sia come singoli, sia come gruppi. La situazione attuale, dopo l’entusiasmo della liberazione, si presenta con alcune difficoltà, quali la disoccupazione e la svalutazione, che richiedono impegno e rigore da parte di tutti. È importante non perdersi d’animo, non lasciarsi sopraffare dallo scoraggiamento, non reagire in modo individualistico, cercando ciascuno di difendere il proprio interesse, bensì aiutarsi vicendevolmente, facendo di queste difficoltà un’occasione per crescere insieme, uniti.

Voi, membri della Chiesa, siete chiamati in tale contesto a diffondere nel corpo sociale uno spirito di rispetto reciproco tra le sue diverse componenti, affinché esse possano convivere in modo costruttivo. Il Signore vi manda come suoi messaggeri: ora che la libertà religiosa è stata riaffermata, è l’epoca di una nuova evangelizzazione, che comincia dalla coraggiosa testimonianza dei credenti nella vita di ogni giorno. Grazie a Dio, è passato il tempo della persecuzione, ma non è passato e non passerà mai il tempo di “rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3, 15).

5. Ecco, carissimi, i pensieri che volevo lasciarvi. Affidiamoli alla materna intercessione di Maria Santissima e dei Santi Cirillo e Metodio, insieme con tutti i propositi e le preghiere che le vostre Comunità e le vostre famiglie portano in sé.

Rinnovo la mia viva riconoscenza per questa visita che avete voluto rendere al Successore di Pietro, insieme con i voti più fervidi per il Cardinale Jozef Tomko, a cui auguro di proseguire a lungo e con frutto il suo prezioso ministero. A tutti voi domando un costante ricordo nella preghiera per le intenzioni del Papa ed imparto di cuore la benedizione apostolica, che estendo ai vostri cari - in modo speciale ai malati, agli anziani, ai bambini - ed all’intero popolo slovacco.

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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