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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI LAVORATORI DELLA «PROCTER & GAMBLE»

Lunedì, 28 marzo 1994

 

Gentili Signori e Signore della “Procter & Gamble”,
Carissimi fratelli e sorelle!

1. Sono lieto di porgere il mio cordiale benvenuto a tutti voi, che avete desiderato farmi visita, a conclusione del trentennale di fondazione degli stabilimenti di Pomezia e di Bariano. Saluto anche quanti prestano la loro opera negli stabilimenti di Gattatico e di Campochiaro.

Ringrazio l’Amministratore Delegato, il Dott. Antonio Belloni, per le gentili espressioni che, a nome dei Dirigenti, dei Quadri e delle Maestranze, ha voluto rivolgermi, ricordando l’importanza del lavoro nel contesto odierno e i risvolti dell’impegno sociale cui è sensibile il vostro gruppo industriale, presente in Italia fin dal 1956.

2. È noto che l’insegnamento della Chiesa sulla dignità del lavoro ha sempre avuto come fondamento la convinzione che l’attività umana, oltre che un necessario servizio al bene personale, familiare e sociale, rappresenta un prolungamento dell’opera del Creatore e un contributo alla realizzazione del suo piano provvidenziale nella storia (cf. Gaudium et spes, 34). Accogliendo l’invito di Dio, l’uomo si prende cura della creazione e la custodisce, traendo da essa il necessario sostentamento (cf. Gen 2, 15). In questa filiale obbedienza a Colui che lo ha chiamato ad essere collaboratore, l’uomo scopre anche di essere in grado di perfezionare se stesso.

Il Signore ha benedetto il lavoro dell’uomo, assegnando come frutto suo non solo la fatica e il sudore (cf. Gen 3, 18-19), ma anche la felicità e il godimento di ogni sorta di bene (cf. Sal 128, 2-3). Il lavoro dell’uomo è pertanto un dono di cui si deve essere grati a Dio (cf. Qo 3, 13). Esso, però, è anche il risultato degli sforzi dell’uomo che, con la sua intraprendenza e sagacia, riesce a creare opportunità di lavoro per altri suoi simili. Ciò suppone capacità manageriale e calcolato rischio d’impresa nel costante rispetto delle esigenze della giustizia. All’impegno manageriale non mancherà di affiancarsi lo Stato per incentivare, mediante appropriati interventi, l’attività produttiva. Ma se, da una parte, l’imprenditore privato e pubblico devono saper creare nuovi mercati e nuovi posti di lavoro, dall’altra il lavoratore non potrà non sentirsi corresponsabile del buon andamento dell’azienda, assumendo verso di essa un atteggiamento di leale collaborazione.

3. Carissimi fratelli e sorelle! È in questo contesto di dialogo, capace di comporre tra loro le rispettive esigenze, che si inserisce una particolare attenzione verso le problematiche della povertà e dell’emarginazione.

Nel congedarsi dalla comunità di Efeso, Paolo ricordava: “In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20, 35). La dimensione della solidarietà è un elemento fondamentale della visione umanizzante del lavoro, nella quale la capacità di costruire e di agire s’incontra con le situazioni di precarietà o addirittura di emergenza, per cercare responsabilmente un possibile rimedio. Come scrivevo nell’Enciclica Sollicitudo rei socialis, la solidarietà “ci aiuta a vedere l’“altro”” - persona, popolo o Nazione - non come uno strumento qualsiasi, per sfruttarne a basso costo la capacità di lavoro e la resistenza fisica, abbandonandolo poi quando non serve più, ma anche come un nostro “simile”, un “aiuto” (cf. Gen 2, 18.20), da rendere partecipe, al pari di noi, nel banchetto della vita, a cui tutti gli uomini sono egualmente invitati da Dio” (Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis, 39d).

Con questi presupposti sarà possibile progredire verso l’edificazione di una civiltà dove l’uomo diventi la via di ogni agire politico, culturale ed economico. Proprio per questo la Chiesa non cessa di difendere l’uomo riaffermandone la preziosità alla luce di Cristo, che ne svela pienamente l’identità e il destino.

Mentre auguro a voi, lavoratori tutti della “Procter & Gamble”, di inserirvi sempre più non solo nell’ambito della produzione, ma anche nel tessuto sociale dove operate, vi assicuro il mio ricordo al Signore e di cuore vi benedico.

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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