Dal Policlinico «Gemelli» - Domenica, 8 maggio 1994
“Rimanete nel mio amore . . . Amatevi gli uni gli altri” (Gv 15, 9.16).
Venerati
Fratelli nell’Episcopato, carissimi Fratelli e Sorelle, l’invito di Cristo a
camminare uniti nel suo nome è risuonato, si può dire, incessantemente durante i
lavori del Sinodo. Ora i frutti di questi giorni provvidenziali di riflessione e
di dialogo sono stati offerti al Signore nel corso della celebrazione
eucaristica che sta per concludersi.
Questa fase dell’Assemblea Sinodale per
l’Africa, a lungo attesa e preparata, non ha mai cessato di apparire come un
dono. Tanto più ora, che è terminata, essa si presenta così: un dono di Dio alla
sua Chiesa. Considero una speciale grazia l’aver potuto parteciparvi di persona,
dapprima direttamente e poi da questa camera di ospedale, da dove ho continuato
a seguirne i lavori giorno per giorno. Ho preso così visione delle importanti
proposte emerse riguardo alla missione evangelizzatrice della Chiesa in Africa,
alle soglie del Terzo Millennio cristiano.
Desidero, in questo momento, unirmi
spiritualmente a voi che siete raccolti in preghiera nella Basilica Vaticana.
Saluto i tre Presidenti Delegati dell’Assemblea Sinodale, i Signori Cardinali Arinze, Tumi e Tzadua; il Relatore Generale, il Signor Cardinale Thiandoum; il
Segretario Generale, Monsignor Schotte. Saluto tutti quanti hanno preso parte ai
lavori in rappresentanza delle care Chiese africane, come pure i delegati
fraterni delle altre Chiese e Confessioni cristiane. A tutti rivolgo il mio
pensiero riconoscente per l’impegno con cui hanno vissuto queste giornate
veramente provvidenziali.
Vi parlo da questa camera d’ospedale, e devo dire che
era tanto necessaria questa sosta di dolore. Era tanto necessaria in previsione
della visita in Sicilia, a Catania e a Siracusa, dove Maria piangeva. Non
piangeva per la prima volta già un secolo fa? Questo pianto di Maria ci ricorda
il Santuario di La Salette nelle montagne francesi. E di nuovo doveva piangere
nel nostro secolo, dopo la seconda guerra mondiale.
Piangeva. Appartiene al
genio della donna anche il piangere. Sappiamo bene quanto ha fatto quel pianto
nella vita di Sant’Agostino e di tanti altri. Il piangere della donna e il
piangere della Madonna sono un segno di speranza.
Era tanto necessario questo
segno alla fine del Sinodo africano. È tanto necessario quel pianto, quel
piangere della Madonna durante il periodo che abbiamo scelto come grande
preghiera per l’Italia. È importante questo piangere della Madonna per l’Europa,
per la nostra preparazione alle soglie del Terzo Millennio cristiano. Questo
piangere che porta frutti provvidenziali.
Da questa camera d’ospedale mi è più
facile, in certo modo, affidare tutto al Signore, mettere nelle sue mani ogni
problematica, ogni iniziativa pastorale, le gioie, le angosce e le speranze del
grande Continente africano. E mi è più facile fare tutto questo con le lacrime
della Vergine. Sono tanto dovute, tanto provvidenziali, ci portano tanta
speranza. Attraverso queste lacrime Maria Santissima ci ottenga che il buon seme
sparso con abbondanza nella fase preparatoria del Sinodo e coltivato con cura
nel corso di questo mese di incontri quotidiani, possa portare frutti, frutti
abbondanti, frutti di fede, di speranza e di amore per il Continente africano,
per l’intera umanità.
Vorrei ricordare: andate e portate all’Africa la pace e la
gioia di Cristo Risorto. Recate a quanti incontrerete rientrando in patria
l’apostolica benedizione del Papa, ma soprattutto la benedizione di Dio, che è
nostro Creatore, e Padre, di Cristo risorto, che si manifesta padrone della
storia, Signore dei secoli futuri. Recate a quanti incontrerete questa
benedizione, questa promessa, questa speranza, attraverso il misterioso fenomeno
delle lacrime, del pianto della Vergine, attraverso quel pianto, quelle lacrime,
che sono suprema espressione della gioia pasquale.
Amen.
© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana