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VISITA PASTORALE A CATANIA E SIRACUSA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI GIOVANI RECLUSI DEL CARCERE MINORILE

Carcere minorile «Bicocca» (Catania) - Sabato, 5 novembre 1994

 

Cari Giovani!

1. Con quale gioia avrei voluto incontrarmi con voi in occasione della Visita pastorale alla diocesi di Catania, accogliendo l’invito, che a suo tempo mi avete fatto pervenire attraverso il vostro Cappellano. Ma il Signore ha stabilito diversamente. Non posso però, visitando la vostra Città, non salutarvi tutti con grande affetto. Saluto ciascuno di voi e le vostre famiglie; il Signor Direttore della Casa Circondariale ed i Collaboratori.

Una speciale parola di saluto voglio riservare ai Cappellani degli Istituti di pena dell’Isola, e vorrei dire loro che conosco le difficoltà del servizio pastorale nelle carceri, e pertanto apprezzo vivamente il ruolo di una presenza sacerdotale capace di offrire conforto umano ed orientamento religioso a chi sta vivendo una situazione per sua natura pesante. Vi esorto perciò, cari Cappellani, a perseverare nel vostro lavoro con quel tatto e quella prudenza che l’amore, illuminato dalla fede, sa suggerire.

2. Ed ora mi rivolgo nuovamente a voi, cari giovani. So che avreste desiderato vedermi e parlarmi, e che vi siete preparati con impegno a tale incontro.

Vi siete chiesti con quali sentimenti il Papa sarebbe venuto fra voi. Ecco: è stato inaugurato qualche mese fa in Vaticano, nella Cappella Sistina, il restauro del suggestivo ed affascinante affresco del Giudizio Universale, realizzato da Michelangelo. Opera stupenda ed impressionante. L’artista vi ha riprodotto la scena descritta nel Vangelo di Matteo: quando il Signore Gesù tornerà per giudicare i vivi e i morti dirà a quelli che stanno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio . . . perché ero carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25, 34.36). Gesù in persona si è identificato con quanti soffrono, in particolare, con i carcerati. Egli è dunque presente anche in mezzo a voi.

Avrei voluto venire a visitarvi, perché dove è presente Cristo crocifisso, lì si trovano anche le radici misteriose della risurrezione. Quando tutto questo sarà chiaro a ognuno di voi, sono certo che allora la tristezza o il rancore che talora fermentano nel cuore per il male fatto o ricevuto, si muteranno in limpida gioia. Gioia che potrà espandersi ai fratelli, per metterli in guardia dal percorrere la via del male.

Voi sapete che la triste esperienza del carcere può prendere posto nella vita, ancor prima di essere ristretti in edifici come questo. Talora infatti ci si può sentire chiusi in una esistenza senza prospettive, senza futuro, senza amore. Si cerca allora di evadere in modo errato, finendo in vicoli ciechi. Ma ora avete imparato che non è questa la strada per raggiungere la vera libertà. Non dimenticatelo mai!

È oggi forte in Sicilia il bisogno di riscatto e di liberazione specialmente dal potere della mafia e di altre forze occulte. Chi si rende responsabile di violenze e sopraffazioni macchiate di sangue umano dovrà risponderne davanti al giudizio di Dio. Mai bisogna cedere alla mortificante offensiva del male! Mai bisogna lasciarsi coinvolgere nella spirale dell’odio che spegne la gioia della vita e chiude il cuore alla speranza e all’amore.

3. Gesù afferma nel Vangelo: “Ogni tralcio che porta frutto, (il vignaiolo) lo pota perché porti più frutto” (Gv 15, 2). Occorre saper accettare delle “potature” che, se provocano sofferenza immediata, procurano però un bene più grande.

Voi attualmente siete come sottoposti ad una sofferta potatura, appesantita spesso dal senso di solitudine, di smarrimento e di frustrazione. Non perdete mai la speranza! Anche dal male può scaturire il bene.

Cari amici, mi piacerebbe conversare con voi a lungo, senza l’assillo del tempo; mi piacerebbe poter sentire dalla voce di ciascuno la storia personale, unica e irripetibile. Ma non essendo questo materialmente possibile, vi assicuro che vi rimango vicino con l’affetto e la preghiera. Desidero affidarvi in maniera tutta speciale alla comunità cristiana della Città, che saprà intrattenere con voi un autentico e costruttivo dialogo.

Vi affido anche alla sollecitudine dell’intera società civile, agli uomini di buona volontà, ai quali certo non sfugge che il rispetto nei vostri confronti e l’impegno per il vostro reinserimento nella vita sociale costituiscono l’unica strada verso un futuro migliore.

4. Cari giovani, non venga meno la vostra generosa disponibilità e la prontezza a collaborare, col sostegno della grazia del Signore, all’opera stupenda della vostra rinascita come creature preziose agli occhi di Dio. Anche voi siete chiamati a cantare la festa della vita, della libertà, della riconciliazione; siete destinati a camminare sulle vie della fraternità e dell’amore.

La protettrice di Catania, sant’Agata, giovane come voi, che seppe rimanere fedele e coerente al proprio “credo” anche a costo della vita, vi sia di aiuto e di esempio. Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, vi protegga e vi assista in ogni momento.

Questo, cari giovani, è l’augurio cordiale che desidero rivolgere a ciascuno di voi, come pure a tutti i detenuti degli altri Istituti di questa vostra terra. L’accompagno con la mia benedizione per voi e le vostre famiglie e per quanti si prendono cura della vostra situazione e vi seguono nel vostro quotidiano impegno.

 

© Copyright 1994 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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