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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
A SUA SANTIT
À MAR DINKHA IV, PATRIARCA
DELLA CHIESA ASSIRA DELL'ORIENTE

Venerdì, 11 novembre 1994

 

Sua Santità,

1. Sono passati esattamente dieci anni da quando ho avuto la gioia di darle il benvenuto qui in occasione della sua prima visita ufficiale a questa Sede Apostolica. Questo piacere è rinnovato oggi anche perché Lei è accompagnato da una delegazione di eminenti Vescovi del vostro Sacro Sinodo. Con le parole dell’apostolo Paolo, io desidero per voi “grazia, misericordia e pace da Dio Padre e da Gesù Cristo Signore nostro (1 Tm 1, 2).

Al tempo della sua precedente visita Lei ha condiviso con me il suo ardente desiderio che un giorno una dichiarazione del Papa di Roma e del Patriarca Cattolico della Chiesa Assira dell’Est potesse esprimere la comune fede in Gesù Cristo delle nostre due Chiese, il Figlio Incarnato di Dio, nato dalla Vergine Maria. Gli storici e i teologi immediatamente iniziarono ad esaminare molto attentamente le conseguenze cristologiche del Concilio di Efeso. In un’atmosfera di fraternità e reciproca fiducia, un utile dialogo ci ha messo in condizione di oltrepassare le ambiguità ed i malintesi del passato. Oggi noi siamo giunti alla Dichiarazione Cristologica Comune che stiamo per firmare insieme. Ciò rappresenta un’importante testimonianza che non mancherà di esser motivo di gioia fra i fedeli delle due nostre Chiese.

2. Da parte mia, sono fiducioso che questo accordo spalancherà ampi orizzonti al livello della collaborazione pastorale. Di grande importanza sarà il rafforzamento della cooperazione nella formazione spirituale e teologica dei futuri preti e del laicato responsabile. Lo stesso discorso è valido per la catechesi dei bambini e dei giovani: dobbiamo rivolgere tutto l’interesse possibile in questa direzione.

Inoltre “solleciti per le necessità dei fratelli” (Rm 12, 13), non dovremmo anche cercare di coordinare i nostri sforzi per venire incontro con dignità e per aiutare realmente coloro che sono allontanati dalle loro patrie o sono costretti ad emigrare per severe pene che stanno sopportando (cf. Unitatis redintegratio, 18)? Noi non dimentichiamo la lunga notte di dolore sopportata dalla vostra comunità Siriana Orientale, che fu sparpagliata. perseguitata e massacrata lungo i secoli per aver professato il nome di Cristo. Coloro che a dispetto di ogni cosa sono rimasti nelle loro nazioni nel Medio Oriente - e che hanno dovuto fronteggiare la guerra e ingiuste privazioni di ogni tipo - sappiano che la Santa Sede si adopererà con i mezzi a sua disposizione, in particolare attraverso i contatti con i Governi e le Organizzazioni Internazionali, per diminuire le loro sofferenze e se possibile farle cessare. In ultimo, una Chiesa così contraddistinta nel suo passato per il suo eroismo riguardo alla fedeltà al credo religioso, non può rimanere emarginata nel mondo cattolico, e specialmente nelle Chiese del Medio Oriente. Noi speriamo di poter essere in grado di aiutarvi a distruggere qualsiasi isolamento che ancora sussista.

3. Dai miei contatti con i vostri fratelli Vescovi Caldei, che incontrerò ancora in questi giorni, posso assicurarvi che essi sono pronti a promuovere il grande movimento verso la restaurazione dell’unità di tutti i Cristiani in accordo con i principi del Decreto sull’Ecumenismo del Concilio Vaticano Secondo. Essi sono veramente interessati a “Conservale, in una comunione di fede e di carità, quelle fraterne relazioni che, come tra sorelle, dovrebbero esistere tra la Chiese locali” (Ivi, 14). Noi tutti riconosciamo che è di suprema importanza capire, venerare, preservare e promuovere la ricca eredità di ciascuna delle nostre Chiese, e che una diversità di tradizioni e riti non è in alcun modo un ostacolo all’unità. Questa diversità include la capacità delle nostre Chiese di governarsi in accordo con le proprie regole e di mantenere alcune differenze nelle espressioni teologiche che, come abbiamo constatato, sono spesso complementari più che in conflitto (cf. Ivi, nn. 15-17). In tutte le cose ed in qualsiasi circostanza è essenziale che promuoviamo fra di noi il rispetto reciproco e un profondo spirito di carità così da escludere ogni tipo di rivalità (cf. Ivi, 18).

4. Sua Santità e amati Fratelli: qui allora è lo spirito in cui la Chiesa Cattolica propone lo scambio di doni. Insieme chiediamo alla Santissima Trinità, modello di vera Unità nella diversità, di rafforzare i nostri cuori così che noi risponderemo al richiamo per una sola visibile Chiesa di Dio, una Chiesa veramente universale e protesa al mondo intero così che il mondo possa essere convertito al Vangelo e così essere salvato, a gloria di Dio. Possa Dio che ha iniziato questo buona opera in noi portarla a compimento in Gesù Cristo (cf. Fil 1, 6). Amen.

 

© Copyright 1994 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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