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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE
DEL CILE IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Martedì, 18 ottobre 1994

 

Cari Fratelli nell’Episcopato,

1. Con grande gioia vi saluto in “Gesù Cristo, nostro Signore. Per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia dell’apostolato per ottenere l’obbedienza alla fede da parte di tutte le genti, a gloria del suo nome” (Rm 1, 4-5). La visita “ad Limina” mi consente di condividere la vostra sollecitudine pastorale e di rafforzare ancora di più gli stretti vincoli che ci uniscono nella fede, nella preghiera e nella carità. Con questo spirito ringrazio Mons. Fernando Ariztía, Vescovo di Copiapò e Presidente della Conferenza Episcopale per le deferenti parole che mi ha rivolto a nome di tutti voi.

Le relazioni quinquennali e i colloqui privati dei giorni passati mi hanno permesso di ricordare con affetto la Chiesa pellegrina in Cile, evocando nel mio cuore gli indimenticabili momenti della mia visita pastorale del 1987. Desidero esprimervi la mia stima per la generosa opera che svolgete, volta soprattutto a suscitare l’incontro di ogni uomo con il Dio vivo e autentico. La mia riconoscenza va anche ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi, alle religiose e ai laici che collaborano efficacemente all’attività missionaria della Chiesa.

2. Con soddisfazione ho visto che gli Orientamenti Pastorali per il periodo 1991-1994 hanno il suggestivo titolo di “Nuova Evangelizzazione per il Cile, Patria che amiamo e serviamo con il Vangelo del Signore”. L’unità dimostrata in questa programmazione offre l’immagine di un Episcopato attento ai segni dei tempi che, con affetto collegiale, intende comprendere e a realizzare i disegni di Dio. In tal modo, potete condurre i vostri fedeli verso la santità, vocazione ultima di ogni cristiano (cf. Christus Dominus, 15). Siete veramente impegnati in questo compito quando indicate che “urge avvicinare i fedeli alla Parola viva di Dio e aiutarli a partecipare pienamente alla vita sacramentale. Urge anche rinnovare la vita di preghiera personale e comunitaria e la capacità di contatto profondo con il Signore. In particolar modo è necessario promuovere la partecipazione attiva nella liturgia. Così risuonerà nelle comunità e in ognuno di noi la chiamata radicale alla santità” (Orientaciones, cit., 41-42).

Con il progresso il vostro Paese si trova ad affrontare nuove sfide: la cultura non è sempre esente dall’influenza del secolarismo e di comportamenti contrari ai principi etici e alla dignità della persona umana. Voi stessi avete richiamato l’attenzione su questi pericoli. Per questo siete consapevoli del fatto che l’evangelizzazione deve promuovere anche i valori fondamentali della vita, della famiglia e della solidarietà.

3. Il Vescovo deve preoccuparsi di tutti “con la preghiera, la predicazione e ogni opera di carità” (Lumen gentium, 27). Questa carità pastorale deve estendersi in modo particolare, come quella di Gesù Cristo, ai suoi più vicini collaboratori, i presbiteri che deve sempre considerare come figli e amici (cf. Ivi, 28).

Ho appreso con soddisfazione che state promuovendo la formazione permanente del clero. Vi incoraggio dunque a proseguire con decisione e con fermezza lungo questo cammino tanto importante per la vita della Chiesa. Nell’Esortazione Apostolica Pastores dabo vobis ho parlato della necessità di una formazione permanente, adatta alle circostanze di tempo e di luogo, affinché i sacerdoti ravvivino il dono ineffabile che è stato conferito loro mediante l’imposizione delle mani (cf. 2 Tm 1, 6). Per questo bisogna fornire loro i mezzi necessari per intensificare la loro formazione spirituale, teologica e pastorale. Tutto ciò mediante lo studio della Parola di Dio svolto in modo devoto, amoroso e metodico, per far sì che essa possa essere presentata ai fedeli non solo “in termini generali e astratti”, ma anche applicando, “la perenne verità del Vangelo alle circostanze concrete della vita” (Presbyterorum ordinis, 4), e mediante l’approfondimento nelle diverse aree teologiche: dogmatica, morale, pastorale e del diritto canonico, senza trascurare la dottrina sociale della Chiesa che è una delle componenti essenziali della “Nuova Evangelizzazione” (cf. Giovanni Paolo II, Centesimus annus, 5).

4. La vita dei nuovi seminari in Cile è motivo di profonda speranza. A questo proposito desidero ricordare che una “condizione indispensabile per la “Nuova Evangelizzazione” è di poter contare su evangelizzatori numerosi e qualificati” (Giovanni Paolo II, Discorso Inaugurale di Santo Domingo, n. 26, 12 ott. 1992: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XV, 2 (1992) 336), che siano consapevoli della grazia di essere stati chiamati a una così importante missione. Per questo la promozione delle vocazioni sacerdotali e religiose deve essere considerata una priorità da parte dei Vescovi e un’esigenza di tutto il popolo di Dio (cf. Conclusioni di Santo Domingo, n. 82). Nello stesso tempo bisogna lavorare non solo per incrementare il numero dei chiamati, ma anche per garantire alla Chiesa la loro idoneità.

Nell’organizzare la vita dei seminari, occorre tener presente che il loro fine è la formazione di giovani che, configurandosi a Cristo, Buon Pastore, edifichino la Chiesa, come collaboratori del Vescovo e membri del presbiterio (cf. Presbyterorum ordinis, 12). Per questo, si richiede un gruppo di formatori con la necessaria preparazione spirituale, teologica, pastorale, umana e pedagogica, unitamente a una coerente testimonianza di vita sacerdotale. Similmente, lo spirito di preghiera, la celebrazione della liturgia e il contatto con il direttore spirituale aiuteranno i seminaristi a formare l’uomo interiore fedele a Dio, alla Chiesa e al suo ministero, capace di amare tutti senza distinzione, e, se sarà necessario, di soffrire per il Regno. In questo processo non bisogna dimenticare l’importante ruolo svolto dalla formazione intellettuale: lo studio della sana filosofia, la conoscenza delle Sacre Scritture, dei Padri e del Magistero della Chiesa, con una visione pastorale e in contatto con la cultura.

5. Ho notato con particolare interesse che, sia negli Orientamenti Pastorali come nelle ultime Assemblee dell’Episcopato, avete dato la priorità alla pastorale familiare. Conoscete bene l’importanza decisiva che rivestono l’unità della famiglia e la stabilità del vincolo coniugale indissolubile per il pieno sviluppo della persona e per il futuro della società. Per questo la Chiesa, esperta in umanità, deve continuare a proclamare la verità sul matrimonio e sulla famiglia, così come Dio ha stabilito. Rinunciarvi, sarebbe una grave omissione pastorale che indurrebbe in errore i credenti e anche coloro che hanno l’importante responsabilità di prendere le decisioni concernenti il bene comune della Nazione. Per questo vi esorto vivamente a mantenervi uniti, fedeli al Magistero, insegnando i principi inviolabili della santità e dell’indissolubilità del matrimonio cristiano, come un autentico servizio alla famiglia e alla stessa società.

I Vescovi dell’America Latina nella IV Conferenza Generale hanno ricordato che “il matrimonio e la famiglia nel disegno originale di Dio sono istituzioni di origine divina e non prodotti della volontà umana” (Conclusioni di Santo Domingo, n. 211). Insegnate con chiarezza questa verità che vale non solo per i cattolici, ma anche per tutti gli uomini e le donne senza distinzione. Vi invito anche a proclamare incessantemente che il matrimonio e la famiglia costituiscono un bene insostituibile della società, che non può rimanere indifferente dinanzi al loro svilimento o alla loro perdita.

Non bisogna dimenticare che la famiglia deve dare testimonianza dei suoi valori dinanzi a se stessa e dinanzi alla società: “I compiti, che la famiglia è chiamata da Dio a svolgere nella storia scaturiscono dal suo stesso essere e ne rappresentano lo sviluppo dinamico ed esistenziale. Ogni famiglia scopre e trova in se stessa l’appello insopprimibile che definisce ad un tempo la sua dignità e la sua responsabilità: Famiglia, “diventa” ciò che “sei”!” (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 17). Per questo siate vicini alle famiglie cristiane, incoraggiate la pastorale familiare nelle vostre diocesi, insieme ai movimenti e alle associazioni di spiritualità matrimoniale, risvegliate il loro zelo apostolico affinché facciano proprio il compito della Nuova Evangelizzazione, aprano le porte a coloro che non hanno casa o vivono in situazioni difficili e diano testimonianza della dignità umana che nasce da un amore disinteressato e incondizionato.

6. La pastorale familiare deve anche considerare l’inestimabile e irrinunciabile vocazione di educatori dei coniugi allorché, come genitori, sono chiamati alla grande responsabilità dell’educazione dei figli nelle diverse tappe della loro crescita umana e spirituale. Per questo la Chiesa collabora con sollecitudine con i genitori mediante la pastorale giovanile svolta nei diversi ambienti frequentati dai bambini e dai giovani.

A questo proposito, nei miei viaggi apostolici, ho tenuto indimenticabili incontri con i giovani, ascoltando le loro testimonianze sincere e trasparenti su ciò che li preoccupa. In mezzo a loro ho potuto constatare la nobile capacità di dedizione che li contraddistingue, la gioia con cui esprimono i loro ideali di vita, la loro grande fame di Dio e il loro bisogno di testimoni che li guidino correttamente. Da qui l’urgenza di dare orientamenti all’amata gioventù cilena sulla base dei principi cristiani e delle fondamentali virtù umane e sociali.

7. Vi preoccupa anche, cari Fratelli, la situazione di quelle persone che vivono in ristrettezze economiche e che a volte mancano del necessario. A questo proposito sono incoraggianti le diverse iniziative esistenti in ogni diocesi per soddisfare adeguatamente i bisogni dei poveri.

Questa preoccupazione per il sociale fa parte della “missione di evangelizzare” della Chiesa (Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis, 41), all’interno della quale deve occupare un posto rilevante la promozione umana, dal momento che l’evangelizzazione è volta alla liberazione integrale della persona (cf. Giovanni Paolo II, Discorso inaugurale della IV Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano, n. 13, 12 ott. 1992: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XV, 2 (1992) 324). I cattolici, nel trasmettere correttamente il ricco e sempre attuale patrimonio della dottrina sociale della Chiesa, devono promuovere e favorire iniziative adeguate, volte a superare situazioni di povertà e di emarginazione che affliggono tanti fratelli bisognosi.

Sebbene tutta la Chiesa sia chiamata direttamente al servizio della carità per “alleviare le necessità umane di ogni genere” (Eiusdem, Christifideles laici, 41), tuttavia in questo servizio svolgono un ruolo specifico i fedeli laici, poiché ad essi spetta il compito di infondere i valori cristiani nell’ordine temporale in quanto  carità anima e sostiene un’attiva solidarietà, attenta a tutti i bisogni dell’essere umanoquesta stessa (cf. Ivi).

Pertanto i Pastori devono orientare i propri fedeli in questo campo favorendo la loro adeguata formazione morale e dottrinale affinché, unitamente alla loro competenza nell’ambito socio-economico e politico, possano compiere azioni efficaci con retti criteri morali. A questo proposito sono lodevoli le attività della Caritas-Cile, quelle delle numerose Congregazioni Religiose, così come le iniziative della Quaresima della Fraternità e del Giorno della Solidarietà. Con queste iniziative si invitano i cristiani a privarsi di qualcosa di necessario, e non solo del superfluo, incoraggiando l’attitudine a condividere tra fratelli. Come già ho indicato nella mia Visita Pastorale nel vostro Paese “I poveri non possono attendere!” aspettando “un aiuto che giunga loro quasi come un rimbalzo della prosperità generalizzata della società” (Giovanni Paolo II, Discorso ai delegati del CEPALC, 3 aprile 1987: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, X, 1 (1987) 1014.

I cristiani sono chiamati a collaborare attivamente in questo servizio della carità, per esempio nelle diverse forme di volontariato il quale “se vissuto nella sua verità di servizio disinteressato al bene delle persone, specialmente le più bisognose e le più dimenticate dagli stessi servizi sociali, deve considerarsi una espressione importante di apostolato, nel quale i fedeli laici, uomini e donne, hanno un ruolo di primo piano” (Giovanni Paolo II, Christifideles laici, 41). In tal modo, il coordinamento con le diverse istituzioni, statali e non governative, potrà promuovere un più efficace aiuto al prossimo.

In tal senso, vi servirà d’ispirazione e di guida la testimonianza e l’insegnamento di Padre Alberto Hurtado, beatificato in questi giorni, il quale seppe unire in modo ammirevole nella sua vita il contatto personale e intimo con il Signore alla creatività e alla totale disponibilità al servizio dei bisognosi. Che egli, con la sua intercessione, vi spinga a giungere al cuore dei vostri fratelli affinché vi sia una nuova generazione che non viva dei miraggi del lucro e del consumismo, ma che si fondi sulle migliori tradizioni di sobrietà, di solidarietà e di generosità presenti nel cuore del vostro popolo.

Lo auguro di cuore a tutti gli amati figli del Cile in questo incontro con i loro Pastori, e nell’invocare la Santissima Vergine del Carmelo, tanto amata e venerata nel vostro Paese, vi benedico con affetto, come pegno della costante assistenza divina.

 

© Copyright 1994 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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