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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AD UN PELLEGRINAGGIO
ORGANIZZATO DALLA «CONGRÉGATION SAINT-JEAN»

Aula Paolo VI - Lunedì, 31 ottobre 1994

 

Cari Fratelli e Sorelle della Congrégation Saint-Jean,

Cari amici,

E' con molta gioia che vi accolgo, pellegrini così numerosi, venuti a Roma in occasione dell’Anno della Famiglia, e anche all’indomani del Sinodo dei Vescovi sulla vita consacrata. Grazie al caro Padre Marie-Dominique Philippe di avervi condotto fino a me.

Religiosi e laici, la vostra comune presenza dimostra bene che, nella Chiesa, la vita consacrata e la vita coniugale e familiare sono dei modi complementari di realizzare la condizione di discepoli del Cristo. Famiglie e persone consacrate, potrete meditare in questo pellegrinaggio l’invito di San Giovanni: “Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (1 Gv 3,16).

Queste parole sono preziose, perché donano una chiave essenziale per la vita stessa della famiglia. Difenderne la dignità e la grandezza, prima di tutto è mostrare la generosità e il disinteressato dono di sé, affinché tra gli esseri uniti dal legame del matrimonio maturi la comunione feconda dell’amore. Siate sempre dei testimoni di questo incommensurabile dono di Dio! E nella semplicità e nell’umiltà stesse della vita quotidiana, che i vostri focolari riflettono la bontà divina: dal rispetto reciproco degli sposi, dall’accoglienza generosa della vita dei bambini, da tutta la dedizione che richiede l’educazione, dai legami durevoli mantenuti con i genitori più anziani o i fratelli e le sorelle che forse hanno preso altre strade, dall’apertura delle vostre case agli uomini e alle donne del vostro ambiente che sono stati feriti e che non si possono lasciare sul bordo della strada.

Sì, nell’intimità della vostra vita di famiglia e nella comunità ecclesiale e sociale dove voi vivete, siate giorno per giorno dei segni visibili dell’amore di cui Dio ci ama!

La paziente costruzione di una famiglia costituisce una testimonianza che il mondo attende dai discepoli di Cristo, e il migliore contributo per la difesa dell’istituzione familiare. Chiediamo che le famiglie siano beneficiarie di una solidarietà attiva che le aiuti ad espandersi e a far fronte ai loro impegni. Allo stesso tempo, contiamo sulle stesse famiglie perché esse sono al primo posto per far progredire la civiltà dell’amore.

In questo Anno della Famiglia, ho tenuto a ricordare spesso che la famiglia è Ecclesiola, la Chiesa domestica, come ha sottolineato il Concilio Vaticano II (cf. Lumen gentium, 11). Infatti, la vitalità delle comunità che compongono la Chiesa dipende per una buona parte dalla fede e dalla carità vissute nelle famiglie cristiane. Lo slancio spirituale e missionario della Chiesa ne dipende, non fosse che per il ruolo dei genitori nel risveglio religioso e lo sviluppo armonioso dei bambini e dei giovani. E mi sembra che il vostro pellegrinaggio illustri anche con eloquenza l’importanza primordiale della famiglia per le vocazioni sacerdotali e religiose.

Cari amici, io sono felice di avere questa occasione per incoraggiare amichevolmente tutta la “famiglia” della Congrégation Saint-Jean. E vi ringrazio tutti della fedele attenzione che recate al mio ministero di Successore di Pietro. Siate, gli uni e gli altri, i servitori del Vangelo, i testimoni delle meraviglie di Dio, costruttori della comunione ecclesiale nell’unità fraterna delle Chiese particolari dove vivete!

Religiosi e famiglie, progredite nel pellegrinaggio della fede, guidati dalla Madre del Salvatore nella gioia e nella speranza, Gaudium et spes! Che il Signore vi benedica!

 

© Copyright 1994 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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