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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DELLA
TURCHIA IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Lunedì, 5 settembre 1994

 

Cari Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

1. È con grande gioia che vi accolgo per la seconda visita “ad limina Apostolorum” della Conferenza dei Vescovi della Turchia. Innanzitutto ringrazio il vostro Presidente, Monsignore Hovhannes Tcholakian, Arcivescovo di Istanbul degli Armeni, per le sue parole che hanno presentato chiaramente la situazione della Chiesa nel vostro Paese, facendo trasparire le vostre preoccupazioni di Pastori e i vostri progetti apostolici, le difficoltà delle vostre comunità e le speranze che animano il popolo cristiano.

La vostra presenza mi ricorda il pellegrinaggio che ho fatto quindici anni fa nella venerabile terra della Turchia, resa illustre dalla presenza e dall’azione apostolica di quei pilastri della fede che furono gli Apostoli del Signore. Grazie ai vostri resoconti quinquennali, ho percorso in spirito l’itinerario che attraversa le vostre diocesi di rito latino, armeno, caldeo, greco-cattolico e siro-cattolico. Questo pellegrinaggio ci riporta alle fonti più pure della vita cristiana, alle origini della grande corrente dell’evangelizzazione che ha trovato nella terra di Turchia uno dei luoghi più legati all’annuncio della salvezza. È un’autentica “Terra Santa” della Chiesa primitiva, ricca di una tradizione culturale le cui tracce sono così numerose da richiamare l’attenzione della Chiesa Cattolica e di tutti i cristiani. Come non ricordare che i nomi di alcune delle vostre città evocano i destinatari delle Lettere dell’Apostolo Paolo e che i primi sette Concili Ecumenici si sono svolti in Turchia? Mi basta nominare Efeso, dove è stata proclamata la pienezza di Cristo, Dio e uomo, e dove la dignità incomparabile della Santissima Madre è stata solennemente riconosciuta.

La Turchia possiede anche tesori d’arte e di cultura che appartengono al patrimonio comune dell’umanità e che sono i segni di una ricca e antica tradizione, chiamata a portare i suoi frutti ancora oggi, nell’ambito della situazione religiosa e sociale del suo popolo. Come dimenticare gli insegnamenti di San Policarpo, Vescovo di Smirne, di Sant’Ignazio di Antiochia e dei Padri Illustri della Cappadocia, Basilio, i due Gregori e Giovanni Crisostomo, che hanno messo al servizio dei fedeli tutte le risorse della loro intelligenza e della loro cultura, tutto l’ardore della loro fede e tutta la loro capacità di discernimento di grandi contemplativi. Questa ricchissima tradizione costituisce una fonte di ispirazione e uno stimolo per il vostro ministero pastorale nelle difficili condizioni in cui vivete oggi.

2. Per quanto riguarda la situazione della Chiesa in Turchia, apprezzo gli sforzi compiuti per migliorare la sua organizzazione interna e anche per intrattenere buoni rapporti con le autorità civili. A questo proposito, è auspicabile che si trovi una soluzione alla grave questione del riconoscimento della personalità giuridica della Chiesa Cattolica dal punto di vista civile. Nello spirito di pace, di tolleranza e di libertà religiosa, come è stato stabilito dal Concilio Vaticano II, vi incoraggio a proseguire pazientemente il dialogo con i poteri pubblici (cf. Dignitatis humanae). Su questa via sarete sempre sostenuti dalla Santa Sede.

3. La vostra Conferenza Episcopale è stata creata recentemente, ma credo che essa abbia già dimostrato la sua grande utilità e che possa svolgere serenamente la sua attività, affrontando con spirito di comunione i diversi problemi che si presentano. La ridotta dimensione delle vostre comunità e la loro coesistenza negli stessi luoghi invitano in modo naturale a intensificare la concertazione pastorale, come avete già fatto negli ambiti della cultura e dell’educazione, della formazione cristiana o della famiglia. La vitalità della Chiesa nel vostro Paese dipende dalla sua capacità di reagire alla tentazione di ripiegarsi su se stessa come inevitabilmente avviene nelle piccole comunità.

4. Una delle vostre principali preoccupazioni è giustamente quella della formazione dei giovani e degli adolescenti. Per tale formazione l’aiuto dei catechisti vi è indispensabile. Date loro tutto il vostro sostegno, affinché siano ben preparati a essere personalmente autentici testimoni della fede. La Catechesi sarà allo stesso tempo un’istruzione sulle verità della fede, un’iniziazione all’esperienza spirituale e all’applicazione concreta dei valori cristiani nella vita personale e sociale. Condivido la vostra gratitudine verso gli Istituti religiosi che si dedicano con generosità ad una competente opera educatrice offerta a tutti nelle loro scuole così come alla formazione specifica dei giovani cristiani.

5. Come voi mi avete segnalato nei vostri resoconti, non potete sempre soddisfare tutte le urgenze che vi si presentano, poiché i vostri sacerdoti sono poco numerosi. Per annunciare il Vangelo e per edificare comunità cristiane vive, la pastorale delle vocazioni presso i giovani cattolici della Turchia è una delle vostre priorità. I giovani sono generosi e sono spesso pronti a impegnarsi in progetti umanitari al servizio dei loro fratelli. Tuttavia, nella cultura contemporanea che valorizza in particolar modo la dimensione affettiva e sensibile dell’esistenza, i valori del dono totale di se stessi a Cristo, della castità e del celibato consacrato, non vengono immediatamente riconosciuti e accettati. Per rispondere ai bisogni locali, disponete del Seminario Pontificio Inter-rituale Saint-Louis. Voi avete in programma di accogliere, “ad experimentum”, il progetto dei Padri Cappuccini di creare un nuovo centro di formazione comune ai diversi riti in contatto con le Congregazioni religiose, nel rispetto delle istituzioni già esistenti. Tutto ciò consentirà di riunire un numero più elevato di giovani, il che rappresenterà un aiuto prezioso e stimolante per la loro formazione intellettuale, per la loro vita spirituale, per la crescita della loro vocazione e per la collaborazione fra tutte le sensibilità cattoliche presenti nel territorio della Turchia. Il tempo del seminario è un tempo prezioso per rafforzare la propria spiritualità, per formare la propria volontà e per unificare il proprio essere interiore intorno alla vita di intimità con Cristo e alla missione. Mediante gli studi, mediante la preghiera e la vita comunitaria, i giovani scoprono che l’impegno di seguire il Signore, se è follia agli occhi degli uomini, può essere vissuto per amore verso Dio e verso gli uomini e può dare l’autentica felicità, quella di donare la vita per i propri amici.

6. L’Anno Internazionale della Famiglia ha costituito l’occasione di una iniziativa di cui mi rallegro. Essa ha permesso a coppie di tutte le Confessioni, rappresentando le diverse componenti della società turca, di scambiarsi idee sulla loro esperienza profonda di vita coniugale, di scoprire il significato cristiano del sacramento del matrimonio e la responsabilità dei coniugi. In effetti, a partire dalle questioni sociali, la Buona Novella e i valori cristiani specifici possono essere presentati dai cattolici ai loro compatrioti. Voi sperimentate il bisogno di una Chiesa incarnata nella cultura affinché tale cultura sia evangelizzata.

7. La formazione di laici è un aspetto importante della vostra missione, in particolare in una società pluralista dal punto di vista religioso e culturale. È importante che i laici siano capaci di testimoniare attraverso tutta la loro vita la ricchezza spirituale che la fede e la comunione fraterna vissuta nella Chiesa conferiscono loro.

La presenza di un giornale cattolico può creare legami tra le comunità sparse e offrire i testi importanti della Chiesa così come un insegnamento adatto alla popolazione della Turchia. Mediante l’informazione trasmessa, le comunità cattoliche si sentiranno in tal modo più vicine ai loro fratelli cristiani degli altri Paesi, e permetteranno così ai loro compatrioti di conoscere l’azione della Chiesa a favore della solidarietà, della pace, dei diritti dell’uomo e dei popoli.

8. Nei vostri resoconti menzionate il grande lavoro svolto dalle Congregazioni religiose. Ho già ricordato il loro contributo all’educazione, ma penso anche alla testimonianza tangibile dell’affetto di Dio che esse rendono, in particolare nel settore della sanità. Che i religiosi e le religiose vengano ringraziati per la loro azione che tutti noi ci auguriamo prosegua, malgrado le difficoltà di reclutamento dei giovani. In effetti, l’apostolato dei religiosi e delle religiose, di cui si occuperà il prossimo Sinodo dei Vescovi sulla vita consacrata, si realizza attraverso la loro vita quotidiana e l’irradiarsi della loro vita di preghiera, così come mediante i servizi resi con una generosità e una dedizione che tutti, cristiani e non cristiani, possono riconoscere; è questo un modo insostituibile di annunciare il Vangelo.

9. Voi avete manifestato il desiderio di rendere sempre più accessibile ai fedeli del vostro Paese il messaggio cristiano e la cultura cristiana. A tale proposito, apprezzo i vostri lavori di traduzione dei testi liturgici in lingua turca e anche il vostro progetto di realizzare una traduzione della Santa Bibbia in turco moderno.

Spero che quest’opera importante sarà ben accolta dal popolo cristiano: un accesso più diretto alla Parola di Dio gli consentirà di trovarvi nutrimento e forza per progredire nella fede, sulle vie spesso ardue del mondo moderno, in particolare quando ci si sente un “piccolo gregge”.

In un Paese di così grande tradizione culturale, vorrei anche incoraggiare la costruzione del vostro centro di studi patristici, storici e sulle Scritture a Iskenderun, con la sua apertura ecumenica e anche il suo interesse per lo studio dell’Islam. Inoltre, saluto i rapporti stabiliti fra l’Università statale di Ankara e la Pontificia Università Gregoriana volti a sviluppare scambi intellettuali di alto livello e a far partecipare le università cattoliche alle ricerche culturali condotte nel Paese.

10. Voi avete menzionato i buoni rapporti che intrattenete con i vostri fratelli cristiani di diverse confessioni. In oriente, dove voi vivete, l’importanza del dialogo ecumenico è evidente. In un Paese a maggioranza non cristiana una coraggiosa fedeltà al Vangelo si accompagna necessariamente a un costante sforzo di intesa fraterna fra i cristiani. La nostra epoca ha fortunatamente conosciuto un intenso sviluppo dei rapporti fra la Sede di Roma e il Patriarcato di Costantinopoli, a cui vi siete naturalmente associati. Mediante il battesimo “tutti noi siamo uno in Cristo Gesù” (cf. Gal 3, 28); grazie alla successione apostolica il sacerdozio e l’Eucaristia ci uniscono ancora più strettamente ai nostri fratelli ortodossi (cf. Unitatis redintegratio, 15). Vi confido che io serbo nel mio cuore l’ammirevole meditazione di Sua Santità il Patriarca Bartholomaios che ha animato la Via crucis della Chiesa di Roma quest’anno. È una testimonianza preziosa della profonda comunione che dovete coltivare, affinché il mistero di Dio che ama e salva l’umanità sia il reale motivo di tutti gli sforzi di dialogo e d’incontro.

11. Per ciò che concerne il dialogo interreligioso con il mondo islamico, voi lo vivete giorno per giorno. La Buona Novella che dice che Dio Padre ama tutti gli uomini, vi suggerisce costantemente un atteggiamento di disponibilità all’accoglienza e agli scambi liberi e fraterni. Tutti coloro che adorano il Dio Uno e Unico sono chiamati a instaurare un ordine di giustizia e di pace sulla terra. In questa ottica, il dialogo diventa una collaborazione a favore della promozione dei valori della vita e del rispetto della dignità dell’uomo.

12. Cari Fratelli, il Successore di Pietro desidera incoraggiarvi nella vostra esigente missione al servizio della Chiesa nella vostra regione. Non dimentichiamo che è ad Antiochia che i discepoli del Signore hanno ricevuto per la prima volta il nome di Cristiani (cf. At 11, 26). Ricordatevi che, da Antiochia, il Vescovo Ignazio scriveva al suo fratello Policarpo di Smirne: “Che il vostro battesimo rimanga come il vostro scudo, la fede come il vostro elmo, la carità come la vostra lancia, la pazienza come la vostra armatura” (S. Ignatii Antiocheni, Lettera a Policarpo, VI, n. 2)! Che il Signore sia il vostro sostegno affinché siate i ministri della sua carità!

Portate il mio saluto affettuoso ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e ai laici delle vostre comunità. Per intercessione della beata Vergine Maria, la Theotokos, che il Signore vi riempia dei suoi doni! Vi imparto di tutto cuore la benedizione apostolica.

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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