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VIAGGIO APOSTOLICO A ZAGABRIA
CERIMONIA DI CONGEDO
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II
Aeroporto Internazionale di Zagabria
- Domenica, 11 settembre 1994
Signor Presidente, Signori Rappresentanti del Governo, Signor Cardinale e amati
Fratelli nell’Episcopato, Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Il mio soggiorno fra
voi sta ormai per concludersi. Nel prendere congedo, desidero vivamente
ringraziarvi per la accogliente ospitalità riservatami e per le tante
manifestazioni di stima e di amicizia che hanno accompagnato la mia breve ma
intensa permanenza a Zagabria.
Ringrazio soprattutto Iddio, che mi ha voluto qui
tra voi a ricordare i 900 anni di vita dell’Arcidiocesi e a renderGli grazie
perché Egli, lungo questi nove secoli, non ha mai cessato di mostrare alla
vostra Comunità la sua misericordia ed il suo onnipotente aiuto. Rivolgo poi il
mio grato pensiero a Lei, Signor Presidente, e a tutte le Autorità per quanto è
stato fatto al fine di rendere sereno e proficuo il mio soggiorno a Zagabria.
A
Lei, Signor Cardinale, e a voi, amati Pastori di questa Chiesa, dico grazie per
la concreta testimonianza di fede e di affetto che, assieme all’intera Comunità
ecclesiale, avete reso al Successore di Pietro, che ha voluto condividere i
vostri sentimenti di festa e di speranza.
A voi, fedeli di quest’amata
Arcidiocesi, ed all’intero popolo croato il mio vivo ringraziamento ed il più
affettuoso saluto.
La pace sia con voi! Questo è ancora l’augurio che vi rinnovo
nel momento in cui mi appresto a far ritorno a Roma. Il mio ha voluto essere un
pellegrinaggio di pace e di comunione.
2. Cari Croati, ho avuto modo di
apprezzare il vostro impegno cristiano e civile. Ho incontrato in voi credenti
saldi nelle prove e generosi nel farsi carico delle difficoltà di tante persone
colpite dagli eventi dolorosi di questi anni.
Forti delle esperienze maturate in
un passato, segnato da vicende non sempre liete, voi siete oggi chiamati a
costruire un futuro migliore, partecipando attivamente alla vita pubblica ed
offrendo il vostro insostituibile contributo per il consolidamento del sistema
democratico, il buon funzionamento delle istituzioni, il perfezionamento dello
stato di diritto. Non dimenticate mai che la fede manifesta la sua fecondità
quando è capace di dar vita ad iniziative di bontà, di tolleranza e di perdono.
La vostra storia sia veramente “maestra” per il presente. Le vostre radici, che
affondano in una tradizione di oltre 13 secoli di fedeltà ai valori evangelici,
hanno portato nei vostri avi frutti di tolleranza e di comprensione, espressi
nel rispetto e nella collaborazione con i popoli vicini, anche quando si è
trattato di rivendicare l’autonomia della vostra Nazione.
3. Siate all’altezza
di questi loro esempi. Vi spinge a ciò la stessa storia recente del vostro Paese
e dell’Europa. Questo secolo ha segnato per molte Nazioni la faticosa e spesso
sofferta ricerca dell’indipendenza e della pace. Gli eventi di cui il Continente
europeo è stato teatro negli ultimi anni sottolineano con forza un dato
inequivocabile: fanno parte della vasta famiglia dei popoli - pensiamo anzitutto
a quelli europei - sia le Nazioni grandi che quelle piccole, e tutte hanno il
diritto all’esistenza. Ho avuto modo di parlare di questo l’anno scorso a Tallinn, durante la mia visita nei Paesi Baltici, sottolineando che “fondamento
della civiltà umana, cristiana, democratica, europea, sono i diritti della
persona umana e lo sono anche i diritti dei popoli” (“L’Osservatore Romano”, 12
settembre 1993, p. 1).
Ogni Nazione ha diritto al riconoscimento politico. Non
sono mancate in passato esperienze storiche di diverse Nazioni europee riunite
in Stati federali, come è avvenuto, ad esempio, per la Repubblica Jugoslava:
dopo la seconda guerra mondiale, essa costituiva una Federazione, la Federazione
degli Slavi del Sud. Alla natura delle Federazioni appartiene il fatto che
singole Nazioni si uniscono liberamente in un unico Stato. Ognuna di esse, però,
in determinate circostanze e a certe condizioni, può uscirne e costituirsi in
Stato autonomo. È quanto si è verificato nel 1991 sul territorio dell’ex
Federazione Jugoslava. Ciascuna delle Repubbliche che sono sorte come frutto di
questo processo ha diritto alla propria sovranità, e questa non le può essere
negata nell’ordinamento internazionale.
Se si tengono presenti questi elementari
principi dell’ordine etico-giuridico internazionale, si deve dire con chiarezza
che la guerra scoppiata nei Balcani, e che ancora produce tante vittime in
Bosnia-Erzegovina, è priva di ogni giustificazione. Si richiede pertanto
l’impegno di tutti, perché quanto prima cessi e si avvii un costruttivo processo
di pace.
4. Cari cittadini di Zagabria, carissimi Croati, guardate avanti!
Abbiate l’audacia del perdono e dell’accoglienza. Ovviamente, perdonare non
significa rinunciare agli strumenti di giustizia dello Stato di diritto, al
quale spetta il dovere di perseguire gli autori di crimini.
Perdonare significa
liberare il cuore da sentimenti di vendetta, che non sarebbero compatibili con
quella civiltà dell’amore a cui ogni persona di buona volontà è impegnata a
recare il proprio contributo. La pace suppone che alla base di ogni iniziativa
ci siano sempre la sincera volontà di dialogo, il rispetto dei diritti di
ciascuno, inclusi quelli delle minoranze nazionali, l’impegno della reciproca
tolleranza. Sia sempre ben salda in voi la convinzione che il bene della pace ha
il suo fondamento ultimo nel cuore stesso di Dio.
Voi conoscete per diretta
esperienza a quali aberrazioni può giungere una società che pone a fondamento
della sua esistenza il rifiuto di Dio e il disprezzo della legge divina. L’uomo
da fine primario dello Stato, ne diventa oggetto e strumento per il
perseguimento di fini anti-umani. La storia sta invece ad insegnare che
l’autentica fede in Cristo offre l’appoggio più sicuro per la tutela e la
promozione della dignità dell’uomo.
5. Anche voi, vittime della guerra - feriti,
orfani, vedove, profughi, rifugiati - rimanete fedeli a Cristo sofferente. Quasi
cinquecento anni fa, Marko Marulic, padre della letteratura croata, espresse, in
una situazione simile a quella di oggi, lo sgomento, ma anche la fede dei
credenti di fronte al grande dolore al quale erano stati sottoposti: “A Te
gridiamo sconsolati nel pianto” - esclamava rivolto a Dio, ma aggiungendo con
cristiana speranza: “Se con noi vorrai rimanere, o Signore, riuscirà a resistere
il popolo che ora perisce”.
6. Sulla forza che viene dalla fede potete contare
anche voi, Croati di oggi.
Mentre mi accingo a far ritorno in Vaticano, porto
con me il ricordo dei vostri volti, dei vostri occhi, nei quali ho letto il
desiderio di un presente più tranquillo e l’aspirazione ad un avvenire migliore.
A tutti, specialmente ai giovani, dico: coraggio!
Come i vostri antenati hanno
saputo far fronte alle difficoltà ricorrendo alle risorse della fede, così anche
voi, cristiani di Zagabria e di Croazia, sappiate attingere dalla parola di
Cristo orientamento e sostegno per forgiare il vostro avvenire.
Affido questa
consegna all’intercessione della Vergine, che voi con fiducia invocate quale
“Madre nostra, nostra Aurora Dorata”: sia Lei a proteggere ogni vostra
aspirazione, a consolarvi e a sostenere ciascuno di voi nelle asprezze del
cammino.
Vi accompagni anche la mia benedizione, che di cuore imparto a voi qui
presenti, ai vostri cari e a tutti i figli dell’amata Nazione croata.
Il Signore
benedica la Croazia!
© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana
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