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VISITA PASTORALE A LECCE
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II ALLA CITTADINANZA DI LECCE
Piazza Sant'Oronzo -
Sabato, 17 settembre 1994
Signor Ministro, Signor Sindaco, Distinte Autorità, Carissimi
Fratelli e Sorelle,
1. Ritorno con gioia nella terra del Salento per incontrare la fervente
Arcidiocesi e la laboriosa Città di Lecce. Grazie per la vostra accoglienza e
per il caloroso benvenuto che mi avete riservato, in questa Piazza, dedicata a
Sant’Oronzo, patrono della Città.
Saluto le Autorità convenute, in particolare, il Signor Sindaco e l’Onorevole
Ministro, che ringrazio per le cortesi espressioni di benvenuto rivoltemi a nome
rispettivamente della Città e del Governo Italiano.
Saluto cordialmente il vostro Arcivescovo, Mons. Cosmo Francesco Ruppi,
saluto i Vescovi qui presenti, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, e tutti
voi, carissimi fratelli e sorelle. Sono qui per rendere grazie al Signore per il
vostro fattivo impegno cristiano e per incoraggiarvi nella concorde volontà di
fare quanto è possibile per superare gli attuali problemi, a cui hanno fatto
riferimento sia il Signor Sindaco che l’Onorevole Ministro. Con voi desidero
vivere quest’oggi un’intensa esperienza di condivisione.
In voi abbraccio spiritualmente tutte le popolazioni della penisola salentina
con le sue numerose cittadine e paesi, dove è viva e ben radicata la tradizione
cristiana. Sono venuto tra voi accogliendo volentieri l’invito che il Pastore
della Comunità diocesana mi rivolse sin dal giorno in cui ricevette il sacro
Pallio. E sono lieto di visitare questa antica e nobile Città, ricca di storia,
di cultura e di arte; città abbellita dalle testimonianze di fedeltà evangelica
dei Santi Oronzo, Fortunato, Giusto e degli 800 martiri idruntini, le cui
spoglie ebbi modo di venerare nel 1980, in occasione del quinto centenario del
loro martirio.
La mia sosta odierna in mezzo a voi vuol essere una tappa della “Grande
Preghiera per l’Italia”, alla quale ho invitato per tutto l’arco dell’anno
Episcopato, clero e fedeli di questo amato Paese.
Ulteriore motivo di gioia sono, poi, gli eventi ecclesiali che oggi qui si
compiono: l’inaugurazione di due importanti opere, cioè il nuovo Seminario
arcivescovile e la Casa del Clero, e soprattutto l’apertura del Sinodo
diocesano, che segnerà un momento forte, un momento di grazia per la Chiesa
locale, sollecitata dallo Spirito Santo a scoprire motivi e ambiti di un
rinnovato cammino di fedeltà a Cristo. Ringrazio Iddio per queste significative
e liete circostanze, che mi offrono l’occasione di incontrarvi e di apprezzare
l’ospitalità della vostra Città.
2. La fama di Lecce, culla d’arte e crocevia di civiltà, si diffonde ben
oltre i confini dell’Italia. Illustre centro dell’antico regno di Napoli, essa
si distinse per singolare splendore, tanto da essere definita la “Firenze del
barocco”. Importante città di studi, con una università articolata in diverse
Facoltà, ha impresso notevole impulso alla vita culturale e civile di tutto il
territorio circostante. Ne è testimonianza l’insigne tradizione di giuristi, che
hanno ampiamente contribuito alla elaborazione dei codici della legislazione
italiana. A questo si aggiunge una vivace tradizione di laboriosità e di
imprenditorialità, che ha favorito lo sviluppo economico della Città,
incrementando gli scambi commerciali tra levante ed occidente.
Il vostro vanto più alto, cari Leccesi, resta tuttavia la tradizione di
intensa religiosità che ha caratterizzato la vita della Città, modellandone nel
corso dei secoli la stessa fisionomia esteriore. Come è stato poc’anzi
ricordato, qui fiorirono nel passato numerosi monasteri maschili e femminili,
grazie ai quali è stato alimentato un singolare intreccio di fede e di cultura,
di carità e di santità, arricchito anche, grazie alla vicinanza geografica, da
significative tracce della spiritualità dell’Oriente cristiano. È un patrimonio
prezioso, di cui voi andate giustamente fieri. Esso si esprime soprattutto in
numerose figure di santi, tra i quali vorrei qui ricordare San Bernardino
Realino, San Giuseppe da Copertino, di cui domani ricorre la memoria liturgica,
e San Pompilio.
3. Questa singolare ricchezza spirituale costituisce un dono e un
impegno; essa offre motivo per interpretare, alla luce del passato,
il presente e per progettare il futuro sia ecclesiale che civile.
Fra i valori di questo patrimonio ideale vorrei qui sottolineare quello della
famiglia, esposta oggi al convergente attacco di numerose forze che
cercano di indebolirla o comunque di deformarla. È necessario ed urgente che
tutte le persone di buona volontà coordinino il loro impegno per salvaguardare
questo fondamentale istituto sul quale si regge la vita dell’intera società.
Proprio a questo ho inteso richiamare le famiglie nella Lettera che ho ad
esse indirizzato in occasione del presente “Anno della Famiglia”. Ho appreso con
gioia che quel testo, per iniziativa dell’Arcivescovo e dei parroci, è stato
diffuso a decine di migliaia di copie nelle vostre case. Mi auguro che le
riflessioni che ho svolto in quelle pagine vi confermino nell’attaccamento, qui
ancora molto sentito, ai valori che hanno reso salda e stabile nei secoli la
famiglia salentina.
In questa prospettiva è anche necessario porre mano a tutte le concrete
misure sociali che favoriscono la vita familiare, quali ad esempio le
provvidenze per la casa, il lavoro, la sicurezza sociale, il salario familiare.
In una parola, è necessario riconoscere la famiglia quale luogo primario di
realizzazione delle persone e di promozione della vita.
4. Carissimi Fratelli e Sorelle! Nella vostra Città non mancano, purtroppo,
accanto ad aspetti altamente positivi, anche seri problemi con i quali siete
chiamati quotidianamente a confrontarvi. Vi hanno fatto cenno tanto il primo
Cittadino, quanto il Rappresentante del Governo. Vi preoccupa in particolare
il crescente fenomeno della violenza e della criminalità organizzata, che
investe soprattutto i giovani, vittime non di rado anche dei terribili lacci
della droga.
È giusto riconoscere che non poco è stato fatto dallo Stato, dalla
Magistratura, dalle Forze dell’Ordine, come anche dalla Chiesa e dalle istanze
sane della penisola salentina. Molto, tuttavia, resta ancora da fare per ridare
alla vostra terra l’immagine di un Salento tranquillo, operoso, ospitale. E voi
in questo senso vi state impegnando con generosità. A ragione, però, rilevate
anche che la principale causa dell’aumento della criminalità è la sfiducia
suscitata nelle giovani generazioni dalla mancanza di lavoro e di concrete
prospettive per l’avvenire. Come chiudere gli occhi su tale evidenza? E come non
ascoltare il lamento di tante famiglie provate dal bisogno e angosciate dalla
precarietà occupazionale?
Fin da questo primo incontro desidero dar voce a tanta sofferenza, chiedendo
che tutte le forze sociali si impegnino attivamente e concordemente a trovare
soluzioni adeguate a questo problema. Da qui infatti dipende il superamento di
tante altre difficoltà, con cui la vostra comunità deve misurarsi.
5. Da questo punto privilegiato di osservazione, che è la terra di Puglia,
rivolgo ora il mio pensiero cordiale alle nazioni che si trovano sull’altra
sponda dell’Adriatico. Penso all’amata Albania, giovane nella sua ritrovata
democrazia; alla Grecia, faro di civiltà e sorella nella fede; alle travagliate
regioni dei Balcani, ed in special modo a Sarajevo, città martire di questo
ultimo scorcio di millennio. A tutti vorrei rinnovare l’annuncio che costituisce
il centro del messaggio evangelico: Cristo è la nostra pace, perché ha fatto di
noi un popolo nuovo, abbattendo il muro dell’inimicizia (cf. Ef 2,
14-18). Nel suo nome rifiorisca l’intesa tra le persone e i gruppi sociali e
ritorni finalmente a regnare la pace!
Carissimi Leccesi, tutti vi affido a Maria Santissima Assunta, a cui è
dedicata la cattedrale di questa città.
Camminate con fiducia! Il Papa è felice di essere con voi.
Al termine del discorso Giovanni Paolo II si è nuovamente rivolto ai
fedeli con queste parole.
Grazie per questa accoglienza calorosa. Si sente che siamo nel meridione. Dal
Nord al Sud la temperatura cambia. Anche da Roma a Lecce. Io sono convinto che
si deve camminare spesso verso il sud per trovare entusiasmo, per costruire il
futuro di tutta l’Italia. L’Italia è privilegiata da questa estensione a nord e
a sud e dalla complementarità delle due tradizioni. Qui siamo nella Magna
Grecia, ma comunque siamo in Italia, grazie a Dio. Questo è importante anche per
il Papa. Io spero di poter tornare e di portare da qui a Roma molte nuove
energie. Basta per questo momento, vi auguro una buona notte. Ci incontreremo
domani, domenica, “Dies Domini”.
© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana
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