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VISITA PASTORALE A LECCE
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
GIOVANI DELL'ARCIDIOCESI DI LECCE
Nuovo Seminario di Lecce - Domenica, 18 settembre 1994
Affido a Maria, Madre della Chiesa, il Sinodo diocesano di Lecce, che oggi
incomincia i suoi lavori, e auguro che sia un lavoro fruttuoso, per voi stessi,
per la vostra qualità di membra della Chiesa, di pietre vive della Chiesa, di
padri di famiglia, di madri di famiglia, di giovani, anche anziani, sacerdoti,
religiosi, religiose: che sia fruttuoso il Sinodo per ritrovare un senso più
profondo di tutto quello che vuol dire essere cristiano, essere sacerdote, anzi,
essere Vescovo, essere Papa, essere religioso, essere persona consacrata, essere
giovane, essere scienziato, essere professore universitario, studente. Tutto
questo ha una sua connotazione cristiana, anzi, nella fede si trova la
profondità di ogni nostra vocazione. E io vi auguro che il Sinodo diocesano vi
aiuti a scoprire meglio la vostra vocazione cristiana o le vostre vocazioni
cristiane, perché sono molte e diverse, come già ha insegnato San Paolo.
Questa
Casa, il Seminario, così vicino alla Casa del Clero, deve aiutare voi,
seminaristi, a scoprire la vostra vocazione sacerdotale. Siete ancora giovani.
Il sacerdozio è un progetto, è una voce che vi chiama, che sentire nei vostri
cuori. Ma dovete ancora provare, dovete sperimentare voi stessi nella preghiera,
nello sforzo educativo, intellettuale, dovete ancora provare se questa strada è
la vostra, se la voce che vi chiama veramente è voce che viene dal Signore.
La
vocazione al sacerdozio, la vocazione che porta in sé ogni Seminario, sia anche
la parte privilegiata di questo Seminario che oggi si benedice come edificio, ma
soprattutto come comunità di seminaristi, di educatori e di educandi. È bene che
la Casa del Clero sia vicina al Seminario, perché così i sacerdoti, qualche
volta anche i sacerdoti anziani, possono avvicinarsi ai seminaristi, possono
vedere un po’ questa nuova generazione che una volta deve succedere alla loro
vocazione, al loro servizio e ministero. È bene che queste due Case siano così
vicine, anche geograficamente, topograficamente, e spiritualmente, senza dubbio.
Questa doppia inaugurazione - il Sinodo, che ha una sua caratteristica canonica
e pastorale insieme, e il Seminario, con una sua caratteristica ecclesiale così
importante per la diocesi di Lecce - avviene alla presenza di tanti giovani. I
giovani sono venuti qui per chiedere al Papa, per porre al Papa le loro diverse
domande. Mi ha detto l’Arcivescovo Ruppi che erano tante domande e per il Papa
sarebbe un lavoro probabilmente impossibile da realizzare: dare risposta ad ogni
domanda. Però queste domande numerosissime molte volte si ripetono, perché i
giovani hanno problemi molto simili. C’è un denominatore comune a tutte queste
domande, a tutti questi problemi della gioventù. E ogni problema ha una sua
dimensione personale, che è irripetibile, ma ha anche una sua dimensione comune,
comunitaria, perché voi giovani vivete in una certa epoca, in una certa cultura,
in una certa civiltà, e le difficoltà che avete e anche le aspirazioni che
avete, tutto questo è un po’ comune, benché sempre personale.
Io, che ho avuto
tante volte già la possibilità di incontrare giovani in latitudini diverse, in
ogni parrocchia romana, in tante diocesi italiane, durante tante visite
pastorali nei diversi Paesi, e specialmente durante queste Giornate Mondiali
della gioventù, ho potuto vedere, crearmi una visione di quello che è essere
giovane, di quello che è la gioventù odierna, dall’ovest all’est, dal nord al
sud. Io penso che si deve comprendere l’importanza della giovinezza: che cosa è
la giovinezza? Giovinezza è questa epoca della vita umana, dove si progetta
tutta la vita. Il giovane comincia a progettare la sua vita e vive con questo
progetto e cerca di realizzare questo progetto, di prepararsi alla sua
realizzazione. In altre parole, questo si chiama anche vocazione, perché quel
progetto che tu, cara ragazza, caro ragazzo, trovi come tua proprietà viene
anche nello stesso tempo da Dio, viene suggerito dallo Spirito Santo, e ci vuole
una collaborazione con lo Spirito Santo per identificare questo progetto,
approfondirlo, e poi per realizzarlo bene, per trovare la felicità, perché il
progetto realizzato porta con sé questa felicità, questa felicità a cui Dio ci
chiama. Noi siamo tutti chiamati alla felicità in Dio, attraverso questo nostro
progetto che viene anche da Lui. Viene accettato da noi, viene realizzato da noi
e poi trova la sua ultima tappa in Dio stesso.
Allora, carissimi ragazze e
ragazzi, giovani, forse queste brevi parole bastano a riassumere un po’ tutto
quello che volevate presentarmi, le vostre domande, le vostre inquietudini, le
vostre angosce, i vostri desideri. Io penso di nuovo che San Francesco, in modo
geniale, ha saputo rispondere ad ogni epoca del mondo, della storia del mondo, e
ai giovani di tutte le epoche, quando cantava il suo “Cantico delle creature”:
lodate, lodate! Ecco, questo è lo scopo di tutte le creature e di ciascuno di
noi: lodate, date gloria al Signore. Diceva un grande santo e un grande teologo
e martire di Lione, in Francia, vissuto nel secolo II, Sant’Ireneo: “Gloria Dei
vivens homo”. L’uomo che vive, la persona umana che si realizza, che vive la
pienezza della vita umana e divina, questo uomo che vive così è “gloria Dei”.
Allora, auguro a tutti voi giovani di comprendere così la vostra vocazione, di
situare così il vostro progetto di vita. Esso può essere diverso, secondo i
diversi talenti; però ha un denominatore comune: è sempre un progetto in cui si
vuole realizzare, si deve realizzare il progetto di Dio, e Dio vuole per noi
tutti che siamo santi, vuole santità per tutti noi e da tutti noi. Questo vi
auguro di cuore.
Ancora una parola su questo cuore che vedo, dove sta scritto:
“we love you”. Incontro molte volte questa parola e questo cuore. È un simbolo
profondo perché questo amore - “we love” - deve venire, viene dallo Spirito
Santo. È bene che all’inizio, all’inaugurazione della nostra assemblea il coro
ci abbia cantato: “Veni Sancte Spiritus”, perché questa è la preghiera che ci
introduce nell’amore, nel vero amore. Ringrazio anche il coro, perché ha cantato
il “Tu es Petrus”. I due cantici vanno insieme. Sappiamo bene che Pietro deve
essere ministro, servitore di questo amore che costituisce la Chiesa. E
ringrazio il Signore che mi ha dato di servire la Chiesa ieri e oggi. Ringrazio
che mi ha dato di compiere il Ministero Petrino nella vostra diocesi.
Allora,
speriamo che anche il Seminario avrà una vita entusiastica, gioiosa. E speriamo
che anche il Sinodo avrà una continuazione entusiastica e gioiosa. Dove è lo
Spirito Santo, dove è l’amore, è anche la gioia. Questo vi auguro.
© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana
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