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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN PELLEGRINAGGIO DELLA
DIOCESI DI ADRIA-ROVIGO

Cortile del Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo
Sabato, 24 settembre 1994

 

Carissimi Fratelli e Sorelle
della Diocesi di Adria-Rovigo!

1. La pace sia con voi!

Accolgo con gioia il vostro pellegrinaggio, che mi offre la possibilità di ravvivare i vincoli di comunione con una antica e fervente Comunità ecclesiale. Abbraccio il vostro Vescovo, Mons. Martino Gomiero, che ha voluto e preparato questo speciale incontro col Papa, ed insieme con lui i presbiteri suoi collaboratori; saluto le persone consacrate e tutti i laici, con un pensiero particolare alle famiglie, che quest’anno sono più che mai nel cuore della Chiesa.

Il motivo che vi ha condotto a questa Udienza è di ordine squisitamente pastorale: la vostra diocesi, infatti, sotto la guida del Vescovo, ha concluso un periodo di quattro anni dedicato all’approfondimento della fede alla luce degli insegnamenti del Concilio Ecumenico Vaticano II. Avete voluto coronare questo cammino con un pellegrinaggio alla Sede di Pietro che ne fosse come il sigillo ed ora siete qui per invocare, accanto alla tomba dell’Apostolo, abbondanti frutti di grazia.

Desidero anzitutto manifestare il mio apprezzamento per questa iniziativa, con la quale vi siete orientati a vivere in modo attivo e consapevole l’ormai vicino Giubileo del bimillenario cristiano, come avete felicemente espresso nel motto: “Con Cristo verso il Duemila”. Tale orientamento è in sintonia con quello della Chiesa universale e con le intenzioni del Papa, che ormai da tempo invita a guardare con gli occhi della fede verso lo storico traguardo; e certamente potete considerare l’odierno incontro come un passo in questa direzione.

2. È molto importante leggere il recente quadriennio pastorale sullo sfondo della lunga storia della Chiesa particolare di Adria-Rovigo, per poterne cogliere in pienezza il senso ed il valore. Lo sguardo dunque si volge all’indietro, fino alle vostre antiche origini cristiane, ai primi secoli della nostra era, quando il Vangelo giunse a quella terra tra i Colli Euganei e il delta del Po, che era stata abitata dai Veneti, poi, forse, dai Galli e poi dai Romani.

La fede, che è stata oggetto della vostra intensa riflessione in questi anni, si può ben considerare l’eredità più preziosa trasmessa dai vostri avi: un patrimonio che, attraverso le alterne vicende dell’età medioevale e moderna, è giunto a voi ed oggi vi è affidato sul finire del secondo millennio ed alla vigilia del terzo.

Vorrei sottolineare, in tale prospettiva, un significativo parallelismo tra la nostra epoca e quella in cui visse San Bellino, Vescovo di Padova e martire, Patrono della vostra Diocesi. San Bellino fu presbitero e poi Vescovo nella prima metà del dodicesimo secolo, negli anni in cui lo Spirito Santo animava nella Chiesa un profondo rinnovamento, tendente a restituirle piena libertà per la sua missione. Era l’età della “riforma gregoriana”, alla quale Bellino si dedicò senza riserve, con sapiente generosità e santità di vita.

Anche nei nostri tempi lo Spirito ha suscitato un “vento favorevole”, che gonfia le vele della Chiesa verso il terzo millennio cristiano; e l’evento più significativo di questa nuova riforma contemporanea è proprio il Concilio Vaticano II. Molto opportunamente, quindi, avete cercato nelle Costituzioni conciliari le grandi direttrici che vi conducono “con Cristo verso il Duemila”.

3. L’“impero” da cui prender le distanze, perché minaccia di soffocare la libertà della Chiesa, è oggi meno visibile e concreto, ma non meno reale ed insidioso: si tratta di quel “secolarismo” che, travestito da umanesimo, si oppone al Vangelo diffondendo una falsa immagine di Dio e dell’uomo.

“In realtà - afferma il Vaticano II - solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo” (Gaudium et spes, 22). Se per “modernità” vogliamo intendere un insieme di condizioni che meglio permettano all’uomo di esprimere la propria maturità spirituale, morale e culturale in dialogo col Creatore ed il creato, ebbene la Chiesa del Concilio si è proposta come “anima” della modernità. Concludendo i lavori conciliari il Papa Paolo VI affermava: “mai forse come in questa occasione la Chiesa ha sentito il bisogno di conoscere, di avvicinare, di comprendere, di penetrare, di servire, di evangelizzare la società circostante, e di coglierla, quasi di rincorrerla nel suo rapido e continuo mutamento” (Paolo VI, Omelia nella IX Sessione, in EV 1,454*).

4. Da parte loro, i Vescovi italiani hanno offerto, nel corso di questi trent’anni, una serie di puntuali orientamenti pastorali miranti a promuovere il rinnovamento conciliare nel ricco e multiforme panorama delle diocesi, in mezzo alle quali si colloca anche la vostra, con le sue peculiari caratteristiche.

Voi, carissimi, vi distinguete per il sincero attaccamento alla Chiesa. Il popolo cristiano della vostra terra è molto legato alle sue parrocchie, alla santa Messa, al sacramento della Penitenza. Vi dico quindi: non disperdete questo patrimonio, custoditelo con cura. Ma non lasciate neppure che esso rimanga inerte, magari soffocato dalle preoccupazioni del mondo; illuminatelo piuttosto con gli insegnamenti del Vaticano II circa la Chiesa e la sacra Liturgia. Al tempo stesso, vi esorto a sviluppare ed approfondire la conoscenza della Sacra Scrittura, perché la vostra fede sia sempre più consapevole e siate in grado di renderne ragione, anche di fronte al diffuso fenomeno delle sette, le quali spesso fanno leva per il loro proselitismo sull’impreparazione biblica dei fedeli cattolici.

5. Penso a questo proposito alla necessità di potenziare la catechesi degli adulti, in forme - a seconda delle esigenze - di primo annuncio o di approfondimento sistematico. Sono molte infatti le persone che hanno come perso la memoria del Battesimo e dalla Cresima ed hanno bisogno di riscoprirli per riappropriarsi della grazia che da essi promana e che è in grado di infondere nuovo vigore alla vita cristiana. Tale lavoro di rinnovata evangelizzazione non va delegato a qualche gruppo o movimento, ma va assunto in proprio dalla diocesi e dalle parrocchie come esigenza della pastorale ordinaria, anche se il contributo dei movimenti è prezioso e alcune occasioni propizie vanno certamente valorizzate.

La parrocchia dev’essere infatti l’ambito primario in cui si attua tale evangelizzazione. E qui viene spontaneo pensare nuovamente al vostro Patrono San Bellino, il quale fu ai suoi tempi promotore delle cosiddette “capellae”, cioè di una prima organizzazione parrocchiale dove i presbiteri lavoravano alla cura delle anime dei quartieri della città. Con ciò egli favorì anche la collaborazione pastorale tra i sacerdoti, fattore di grande importanza ed attualità, giacché non è pensabile una fruttuosa opera di evangelizzazione senza la fattiva intesa tra i presbiteri e tra questi e il loro Vescovo.

6. Un’ultima parola desidero dedicare all’impegno vocazionale, che il Vescovo ha scelto come obiettivo prioritario dell’anno pastorale appena iniziato. Vorrei sottolineare con compiacimento che esso è considerato come parte integrante della pastorale ordinaria della Chiesa locale. E al riguardo ribadisco il ruolo fondamentale della famiglia: il Signore infatti semina sempre a piene mani germi di vocazione, anche di speciale consacrazione, e molto dipende per il loro sviluppo proprio dall’ambiente familiare.

Una famiglia nella quale il Vangelo è ascoltato e praticato, che si considera parte della Chiesa e ne condivide il cammino, che nelle scelte concrete è sempre attenta ai più bisognosi, una famiglia così è un “piccolo seminario domestico”, dove la chiamata del Signore può risuonare con efficacia.

Ecco, carissimi, questo è l’augurio che vi lascio per il vostro itinerario “con Cristo verso il Duemila”: che la Diocesi di Adria-Rovigo abbia il dono di veder crescere famiglie veramente cristiane, dalle quali sboccino numerose vocazioni per il Regno di Dio. Chiedo per tale grazia l’intercessione di Maria Santissima e di San Bellino, mentre di cuore imparto a voi qui convenuti la benedizione apostolica, estendendola volentieri ai vostri cari e a tutti i fedeli della Diocesi.

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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