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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN PELLEGRINAGGIO DELL’ARCIDIOCESI DI ZAGABRIA

Venerdì, 7 aprile 1995

 

Signor Cardinale,
Cari Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Illustri Ministri del Governo croato,
Fratelli e Sorelle in Cristo!

1. Sono molto lieto di accogliervi oggi qui, presso la tomba dell’Apostolo Pietro, in quest’Udienza speciale, che mi riporta alla mente la memorabile Visita pastorale che ho avuto la gioia di compiere nella vostra amata Nazione il 10 e l’11 settembre dello scorso anno, in occasione delle Celebrazioni dei 900 anni dell’Arcidiocesi di Zagabria.

Saluto con affetto il carissimo Cardinale Franjo Kuharic, insieme con il Vescovo Ausiliare, Monsignor Marko Culej, ed i Membri del Comitato Ecclesiastico per la Visita pastorale. Il mio cordiale benvenuto va, inoltre, al Dottor Jure Radic, agli illustri Membri del Governo croato e ai Componenti del Comitato Statale. A tutti desidero manifestare la mia profonda riconoscenza per l’odierno incontro e per la generosa collaborazione offerta in occasione della mia venuta in terra croata.

2. Il Viaggio a Zagabria rimane per me un’esperienza indimenticabile. Durante le poche ma intense ore della mia presenza sul vostro suolo ho potuto constatare la fede viva della popolazione croata, forte di una tradizione di oltre tredici secoli. Essa si è manifestata lungo le strade, nella Cattedrale metropolitana, dove riposano le spoglie mortali del Servo di Dio il Cardinale Alojzije Stepinac, e soprattutto durante la Santa Messa nell’Ippodromo, con la commossa partecipazione di una straordinaria moltitudine di fedeli, tra i quali numerosi profughi ed esuli, venuti da tutte le parti della Croazia ed anche dall’estero.

Sono venuto in Croazia per confermare i fratelli nella fede, per rendere testimonianza alla speranza e per dire ai Membri delle varie denominazioni religiose e a tutti gli uomini di buona volontà che soltanto sull’amore e sul perdono si può costruire un futuro di pace e di crescita spirituale e materiale: un futuro veramente degno dell’uomo. Questo stesso messaggio evangelico di amore, di perdono e di pace avrei voluto portare anche a Sarajevo e in Bosnia ed Erzegovina, ma non c’è stata possibilità!

L’odierno nostro incontro mi offre l’occasione di confermare ancora una volta l’impegno del Successore di Pietro e della Santa Sede a servizio del bene spirituale e materiale dei singoli e dei popoli.

3. Proprio tale ambito costituisce un vasto campo per lo sviluppo di una proficua collaborazione tra la Chiesa e lo Stato, nel rispetto delle reciproche competenze e nella solidale ricerca e promozione del bene comune. Infatti, sia la Chiesa sia lo Stato intendono servire la stessa persona umana e la stessa società civile.

Esprimo l’auspicio che nella Croazia, oggi libera e sovrana, vengano superate le difficoltà ereditate dal vecchio regime, operando per guarire le profonde ferite del passato e per risanare le grandi distruzioni morali e materiali provocate dalla guerra, purtroppo ancora non terminata.

In particolare, vorrei inoltre richiamare l’attenzione su quanto ho scritto nella Enciclica Evangelium Vitae circa i vasti campi che si aprono alla collaborazione tra la Chiesa e la comunità politica nella promozione di una autentica cultura della vita.

4. Carissimi, ritornando in Croazia portate con voi la certezza della costante preghiera del Papa, soprattutto per quanti piangono i loro cari, per i feriti e per i malati, per i numerosi profughi ed esuli in attesa di poter tornare nei loro paesi d’origine. Il Papa prega quotidianamente per la pace nella giustizia sia in Croazia che in Bosnia ed Erzegovina, come pure in tutto il Sud Est dell’Europa e in ogni altra regione del mondo.

Mentre affido la vostra Patria alla “Advocata Croatiae fidelissima”, imparto a tutti la Benedizione Apostolica.

Dio benedica la Croazia e tutti i suoi abitanti!

Siano lodati Gesù e Maria!

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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