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MEDITAZIONE DI GIOVANNI PAOLO II PER LA «VIA CRUCIS»
Venerdì Santo, 14 aprile 1995
1. “Ecce lignum Crucis!”
Queste parole risuonano al centro della liturgia del Venerdì Santo. Come in
tanti altri luoghi del mondo, anche nella Basilica di San Pietro, in mezzo
all’assemblea, oggi ho innalzato il Crocifisso e, scoprendo gradualmente
l’immagine del Redentore morto sulla croce, per tre volte ho proclamato: “Ecce
lignum Crucis!” – “Ecco il legno della Croce, a cui fu appeso il Cristo,
Salvatore del mondo!” “Venite, adoremus!” – “Venite, adoriamo!”. E tutta
l’assemblea è caduta in ginocchio, rimanendo per un certo tempo in un raccolto
silenzio.
Il Venerdì Santo la Chiesa non celebra l’Eucaristia: è interamente immersa
nella meditazione della Passione del Signore, che culmina nell’adorazione della
Croce. Poi distribuisce la Santa Comunione, con le specie consacrate il Giovedì
Santo, durante la celebrazione della Cena del Signore (Missa praesanctificatorum).
In questo modo il Triduum Sacrum, iniziato con la liturgia dell’Ultima Cena
celebrata ieri, raggiunge oggi il suo apice come Sacramentum passionis. Occorre
che quest’oggi ci lasciamo scuotere dalla realtà della passione e della morte di
Cristo per comprendere ancor più profondamente la piena eloquenza
dell’Eucaristia.
2. Ed eccoci raccolti presso il Colosseo, per la “Via Crucis”. Che cosa
significa celebrare la Via Crucis proprio in questo luogo? Per rispondere a tale
domanda occorre fare attenzione ad un dettaglio significativo. Per la Via Crucis
abbiamo utilizzato una croce di legno priva del Crocifisso: “Ecce lignum
crucis!”.
La croce “nuda” si è così innalzata sulle rovine del Colosseo, che ci toccano
l’animo nel profondo.
Tutto questo non ci dice forse che il legno della Croce, al quale il Venerdì
Santo fu inchiodato il corpo di Cristo, permane sempre pronto ad accogliere
quanti, nel corso dei secoli, sono chiamati ad essere partecipi delle sofferenze
di Cristo? Avvenne così per coloro che qui, ed in tanti altri luoghi della
terra, offrirono la vita per Cristo.
Gesù di Nazaret dice: “Se qualcuno vuole venire dietro a me rinneghi se
stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16, 24).
Ed ancora: “Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me” (Mt
10, 38). Disse questo quando era difficile immaginare la sua crocifissione,
poiché tutti riconoscevano in lui un grande profeta e taumaturgo.
Pietro allora protestò: “Questo non ti accadrà mai!” (Mt 16, 22). Ma
Cristo conosceva quello che sarebbe accaduto il Venerdì Santo, quando sarebbe
stato condannato alla morte di croce. Sapeva che gli abitanti di Gerusalemme
avrebbero gridato: “Crocifiggilo!” (Gv 19, 15) e che Pilato, cedendo alla
pressione dei capi dei giudei, avrebbe emanato la sentenza di morte. Cristo
sapeva di dover portare la croce lungo le vie di Gerusalemme per essere ad essa
inchiodato e di dover su di essa immolare la propria vita.
“Ecce lignum crucis, in quo salus mundi pependit!”. Cristo sapeva che la sua
morte in croce era necessaria per la salvezza del mondo.
3. “Ecco il legno della Croce!”.
“O Croce di nostra salvezza, albero tanto glorioso, un altro non v’è nella
selva di rami e di fronde a te uguale! Per noi dolce legno, che porti appeso il
Signore del mondo” (Inno Crux fidelis).
Proclamando la grandezza della Croce su cui si è compiuta la salvezza del
mondo, la Chiesa il Venerdì Santo ci conduce al centro della storia dell’uomo:
tra “l’albero della conoscenza del bene e del male” e “l’albero della vita” (cf.
Gen 2, 9). Nel Libro della Genesi la trasgressione del divieto divino di
mangiare dell’“albero della conoscenza del bene e del male” costituisce quel
peccato che è all’origine della peccaminosità ereditata dall’umanità (cf. Gen
2, 16-17).
Il testo del Libro della Genesi, pur conciso e denso, se letto fino in fondo,
è sconvolgente. L’uomo perse l’originale stato di felicità a causa del peccato.
Ma non perse di vista il secondo albero. Il peccato allontanò l’uomo
dall’“albero della vita”, ma non poté sradicare dal suo animo il desiderio della
vita da esso simboleggiata. Conformemente al primo annuncio contenuto nel Libro
della Genesi, l’Unto di Dio, il Figlio di Donna, avrebbe nuovamente indicato
agli uomini la via che porta alla vita. Egli dice di sé: “Io sono la via, la
verità e la vita” (Gv 14, 6). Ecco, questa via passa attraverso la Croce.
Per questo oggi adoriamo il legno della Croce, su cui fu appeso il martoriato
corpo del Redentore: Croce che è divenuta per noi via che porta alla vita.
Accanto alla Croce, presso il Colosseo, concludiamo dunque la nostra liturgia
del Venerdì Santo, che è liturgia passionis. La concludiamo con un profondo
sentimento di speranza. Non aveva Cristo già annunciato che sarebbe risorto?
Così dunque il mysterium passionis dovrà rivelarsi come mysterium paschale.
Madre di Cristo, Tu che hai accompagnato il tuo Figlio sulla via dolorosa, Tu
che stavi sotto la Croce nell’ora della sua morte, conduci i nostri cuori
attraverso tutti i Colossei della storia dell’uomo. Guidali attraverso il vasto
e molteplice mysterium passionis della famiglia umana, verso il mysterium
paschale, verso, cioè, quella luce, che si rivelerà nella resurrezione di
Cristo, e mostrerà la definitiva vittoria della vita sulla morte.
La meditazione rivolta ai fedeli al termine della
«Via Crucis» al Colosseo
“Oggi, Venerdì Santo, ci parla la Croce... Ci parla la Croce attraverso
questo Colosseo romano. Ci parla attraverso i martiri, che si sono aggrappati
alla Croce di Cristo e sono diventati testimoni della sua morte, del suo
martirio, della sua Risurrezione...”. Con queste parole Giovanni Paolo II
introduce la meditazione al termine della “Via Crucis”, presieduta questa sera
al Colosseo. Questo il testo del discorso pronunciato dal Santo Padre.
Fratelli e Sorelle,
Oggi, Venerdì Santo, ci parla la Croce. Ci parla la Croce nella Liturgia che
abbiamo celebrato in San Pietro e che ora celebriamo qui. Ci parla la Croce
attraverso questo Colosseo romano. Ci parla attraverso i martiri, che si sono
aggrappati alla Croce di Cristo e sono diventati testimoni della sua morte, del
suo martirio, della sua Risurrezione.
Alla fine di questa meditazione scritta da una sorella luterana, vogliamo
dire ai nostri fratelli e sorelle martiri romani, che qui nel Colosseo hanno
testimoniato la loro fede, la loro speranza e l’amore per Cristo, che cerchiamo
di custodire l’eredità di fede che ci hanno lasciato; cerchiamo di camminare
insieme con Cristo Crocifisso nello stesso luogo dove essi hanno dato la
testimonianza della loro fede. Cerchiamo di essere sempre più uniti.
Ricordo che l’anno scorso le meditazioni della Via Crucis erano state
preparate dal Patriarca di Costantinopoli, Bartolomaios. Quest’anno le ha
preparate una sorella luterana, che ha preso parte all’ultimo Sinodo dedicato
alla “vita consacrata e alla sua missione nella Chiesa e nel mondo”.
Abbiamo partecipato insieme, portando la Croce di Cristo. Insieme con il
Papa, Vescovo di Roma, l’hanno portata diverse persone, soprattutto laici,
fratelli e sorelle; e poi un Fratello Ortodosso di Mosca e una Sorella Luterana.
Tutto questo dice che ci avviciniamo al Terzo Millennio, al Tertio Millennio
Adveniente, volendo essere sempre più vicini, sempre più uniti, perché
Cristo ci ha uniti nella sua Croce, nella sua Risurrezione, nel suo Mistero,
“Mysterium passionis”, “Mysterium paschale”.
Carissimi, vi ringrazio e raccomando alle vostre preghiere questo Tertio
Millennio Adveniente; che sia un segno della continuità con il Colosseo
romano dei primi secoli. Ci prepariamo alla veglia pasquale di domani e poi alla
Domenica della Pasqua vivendo profondamente il mistero di Cristo, mistero
salvifico, mistero del nostro Redentore, e confessiamo con tutta la Chiesa, come
abbiamo confessato davanti ad ogni stazione della Via Crucis: “Tu, o Cristo, hai
salvato il mondo, hai redento il mondo. Il mondo ha sempre bisogno della tua
redenzione e ne avrà sempre bisogno in tutti i millenni che rimangono ancora
sulla strada da percorrere verso il futuro dell’umanità e della Chiesa”.
Fratelli e Sorelle, vi lascio una Benedizione e vi ringrazio della vostra
partecipazione, nonostante la pioggia. Alla pioggia dobbiamo ancora un
ringraziamento speciale.
Sia lodato Gesù Cristo!
© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana
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